Ammontano a quasi 500 milioni di euro, spalmati in 5 anni, le risorse previste dal nuovo Piano olivicolo nazionale presentato in bozza la scorsa settimana al tavolo di filiera. I rappresentanti delle varie associazioni ed organizzazioni di categoria coinvolte hanno tempo fino alla prossima settimana per presentare le proprie osservazioni. Dopodiché, valutate quelle che possono essere accolte e quelle da rigettare, intorno alla metà di febbraio il Piano passa alla Conferenza Stato-Regioni per il suo esame e la sua ratifica.

Questo il timing previsto dal sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra che ha chiarito: “Dopo mesi di confronto abbiamo definito il Piano Olivicolo Italiano 2026-2031. Un Piano atteso da anni dal comparto per poter avviare il percorso di rilancio strutturale per dare risposte serie alla frammentazione produttiva, ai cambiamenti climatici, ad una programmazione scarsa se non assente, che giorno dopo giorno, anno dopo anno, hanno eroso il potenziale del comparto olivicolo italiano. Ora mettiamo fine alla stagione degli interventi episodici e diamo vita a un Piano di ampio respiro, in grado di dare certezze operative e strumenti concreti per recuperare il potenziale produttivo nazionale, con particolare attenzione all’aspetto qualitativo, per contrastare l’abbandono degli oliveti, per sostenere l’ammodernamento degli impianti e favorire la riduzione dei costi di produzione”.
A livello di risorse, circa 300 milioni saranno garantiti dal provvedimento ColtivaItalia (50 milioni nel 2026 e 2027 e altri 200 nel 2028), più 175 milioni complessivi dall’Unione europea (pari a 35 milioni l’anno).
“Con questo investimento – ha detto La Pietra a Il Sole 24 Ore – vogliamo anche dare l’obiettivo di un aumento della produzione di almeno il 25% e non è poco considerato che si parla di coltivazioni. Oggi possiamo dire di essere arrivati alla fine di un lavoro che è durato un anno. Nel novembre 2024 abbiamo istituito il Tavolo olio che dal dopoguerra a oggi non era mai stato fatto – ha raggiunto il sottosegrteario – poi la bozza del piano olivicolo nel febbraio 2025 su cui hanno operato 5 gruppi di lavoro per arrivare al Piano completo di oggi».
Per La Pietra il disegno “è quello di definire una strategia e obiettivi certi al sistema considerando l’olio d’oliva rappresenta uno dei settori più rappresentativi del made in Italy agroalimentare. Ma per raggiungere questi obiettivi occorreva mettere a punto un Piano con cui si punta ad ottimizzare tutte le risorse europee, nazionali e regionali sperse in mille rivoli su obiettivi condivisi”.
Come anticipato da OlivoNews, nel computo finale del Piano vi è l’ambizioso obiettivo di 70 mila nuovi ettari di oliveti, per i quali serviranno decine di milioni di piante, senza dimenticare il recupero di quello abbandonati. “Non c’è una mappatura precisa – ha chiarito il sottosegretario – ma una stima parla di quasi 500mila ettari. Molti sono in zone impervie ma l’obiettivo è comunque il recupero paesaggistico, e in questo verrà coinvolto il ministero dell’Ambiente, in funzione di freno contro gli incendi e contro il dissesto. Ma anche contro lo sviluppo delle fitopatie”.


















