Fitofarmaci in oliveto con i droni, importante svolta normativa

Primo passo in Senato per l'introduzione dei trattamenti area dei fitosanitar: per l'olivicoltura ottimizzazione degli interventi e minori costi contro patogeni e parassiti
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Il recente via libera della Commissione Agricoltura del Senato alla risoluzione sulla proposta di modifica della direttiva Ue che introduce norme sull’irrorazione aerea con droni rappresenta un passaggio cruciale per il futuro dell’agricoltura italiana, e in particolare dell’olivicoltura. Quello olivicolo, come noto, è un settore spesso caratterizzato da terreni collinari o difficilmente accessibili, dove l’innovazione tecnologica può incidere in modo significativo su costi, sostenibilità e qualità delle produzioni.

L’apertura normativa va letta in continuità con la Legge 182/2025, che ha già introdotto in Italia una sperimentazione triennale per l’utilizzo dei droni nei trattamenti fitosanitari. Questa fase pilota, destinata a durare fino al 2028, consente per la prima volta l’irrorazione aerea tramite sistemi a pilotaggio remoto, seppur con rigidi requisiti tecnici, ambientali e autorizzativi. Il via libera del Senato rafforza quindi un percorso già avviato, accelerando l’allineamento italiano alle politiche europee sulla difesa sostenibile delle colture.

Per l’olivicoltura le opportunità sono molteplici. In primo luogo, i droni permettono interventi mirati e tempestivi contro patogeni e parassiti, riducendo l’uso complessivo di prodotti fitosanitari grazie alla distribuzione di precisione. Inoltre, l’assenza di mezzi pesanti – oltre ad un significativo risparmio nel gasolio agricoloevita il compattamento del suolo, un aspetto particolarmente rilevante negli oliveti tradizionali e terrazzati. Non meno importante è la possibilità di operare in condizioni difficili, come dopo piogge intense o su pendii, dove i trattori non riescono ad accedere .

Le prime sperimentazioni in Italia confermano il potenziale di questa tecnologia. Secondo dati recenti, nel 2025 sono stati avviati almeno tredici progetti sperimentali sull’impiego dei droni per trattamenti agricoli. In alcune regioni, come il Lazio, le prove condotte da organizzazioni agricole e centri di ricerca sono iniziate già dal 2021, con l’obiettivo di valutare efficacia, sicurezza e impatto ambientale dei trattamenti . Anche in Emilia-Romagna le attività sperimentali hanno evidenziato risultati incoraggianti, tra cui una minore deriva dei prodotti e una maggiore sicurezza per gli operatori .

Tuttavia, il quadro normativo resta in evoluzione. L’utilizzo dei droni per l’irrorazione fitosanitaria è ancora soggetto a limitazioni e richiede l’emanazione di specifici decreti attuativi che definiscano colture ammesse, prodotti utilizzabili e modalità operative. Fino al completamento di questo percorso, l’impiego resta circoscritto a contesti sperimentali e controllati .

In prospettiva, comunque, l’integrazione dei droni nell’olivicoltura italiana potrebbe rappresentare una svolta epocale. Non solo per migliorare l’efficienza e la sostenibilità delle pratiche agronomiche, ma anche per rafforzare la competitività. In un contesto segnato dai cambiamenti climatici e dalla crescente pressione sui costi di produzione, l’adozione di tecnologie di precisione appare sempre più come una scelta obbligata.

Se ne fa interprete la Coldiretti che dice: “II nuovo passo avanti sull’utilizzo dei droni in agricoltura risponde alle nostre richieste e va nella direzione di rendere l’agricoltura italiana sempre più all’avanguardia nell’utilizzo delle nuove tecnologie, razionalizzando l’utilizzo delle risorse e rispondendo alle sfide dei cambiamenti climatici”. 

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Tags: droni, in evidenza, olivicoltura

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