L’avvio del 2026 rappresenta una nuova fase per la difesa fitosanitaria dell’olivo. Dopo anni caratterizzati da interpretazioni variabili e da un uso talvolta disomogeneo degli oli vegetali ed essenziali, il nuovo quadro normativo europeo impone un cambio di passo deciso.
Gli oli non sono più strumenti “alternativi” o complementari, ma componenti regolamentate di una strategia di sostenibilità che richiede precisione tecnica, consapevolezza legislativa e piena conformità etichettale. In questo scenario, l’olivicoltore è chiamato a operare con un livello di accuratezza mai richiesto prima, dove la funzione dichiarata del prodotto determina in modo inequivocabile il suo perimetro d’uso.
Sostanze di base
Nel 2026 le sostanze di base mantengono un ruolo importante, ma strettamente delimitato. Oli vegetali come soia, lino e colza possono essere impiegati solo per potenziare le difese naturali della pianta o per funzioni coerenti con il loro impiego alimentare originario.
Attribuire loro un’azione diretta contro patogeni o insetti costituisce un errore tecnico rilevante e sanzionabile. La coerenza tra ciò che si acquista, ciò che si utilizza e ciò che si registra nel quaderno di campagna diventa un parametro centrale nei controlli aziendali.
Non è più la natura della molecola a definire l’uso, ma la sua funzione dichiarata.
Biostimolanti
I biostimolanti trovano nel 2026 una collocazione normativa chiara e definitiva. Questi prodotti migliorano l’efficienza nutrizionale, la resilienza agli stress abiotici e la qualità fisiologica della pianta, non possono essere associati ad azioni insetticide o fungicide.
Qualsiasi riferimento, anche implicito, a funzioni fitosanitarie comporta l’immediata esclusione dal mercato.
Oli essenziali
Il comparto degli oli essenziali rappresenta, nel panorama della difesa 2026, l’area a maggiore complessità tecnica.
L’olio di arancio dolce ne è l’emblema: in olivicoltura, la registrazione permanente non copre l’intero spettro delle avversità, rimane vincolato alla gestione della Xylella fastidiosa tramite il controllo del vettore Philaenus spumarius.
L’uso contro la mosca dell’olivo, pur tecnicamente valido, resta subordinato a specifiche autorizzazioni temporanee di 120 giorni rilasciate in base alla pressione stagionale del parassita. L’olivicoltore deve quindi distinguere rigorosamente tra impieghi ordinari e deroghe eccezionali territorialmente limitate per evitare sanzioni normative.
Si stanno affermando pure, come soluzioni emergenti, in attesa delle necessarie autorizzazioni specifiche per coltura e avversità il timolo e la cannella per il contenimento di fumaggine e rogna. La loro integrazione, però, è frenata dall’elevata volatilità e dalla sensibilità ai raggi UV, diventa essenziale, pertanto, l’uso di coadiuvanti vegetali, come soia e colza, che fungano da carrier e ritardanti dell’evaporazione, da non sottovalutare poi il rischio di trasferire sentori estranei all’oliva.
L’efficacia degli oli essenziali è, inoltre, strettamente legata al pH della miscela, che deve mantenersi sub-acido per evitare la degradazione accelerata delle molecole attive. Gli oli essenziali, pertanto, offrono una difesa a residuo zero, ma richiedono una professionalità superiore.
Coadiuvanti oleosi e rame
Le formulazioni moderne di oli di soia e colza, purificate e prive di interferenti endocrini, non sono più semplici additivi, ma veri ottimizzatori di strategia. La loro integrazione con i fungicidi rameici consente di migliorare la bagnabilità della foglia dell’olivo, caratterizzata da una cuticola spessa e cerosa che ostacola la distribuzione uniforme del trattamento.
Questa sinergia permette di ridurre il quantitativo totale di rame metallo distribuito per ettaro, contribuendo al rispetto dei limiti ambientali sempre più stringenti, senza compromettere la protezione contro occhio di pavone e fumaggine. Nel contesto della transizione verde, il coadiuvante oleoso diventa lo strumento che consente di aumentare l’efficacia riducendo l’impatto ambientale.
Analisi economica
Il 2026 impone una riflessione attenta sulla redditività dei trattamenti. Gli oli essenziali presentano un costo per ettaro superiore rispetto agli oli minerali paraffinici, ma offrono vantaggi determinanti, come un profilo tossicologico favorevole e un tempo di carenza di soli tre giorni.
In una filiera che richiede oli extra vergini privi di residui, la possibilità di intervenire a ridosso della raccolta senza compromettere la salubrità del prodotto finale rappresenta un valore aggiunto significativo. Gli oli vegetali, più economici, agiscono come moltiplicatori dell’efficacia dei principi attivi, riducendo i costi indiretti legati a trattamenti ripetuti o poco bagnanti.
Gli oli minerali restano una soluzione intermedia, ma con un profilo ambientale meno competitivo rispetto alle alternative vegetali.
Competenza tecnica e conformità normativa La sfida non è più trovare l’alternativa naturale, ma gestire la complessità burocratica che la accompagna. L’olivicoltore deve diventare un “gestore di etichette”, saper distinguere quando un olio essenziale è un presidio fitosanitario d’emergenza e quando è una protezione ordinaria.
In questo scenario, il supporto tecnico non serve più solo a decidere “cosa dare”, ma “quando è legale darlo”.

Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli



















