Il recente Regolamento (UE) 2026/1120 della Commissione, pubblicato lo scorso 27 maggio, segna un punto di svolta importante per la chimica agraria europea. Il provvedimento (che modifica l’allegato III del regolamento quadro n. 1107/2009), ha aggiunto dodici nuovi coformulanti all’elenco delle sostanze non ammesse nei prodotti fitosanitari, portando a ben 156 il totale delle molecole bandite per motivi tossicologici o ambientali.
Nei formulati commerciali, i coformulanti rappresentano la parte “invisibile” ma essenziale che determina la stabilità, la miscibilità, l’adesività, la capacità di penetrazione e il comportamento in botte del prodotto.
La loro esclusione è destinata a modificare il profilo tecnico di alcuni formulati storicamente registrati su olivo, in particolare insetticidi, fungicidi rameici, sistemici e coadiuvanti impiegati nelle miscele fogliari estive e autunnali.
Le dodici sostanze colpite dalle nuove disposizioni comunitarie non sono principi attivi, ma veri e propri componenti “di servizio”: solventi, antischiuma, bagnanti o stabilizzanti che aiutano il prodotto a rimanere stabile in magazzino e a distribuirsi uniformemente sulla chioma. Alcuni di questi materiali, come i silossani ciclici usati come antischiuma o determinati solventi industriali, sono stati classificati dall’UE come troppo persistenti nell’ambiente o potenzialmente rischiosi per la salute umana.
Per questo motivo l’industria chimica dovrà eliminarli dalle linee produttive, se non come tracce minime e tecnicamente inevitabili. La normativa non elenca singoli marchi commerciali, ma alcune categorie di prodotti comunemente impiegati in olivicoltura dovranno affrontare una radicale riformulazione, in particolare: insetticidi per la mosca dell’olivo che impiegano spesso solventi organici o antischiuma a base di silossani. Questi elementi svolgono funzioni chiave come agenti di scorrimento, co-solventi o bagnanti, migliorando la stendibilità della miscela sulla foglia e sulla drupa.
Anche fungicidi rameici e sistemici, che utilizzano stabilizzanti o tensioattivi appartenenti a famiglie chimiche colpite dal divieto (come stabilizzanti UV o solventi con impurezze). Pur non essendo sostanze attive, determinano la persistenza e la resistenza al lavaggio del prodotto: la loro sostituzione richiederà nuovi test di stabilità e l’aggiornamento delle etichette.
Abbiamo poi coadiuvanti e bagnanti estranei, che possono contenere sostanze di scorrimento derivati dai silossani, anch’essi soggetti a rimpiazzo. In pratica, la sostanza attiva rimane pienamente autorizzata dal punto di vista legale, ma il prodotto commerciale deve essere riformulato nei laboratori per rispettare i nuovi standard di sicurezza.
Nei prossimi mesi le aziende agrochimiche avvieranno le nuove formulazioni. Questo processo potrebbe comportare temporanee interruzioni nella disponibilità di alcuni prodotti storici o variazioni nella loro storica miscibilità. Le etichette aggiornate dovranno quindi essere consultate con estrema attenzione dall’operatore, soprattutto per quanto riguarda le dosi, le compatibilità fisiche in botte e le nuove indicazioni di impiego. La macchina burocratica prevede che gli Stati membri debbano revocare o modificare le autorizzazioni dei prodotti contenenti i coformulanti vietati entro il 16 giugno 2028. Dopo la revoca, la vendita dei vecchi lotti potrà proseguire per un massimo di tre mesi, mentre l’utilizzo finale in campo sarà consentito per dodici mesi complessivi.
Diventa quindi fondamentale monitorare le comunicazioni ufficiali del Ministero e gestire con estrema prudenza le scorte di magazzino per evitare di ritrovarsi in azienda prodotti non più impiegabili.
La risposta alla domanda che molti operatori si pongono, del perché di questa ulteriore stretta in un settore già iper-regolamentato, risiede nell’approccio europeo alla gestione del rischio, l’obiettivo non è penalizzare l’agricoltore riducendo i presidi disponibili, ma eliminare dalla filiera alimentare le sostanze “di contorno” che presentano profili ecotossicologici non più accettabili.
È indubbio, infine, che lo sviluppo di queste nuove formulazioni, i test di stabilità nei laboratori e la complessa revisione dei dossier regolatori rappresentino costi aggiuntivi per le società agrochimiche; investimenti che, inevitabilmente, rischiano di tradursi in un aumento dei costi di produzione e dei prezzi al dettaglio di alcuni fitofarmaci per l’oliveto.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli



















