Resta forte la tensione del settore oleicolo italiano per l’accumulo di ingenti quantitativi di stock rimasti invenduti e le conseguenti pressioni finanziarie lungo tutta la filiera. In questo scenario, Regioni a spiccata vocazione olivicola come Puglia e Calabria, affiancate dalle principali associazioni di categoria, hanno a più riprese sollecitato interventi straordinari e il riconoscimento di uno stato di crisi per tutelare la produzione nazionale.

Tuttavia, come rilevato da Il Sole 24 Ore, il quadro istituzionale e operativo si arricchisce oggi di un elemento di novità formale e sostanziale, partendo dalla considerazione che la maggior parte delle giacenze giace nei magazzini dei frantoi, nodi centrali e di congiunzione tra il comparto agricolo e l’industria olearia. La peculiarità giuridica risiede nel fatto che i frantoi non sono classificati come imprese agricole, bensì come imprese artigiane. Di conseguenza, la gestione di un eventuale stato di crisi economico-finanziario per questo segmento non rientra nelle competenze dirette del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf).
Per superare l’impasse procedurale, dal Masaf è stata indirizzata una lettera ufficiale al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) per definire l’attribuzione dei ruoli. Dal canto suo, conferma Il Sole 24 Ore, il Mimit ha espresso la piena disponibilità a prendere in carico la situazione dei frantoi, inserendola nell’agenda del proprio tavolo di confronto dedicato all’agroindustria.
Questo passaggio formale sposta l’asse delle trattative verso una prospettiva industriale e artigianale, definendo con maggiore chiarezza a quale interlocutore di governo spetti l’adozione delle necessarie misure di sostegno per la rete dei frantoiani.



















