Oltre l’80% dell’olio extravergine italiano resta stoccato sfuso in due regioni, la Puglia e la Calabria, Sono le regioni i cui Enti da oltre due mesi hanno inutilmente chiesto al Ministero dell’Agricoltura di aprire con urgenza il tavolo di crisi dell’olio, senza ricevere la benché minima risposta, malgrado il supporto di tutti gli altri Enti regionali e di gran parte delle associazioni agricole.
Il quadro che emerge dal puntuale report mensile della Repressione Frodi evidenzia come queste due regioni detengano complessivamente oltre 100 mila tonnellate di olio, di cui per l’appunto circa 80 mila tonnellate di Evo e altre 23 mila tra lampante, raffinato e olio di sansa.
Più nel dettaglio in Puglia sono presenti 73.559 tonnellate di olio, di cui 64 mila extravergine, circa 3 mila sia lampante che di sansa e circa 1500 sia di olio vergine che di olio raffinato. In Calabria, che genera numeri minori, ma con più difficoltà percentuale nella vendita (anche perché gran parte dell’olio sfuso è destinato proprio alla Puglia), le tonnellate di olio a disposizione al 31 luglio erano pari a quasi 30 mila tonnellate, di cui poco meno di 17 mila extravergine ed altre 11 mila tra lampante e olio di sansa (il residuale migliaio tra vergine e raffinato).
Numeri che in altre epoche, vale a dire prima della crisi dell’olivcoltura mediterranea degli anni 2023 e 2024, rientravano nella norma ma che oggi, a fronte del crollo de prezzi rispetto alle quotazioni di olive registrate nella precedente campagna, diventano un pesante fardello per frantoi e cooperative. Sempre ammesso che vi siano peraltro compratori disponibili.






