“Nella potatura degli oliveti vanno coniugati i reciproci interessi”

Giorgio Pannell: “Con il vaso policonico pacifica convivenza tra olivo e produttore"
Tecnica e Ricerca
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Ci sono poche certezze in un panorama olivicolo alla perenne ricerca di cambiamenti. E Giorgio Pannelli (nella foto) è una di queste. Con 45 anni di esperienza olivicola ed olearia alle spalle ed oltre 300 pubblicazioni scientifiche e divulgative, è capace di dissertare con riconosciuta competenza su ogni segmento della filiera, sia agronomica che tecnologica. Anche se il suo nome resta in maniera indelebile legato ad un aspetto fondamentale del settore: la potatura. Perché non si può parlare di potatura dell’olivo senza citare Giorgio Pannelli e non si può parlare di Giorgio Pannelli senza immaginare il contributo che egli ha dato ai produttori olivicoli sulle migliori tecniche di potatura della pianta. Un salto su youtube, e alla voce potatura olivo con il suo nome vi trovate un video di 34 minuti con più di un milione di visualizzazioni. Un “influencer” a tutti gli effetti!
Fatte queste premesse, la domanda iniziale non può che essere una: dottor Pannelli, ci dica lei come cominciare questa intervista!
“Parlando del nuovo approccio che dobbiamo avere con l’olivo. L’olivo è un soggetto attivo, è un nostro compagno di viaggio. Un amico, non un nemico. Lo sa che ha gli stessi numeri di cromosomi degli essere umani? Ed i cromosomi forniscono una quantità infinita di informazioni. Allora leggiamole queste informazioni e cominciamo a ragionare con questa pianta”.
Ottima premessa, continuiamo!
“L’obiettivo è coniugare i reciproci interessi: quello della pianta è di esprimere il suo potenziale produttivo, quello dell’olivicoltore è di raccogliere facilmente e velocemente. Se dunque vi è la consapevolezza che l’olivo vive per fare i suoi frutti e noi vogliamo quei frutti, dobbiamo capire innanzitutto come si comporta la pianta”.
E come si comporta la pianta?
“L’olivo cresce come un grande cespuglio, tanto che i botanici lo definiscono come un “albero a portamento cespuglioso sostenuto da più tronchi”. La porzione di chioma più efficiente, sia sotto il profilo vegetativo che produttivo, è quella periferica perché meglio illuminata. Ovviamente, essendo la più lontana dal terreno, è la più scomoda per il produttore. Dunque bisogna fare in modo che la parte più efficiente si trasferisca in basso, così che potatura e raccolta diventino più agevoli”.
Come farlo?
“In maniera razionale, tenendo innanzitutto presente il rapporto chioma/radici della pianta: si tratta di un rapporto volumetrico da conservare possibilmente inalterato pena uno squilibrio tra attività vegetativa, che tenderebbe a prevalere, e produttiva, che tenderebbe a soccombere. Ancora, la pianta utilizza gli apici naturali per esercitare la dominanza apicale con cui organizza e controlla l’attività dell’intera chioma. Necessita conservare una parte della porzione superiore di chioma per evitare un immediato tentativo di ripristino nel caso venga praticata cimatura o capitozzatura. La forma di allevamento a vaso policonico resta, ad oggi, il miglior compromesso possibile tra le esigenze fisiologiche dell’olivo e quelle economiche del produttore. La pianta vedrà soddisfatta la sua primaria esigenza di produrre abbondanti frutti, cosi come il produttore che, limitando l’attività della porzione superiore di chioma a favore di quella inferiore ricca di rami a frutto, ora meglio riforniti ed illuminati, vedrà trasferito in basso il naturale potenziale produttivo. Il tutto senza mai più ricorrere a potature drastiche (riforma) praticando, invece, semplici potature annuali di manutenzione che permetteranno di operare ad un ritmo medio di appena 10 minuti a pianta”.
Dunque esclude potature meccanizzate?
“Il vero risparmio non è nella macchina, ma nella competenza e nella cultura. Niente costi in più ed una produzione quantitativamente e qualitativamente migliore: ho esperienze dirette di ettari di Coratina nel nord barese che danno dai 250 ai 150 quintali ad ettaro a seconda dell’anno di carica o di scarica”.
Quanto potrebbe incidere su questa tecnica di potatura e questi livelli produttivi l’età della pianta?
“I tempi di vita di un oliveto non sono quelli di un frutteto che diventa obsoleto dopo pochi lustri. Pur dovendo distinguere tra varietà, clima, terreno, tecnica agronomia, ecc., una pianta di olivo mantiene piena vitalità fisica ed economica per numerosi decenni (almeno 3 generazioni di produttori). Comunque gli olivi svolgono varie attività durante la loro vita: ad una iniziale prevalente attività vegetativa segue una prevalente attività produttiva cui, talvolta, si aggiungono anche problemi sanitari generati da parassiti degradatori del legno (carie), particolarmente nelle piante dove i tagli sono stati grandi e numerosi. È proprio questo aspetto, evidentemente prioritario rispetto ai precedenti, che induce l’alternanza di produzione particolarmente nelle piante adulte e malate”.
Chiudiamo a questo punto con la domanda che in tanto continuano oggi a porsi: qual è l’epoca migliore per la potatura?
“Il periodo ideale è quando la pianta ferma il proprio metabolismo, cosa che avviene quando la temperatura di notte scende stabilmente sotto ai 7,5 °C, meglio se intorno ai 3-4 gradi. A questo punto l’olivo accantona le sostanze di riserva prodotte in periferia nelle grosse strutture legnose di chioma e radici, per cui possiamo eliminare rami senza incorrere in rischi di ripresa vegetativa e danni da freddo. Analogamente la potatura andrebbe interrotta prima che avvenga il fenomeno inverso. I tagli dovranno essere eseguiti nel rispetto delle peculiari modalità di cicatrizzazione dell’olivo: la nostra specie non cura le ferite producendo un callo di cicatrizzazione come melo, pero, noce, ecc.. L’olivo usa una strategia basata sulla morte dello strato di tessuto sottostante il taglio cui segue la formazione di barriere di compartimentazione in tutte le direzioni utilizzando le sostanze fenoliche e tanniche di cui dispone ampiamente (energeticamente molto costose), per impedire ai funghi di penetrare all’interno della pianta. Per questo va lasciato un piccolo margine tra il ramo che si taglia e quello su cui poggiava. E soprattutto niente mastice, per carità”.

Bibliografia: L’Olivo News, dicembre 2000

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