Mentre il settore oleario globale attraversa una fase di profonda trasformazione, i dati dell’Osservatorio Nazionale dell’Agricoltura della Tunisia (Onagri) relativi ai primi tre mesi della campagna 2025/2026 delineano uno scenario di forte espansione. Con un balzo del 55,7% nei volumi esportati, la Tunisia consolida il suo ruolo di “serbatoio” strategico per l’Europa, con l’Italia protagonista nel ruolo di principale importatore dopo la Spagna.
I numeri della crescita: volumi e valori
Le spedizioni tunisine hanno raggiunto le 130.900 tonnellate, superando nettamente le 84.100 dello stesso periodo dell’anno precedente. Anche i ricavi sono cresciuti, toccando quota 1,621 miliardi di dinari (circa 491 milioni di euro), segnando un +34,8%.
Tuttavia, si nota una discrepanza tra la crescita dei volumi e quella del valore: la causa è da ricercare in una leggera flessione del prezzo medio, sceso del 3,2% (passando da 3,73 €/kg a 3,61 €/kg).
Il ruolo chiave dell’Italia: tra import e miscelazione
Nel panorama internazionale, l’Italia si posiziona come il secondo acquirente mondiale dell’olio tunisino, assorbendo il 18,9% dell’export totale, pari a 24.740 tonnellate. Questo dato conferma una tendenza consolidata per il comparto oleario italiano:
- il peso dello sfuso: l’89,5% dell’olio tunisino esportato è di categoria extra vergine, ma la quasi totalità del prodotto viaggia ancora sfuso (il confezionato si ferma all’11,6%);
- strategia industriale: per l’industria italiana, l’olio tunisino rappresenta una risorsa fondamentale per garantire la continuità degli approvvigionamenti e per la creazione di blend, specialmente in annate in cui la produzione domestica fatica a coprire il fabbisogno nazionale e internazionale;
- competizione e complementarità: l’Italia si trova a metà strada tra gli acquisti di Spagna (leader con il 30,9%) e Stati Uniti (16,8%), fungendo da ponte logistico e commerciale verso il resto del continente.
Qualità e sfide per il futuro
Un dato significativo riguarda la qualità: quasi il 90% del prodotto è EVOO (extra virgin olive oil). Tuttavia, la Tunisia fatica ancora a imporre il proprio marchio, con solo il 15,7% degli introiti derivante dal prodotto confezionato.
Per l’Italia, l’ampia disponibilità di olio tunisino a prezzi leggermente calanti rappresenta un’opportunità per calmierare i prezzi al consumo, ma pone anche una sfida ai produttori locali, chiamati a differenziare il Made in Italy 100% attraverso la certificazione e l’alta gamma per non soccombere alla pressione dei prezzi dello sfuso nordafricano.


















