La mosca dell’olivo Bactrocera oleae (Rossi, 1790), è sicuramente il principale parassita che crea i maggior danni all’olivicoltura. Quest’insetto, riconosce il frutto da parassitare, mediante segnali visivi, olfattivi, gustativi e tattili tali da regolare la sua attività comportamentale, il corteggiamento e la ricerca di condizioni ideali per la prole, garantendo un buon risultato riproduttivo.
I Composti Organici Volatili (COV) hanno un ruolo importante nel regno vegetale, facilitando l’interazione tra le piante con l’ambiente circostante, soprattutto innescando meccanismi di “comunicazione”, di riproduzione e di difesa. Chiaramente il concetto di “comunicazione” è diverso da quello che avviene fra gli animali, difatti per lo più si tratta di trasmissione di segnali legata a molecole chimiche volatili, a basso peso molecolare, (compreso tra 50 e 200 Dalton), emesse dalla pianta, ma anche dalle radici.
Viene definito Composto Organico Volatile qualsiasi composto organico che, alla temperatura di 293,15 K (20°C), abbia a una pressione di vapore di 0,01 kPa o superiore (D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, articolo 268).
Si stima che 1.000 teragrammi di COV biogenico vengano emessi ogni anno da tutte le piante, superando di molto le emissioni totali di COV derivanti dalle attività umane (COV antropogenici). Con il cambiamento climatico, si prevede che fattori di stress, come le ondate di calore, infestazioni o la siccità intensificheranno e influenzeranno più spesso le condizioni ambientali delle piante; ciò implica un potenziale feedback importante tra le emissioni delle piante ed il clima.
È inoltre fuori di ogni dubbio che le emissioni di COV, da parte della vegetazione, costituiscano una parte non trascurabile del carbonio rilasciato in atmosfera. Difatti la vegetazione è la sorgente principale delle emissioni COV biogeniche, emettendo circa la metà degli idrocarburi biogenici non metanici, tra cui isoprene, terpene e emiterpene. Si conoscono fino a 1700 tipi diversi di COV biogenici. Su scala globale si stima che la vegetazione emetta 1,2 1015 gC/ anno, un quantitativo pari alle emissioni globali di metano (CH4). Il marcamento isotopico dei VOC con 13CO2 ha suggerito come la sintesi sia localizzata prevalentemente nei cloroplasti fogliari (Loreto 1996).
Molti terpeni o derivati sono tossici per la cellula vegetale, in quanto determinano una drastica riduzione del numero di mitocondri, alterano la respirazione e l’attività fotosintetica, inoltre diminuiscono la permeabilità della membrana cellulare, quindi questa tossicità costituisce uno schermo biochimico contro l’attacco di insetti, funghi e microbi.
Questi composti favoriscono la comunicazione con altre piante, oltre la chioma anche le radici rilasciano COV che possono inibire o stimolare la crescita delle piante vicine (allelopatia) oppure originano interazioni con i microrganismi e, quelli radicali, modulano la comunità microbica del suolo, favorendo batteri e funghi benefici oppure ostacolando i patogeni.
In questo “dialogo sotterraneo”, la rizosfera diventa un vero ecosistema collaborativo, dove chimica, biologia e agronomia si intrecciano tra di loro.
Tra le funzioni ecologiche legate alla presenza dei COV si evidenziano, secondo Giuliano Mosca (2026): l’attrazione di insetti impollinatori, la mediazione di interazioni pianta-microbo, l’attrazione di microrganismi benefici favorendo simbiosi con micorrize e batteri promotori della crescita, la difesa contro agenti patogeni con formazione di molecole tossiche o deterrenti, modulazione dell’ecosistema microbico mediante la selezione di microbi utili e soppressione di quelli dannosi, segnalazione alle piante vicine attraverso la comunicazione chimica che induce resistenza sistemica, miglioramento della disponibilità di nutrienti con mobilizzazione di fosforo e ferro, infine i COV guidano la comunicazione delle piante con altri organismi, inducendo risposte di difesa diretta o indiretta come contro erbivori e patogeni.
I COV Possono provocare attrazione di organismi utili, ad esempio richiamando insetti o nematodi, allo scopo di una protezione della pianta dai parassiti.
Alcune condizioni, come gli stress biotici e abiotici o particolari condizioni ambientali, la genetica della pianta e anche l’età della stessa, possono modificare la difformità ma anche la quantità di COV rilasciati nell’ambiente.
Sembra che un derivato terpenico, l’isoprene, abbiano una funzione protettiva nei confronti di stress termici, tipici in ambienti desertici, evitando la denaturazione delle membrane esposte ad elevate temperature.
Molti studi hanno evidenziato l’importanza dei composti chimici presenti nei frutti dell’olivo, in particolare alcuni COV, come molecole a basso peso molecolare che possono facilmente evaporare a temperatura ambiente, tali da innescare e favorire le infestazioni, in particolare oltre i COV, si sono studiati alcuni loro precursori (acidi grassi) e gli antiossidanti lipidici, in particolare i tocoferoli.
La mosca dell’olivo risponde ai COV utilizzando strutture chemorecettrici, collocate principalmente sulle antenne e sui palpi mascellari, ovvero sono presenti quattro tipi morfologici di sensilli olfattivi, questi permettono di identificare i siti ottimali di ovideposizione e le condizioni di alimentazione che possano fornire le migliori condizioni per la prole.
Lo studio del gruppo di Antonio González-Fernández, ha identificato, nell’oliva, 33 COV di nove diverse classi chimiche diverse: alcoli (1), aldeidi (4), idrocarburi aromatici (4), esteri carbossilici (2), esteri (1), idrocarburi (6), chetoni (2), terpeni (12) ed altri composti (1).
I profili dei COV variavano qualitativamente a seconda del genotipo della pianta, inoltre diversi genotipi presentavano anche numeri distinti di COV.
Ci sono ricerche che dimostrano come l’azione di questi composti volatili, possa variare a seconda della specie di insetto: ad esempio, l’1-dodecanolo è stato descritto come repellente per Spodoptera exigua, ma attrattivo per Anopheles gambiae.
Alcune classi di COV, mostrano un comportamento, nei confronti della mosca dell’olivo, di tipo attrattivo e altri di tipo repellente.
I COV maggiormente identificati, come attraenti per l’ovideposizione, appartengono alle classi dei terpeni (α-copaene), degli idrocarburi aromatici (toluene ed etilbenzene), dei chetoni (6-metil-5-eptene-2-one) e delle aldeidi (nonanale).
Alcuni COV, come α-copaene e α-pinene agiscono come promotori e inducono l’oviposizione delle femmine di B. oleae.
Sono invece repellenti per l’insetto alcune aldeidi, come l’esanale ed (E)-2-esenale, i terpeni (D-limonene) e infine alcuni idrocarburi aromatici (o-xilene).
La maggior parte di questi COV sono prodotti dall’ossidazione degli acidi grassi attraverso la via della lipossigenasi (LOX).
Lo studio del gruppo di Antonio González-Fernández (2025), condotto nell’ambito del programma di miglioramento genetico delle olive da tavola, presso l’Università di Siviglia (ES), ha interessato lo studio di quattro cultivar delle quali due, Hojiblanca e Kalamon, sono note per la loro minore suscettibilità alla mosca. Queste ultime si sono distinte per elevate concentrazioni di D-limonene (in Hojiblanca addirittura 5,8 μg/kg), tra i 33 COV identificati e inoltre per il basso contenuto di acidi grassi saturi.
Anche altri lavori (Giunti et al. 2020) concordano sul fatto che il D-Limonene è il terpene dei COV più abbondante nei genotipi studiati, il quale può esercitare un’azione repellente per la mosca.
Ricordo che il D-Limonene è utilizzato come insetticida naturale che compie un’azione di disseccamento della cuticola degli insetti con esoscheletro molle, durante le fasi sia giovanili che adulte, quali afidi, cocciniglie, mosche bianche, tripidi, cicaline, acari ed allontana ed elimina parassiti come formiche, afidi, mosche e scarafaggi, ma può causare irritazione cutanea e respiratoria nell’uomo ed ha una tossicità per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata.
Si potrebbe pensare ad un repellente per la mosca dell’olivo a base di limonene? Penso che sia difficile visto che questa molecola, liposolubile, è un marcatore del difetto di “oliva congelata”, nel 61% dei casi (Zhu H. 2016).
Malhero et al. (2015) aveva riferito che solo un basso contenuto di acidi grassi polinsaturi (PUFA) era favorevole all’attacco della mosca dell’olivo.
Riguardo alla composizione chimica dei frutti sani, in particolare quella degli acidi grassi, o degli antiossidanti lipidici, come i tocoferoli, come possano queste molecole influenzare la preferenza della mosca dell’olivo? Nel merito ci sono poche ricerche e poche risposte.
Le informazioni sull’influenza degli acidi grassi sulla preferenza della mosca dell’olivo sono limitate e anche contraddittorie: alcuni studi indicano che alcuni acidi grassi specifici hanno un effetto deterrente, mentre altri suggeriscono un effetto attrattivo. Per quanto riguarda i tocoferoli, non è stata osservata una chiara tendenza, in merito all’attrazione per la mosca.
Riguardo al profilo degli acidi grassi del genotipo più suscettibile, alcune differenze significative sono state riscontrate solo nel contenuto di acidi grassi saturi minori (SFA, acronimo di Saturated Fatty Acids, come il miristico, lo stearico e l’arachico), che erano notevolmente più elevati, suggerendo che questi specifici SFA “potrebbero” svolgere un ruolo nella infestazione da B. oleae.
Tuttavia, ad oggi, nessuno studio in letteratura ha esplorato questa relazione nel contesto della mosca dell’olivo. Rimane l’ipotesi che alcuni acidi grassi specifici, come l’acido stearico, miristico e arachico, possano avere un’azione attrattiva, mentre l’acido linolenico, un’azione repellente.
Specifici COV come α-pinene, copaene, nonanale e o-xilene, insieme ad alcuni acidi grassi minori, sono stati fattori predittivi chiave per lo sviluppo di modelli multivariati che stimano la suscettibilità all’ovideposizione della mosca dell’olivo.
La mosca femminile dell’olivo è maggiormente attratta dai frutti grandi, di colore verde piuttosto che da quelli di colore scuro, da frutti sferici e sodi. Le differenze di suscettibilità tra le cultivar sono state anche correlate alla composizione chimica del frutto, come umidità, contenuto di olio o dei composti fenolici. Oltre a queste caratteristiche, i frutti dell’olivo rilasciano una varietà di COV che sono coinvolti nelle interazioni pianta-ospite, come avviene in altre specie arboree.
Una minore suscettibilità potrebbe essere attribuita in parte ad un contenuto di oleuropeina più elevato, ad una minore durezza alla compressione e ad una minore simmetria dei frutti (come nel caso della cultivar Kalamon rispetto al resto dei genotipi studiati da Antonio González-Fernández 2023).
Il recente lavoro di Antonio González-Fernández (2025) mira ad analizzare il potenziale di nuovi modelli predittivi basati sui Composti Organici Volatili, sugli acidi grassi e sui tocoferoli, che possano consentire la selezione di genotipi di olivo da tavola, meno attraenti per la mosca, sulla base di alcuni tratti biochimici.
Riferimenti e sitografia
Loreto F. et al. Evidence of the photosynthetic origin of monoterpenes emitted by Quercus ilex L. leaves by I3C labelling. Plant Physiology 110: 1317-22, 1996. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/12226263/
Giuliano Mosca, Le piante e i composti organici volatili (VOC). Ecco come comunicano le piante tra loro. Accademia dei Georgofili, Notiziario di informazione a cura dell’Accademia dei Georgofili, 28 January 2026.
Giunti G.et al. 2020. Olive Fruit Volatiles Route Intraspecific Interactions and Chemotaxis in Bactrocera oleae (Rossi) (Diptera: Tephritidae) Females. Scientific Reports 10, no.1: 1666. https://doi.org/10.1038/s41598-020-58379-8.
Zhu H. et al. Volatile constituents in sensory defective virgin olive oils. Flavour Fragr. J., 2016; 31: 22–30. https://www.researchgate.net/publication/280843804_Volatile_constituents_in_sensory_defective_virgin_olive_oils
Malheiro R. et al. 2015. Physico-Chemical Characteristics of Olive Leaves and Fruits and Their Relation With Bactrocera oleae (Rossi) Cultivar Oviposition Preference. Scientia Horticulturae 194: 208–214. https://doi.org/10.1016/j.scienta.2015.08.017
Antonio González-Fernández et al. Deciphering How Olive Volatiles and Fatty Acids Shape Bactrocera oleae (Rosii) Oviposition Preference Using Multivariate Regression Model. Journal of Applied Entomology, 2025; 0:1–11
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jen.70027?af=R
Antonio González-Fernández et al. Developing Predictive Models under Controlled Conditions for the Selection of New Genotypes That Are Less Susceptible to Bactrocera oleae (Rossi) in Table Olive (Olea europaea L.) Breeding Programs. Agronomy 2023, 13(12), 3050. https://www.mdpi.com/2073-4395/13/12/3050







