“L’Europa saprà premiare un’olivicoltura sostenibile”

Intervista al Commissario Ue per l'Agricoltura, Janusz Wojciechowski
Economia
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Il Commissario europeo per l’Agricoltura, Janusz Wojciechowski (nella foto), è ottimista: per l’olivicoltura, i benefici della nuova Pac che punta a premiare la sostenibilità e i margini di crescita che ha l’olio di oliva – trainato dai positivi consumi durante la pandemia – devono far guardare con fiducia al futuro. In questa intervista esclusiva, che L’Olivo News pubblica grazie alla collaborazione con il giornale spagnolo Mercacei, Wojciechowski prova a sintetizzarne i vari aspetti.
Commissiario, una delle grandi sfide dell’agricoltura europea è l’applicazione della riforma della Politica Agricola Comune (PAC). Come pensa che questa riforma influirà sull’olivicoltura?
“La nuova PAC offre gli strumenti che consentono al nostro sistema agricolo di adattarsi ad alcune delle sfide più importanti che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi decenni. Insieme al Green Deal europeo e alla strategia Farm to Fork, la nuova PAC abbraccia le dimensioni sociale, economica e ambientale al fine di migliorare ulteriormente la sostenibilità, la solidità e la resilienza della nostra agricoltura europea. L’olio d’oliva e le olive da tavola, come altri prodotti agricoli, beneficeranno di questa necessaria transizione verso un modo di produrre più sostenibile.
I nuovi eco-schemi, insieme ad altre pratiche di gestione, promuoveranno pratiche benefiche per il clima e l’ambiente. Uno specifico eco-schema sulla gestione delle colture permanenti sosterrà gli oliveti. Il piano promuoverà anche la produzione biologica. Inoltre, le aziende olivicole potranno beneficiare di diversi tipi di sostegno, ad esempio investimenti per modernizzare le aziende agricole, progetti innovativi, consulenza, ecc.
Fino alla fine del 2022 solo tre Stati membri avevano la possibilità di attuare interventi nel settore olivicolo (Ocm olio): Italia, Grecia e Francia. Questa possibilità sarà mantenuta nella futura PAC con un budget di oltre 45 milioni di euro all’anno. In questo quadro, gli Stati membri proporranno un’ampia gamma di interventi specifici che includeranno, tra l’altro, nuove azioni nei settori della prevenzione delle crisi, dell’ammasso collettivo o del reimpianto e della promozione, che saranno realizzati da associazioni di produttori o associazioni di organizzazioni di produttori.
Inoltre, nell’ambito della riforma della PAC, le olive da tavola sono state inserite nell’elenco dei settori ammissibili all’aiuto all’ammasso privato, in caso di grave squilibrio del mercato”.
Come pensa che il consumo di olio d’oliva possa essere aumentato nei paesi dell’Ue non produttori?
“Durante il primo anno della pandemia, con chiusure imposte in molti paesi, il consumo di olio d’oliva è aumentato in tutto il mondo, sia nei paesi produttori che non. Il fatto che più persone abbiano cucinato in casa, ma anche l’attenzione nel mangiare cibi sani, hanno contribuito notevolmente a questo aumento. Bene, dunque, la promozione di stili di vita più salutistici in ambito Ue, avvalendosi di prodotti europei premium come l’olio d’oliva. In questo senso il settore ha beneficiato di numerose campagne di promozione cofinanziate dalla politica di promozione agroalimentare dell’Ue, rivolte sia al mercato interno che a promettenti mercati dei paesi terzi. Spiegare il meticoloso processo produttivo, i diversi usi e possibilità del prodotto e le sue caratteristiche qualitative e salutistiche è stato un obiettivo molto importante nelle attività promozionali svolte nei paesi non produttori”.
Secondo lei, che tipo di barriere esistono nei paesi che tradizionalmente non consumano olio d’oliva?
“L’ignoranza, nel senso di scarsa conoscenza del prodotto, è probabilmente l’ostacolo maggiore che mi viene in mente. Come è noto, il consumo di olio d’oliva è ancora marginale a livello mondiale; quindi, c’è un ampio margine di crescita. Naturalmente, il prezzo dell’olio d’oliva è superiore a quello di altri oli vegetali e può influire sulle azioni di acquisto dei consumatori. Ad ogni modo le abitudini alimentari cambiano lentamente e i nuovi prodotti richiedono tempo per prendere piede, ma sono sicuro che i consumatori che hanno scoperto l’olio d’oliva durante la pandemia hanno ora incluso questo prodotto nella loro dieta”.
La Commissione europea prevede di presentare entro la fine del 2022 una proposta per un’etichettatura nutrizionale obbligatoria e armonizzata sulla parte anteriore delle confezioni, nonché di stabilire profili nutrizionali che limitino la promozione di alimenti ad alto contenuto, ad esempio, di sale, zuccheri o grassi. Attraverso questa etichettatura a livello europeo, le evidenze scientifiche delle proprietà salutari dell’olio extravergine di oliva saranno riconosciute in ambito nutrizionale?
“La Commissione sta preparando una proposta per rivedere il cosiddetto regolamento sull’informazione alimentare fornita ai consumatori, che riguarderà, in particolare, l’etichettatura nutrizionale obbligatoria sulla parte anteriore della confezione. L’Esecutivo comunitario valuterà le ripercussioni delle diverse opzioni sui consumatori, gli operatori del settore alimentare, gli Stati membri, il mercato interno e la salute pubblica. Qualsiasi sistema proposto dalla Commissione deve essere basato su prove. Per questo motivo la Commissione ha richiesto una consulenza scientifica all’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Tutti questi elementi ci permetteranno di presentare una proposta equilibrata, attesa entro la fine del 2022, basata su un’approfondita comprensione dei diversi aspetti e delle possibili ricadute di un eventuale regime armonizzato. Siamo consapevoli delle specificità di alcuni prodotti agroalimentari come l’olio d’oliva e delle differenze nelle abitudini alimentari nazionali. Questi elementi saranno pienamente presi in considerazione nella nostra valutazione”.

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