Tignola dell’olivo: l’attacco invisibile che inizia ad aprile

Siamo nella fase in cui la tignola agisce sulle foglie senza farsi vedere: essenziale il monitoraggio per evitare danni seri alle olive con la seconda generazione. Scopriamo come
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Nei primissimi giorni di aprile, negli oliveti, la larva della tignola che incontriamo è quella della generazione antofaga. In questa fase iniziale, però, le infiorescenze non sono ancora formate o sono appena accennate e la larva non è presente nelle mignole; la si osserva, invece, sulle foglie, dove compie piccole erosioni superficiali, spesso difficili da notare se non si solleva la pagina inferiore.

La larva della tignola

È una larva sottile, estremamente mobile, lunga pochi millimetri, tre o quattro nelle prime età, fino a sette o otto a maturità, con un corpo cilindrico, liscio, privo di peli evidenti e segmentato in modo netto. Il colore è inizialmente biancastro e quasi traslucido, poi vira verso un verdino pallido, talvolta più scuro per effetto del contenuto intestinale. La capsula cefalica, scura e ben distinta, è il dettaglio più riconoscibile e contrasta nettamente con il corpo chiaro.

Se disturbata, la larva si ritrae con rapidità, cercando immediatamente rifugio tra le pieghe della vegetazione. Solo con l’allungamento dei racemi fiorali, nelle settimane successive, la larva abbandona le foglie e si sposta verso le infiorescenze, penetrando nelle mignole e scavandole dall’interno. È in questo passaggio, dalla foglia alla mignola, che la tignola diventa più difficile da individuare e più facile da confondere con altri fitofagi presenti nello stesso periodo.

È proprio in questa fase che l’attenzione deve essere massima, soprattutto negli oliveti dove la tignola è storicamente presente; in questi contesti, anche una piccola popolazione primaverile può evolvere rapidamente in una pressione significativa sulla generazione carpofaga.

Foglie attaccate da tignola

I disciplinari regionali di difesa integrata 2026 ricordano che, in questa fase, non è previsto alcun intervento chimico, la difesa va impostata esclusivamente sul monitoraggio, tramite trappole a feromoni e osservazioni dirette; gli eventuali trattamenti sono ammessi solo sulla seconda generazione, quella carpofaga, quando si superano le soglie del 10–15% di uova o larve penetranti per le olive da olio e del 5–7% per le olive da mensa.

Le sostanze attive ammesse sono limitate e comprendono, tra le altre, Bacillus thuringiensis, acetamiprid, azadiractina, caolino calcinato e, con forti restrizioni, cyantraniliprole.

Proprio perché la fase primaverile è interamente basata sul riconoscimento e sul monitoraggio, diventa essenziale distinguere la tignola dai numerosi fitofagi che possono imitarne l’aspetto nelle prime età larvali.

Diverse specie, infatti, producono erosioni fogliari simili, ma hanno biologie, danni e implicazioni gestionali completamente differenti.
Per questo è utile ricordare quali sono i principali insetti che possono trarre in inganno l’osservatore.

La margaronia dell’olivo, Palpita unionalis, presenta larve di un verde più brillante e trasparente, con un corpo leggermente appiattito e setole più evidenti; vive stabilmente sulle foglie, che arrotola con fili sericei, e non si sposta verso le infiorescenze.

I tortricidi minori, come Argyrotaenia o Cacoecia, hanno larve verdi o giallo-verdi, più robuste, che ripiegano le foglie con fili sericei e si muovono con minore agilità. A queste si aggiunge Pandemis spp., talvolta presente negli oliveti primaverili: le sue larve, di colore verde giallastro e dall’aspetto più tozzo rispetto alla tignola, vivono anch’esse sulle foglie, che ripiegano con fili sericei, e possono facilmente trarre in inganno nelle prime età larvali, quando la colorazione è ancora chiara e la mobilità elevata.

La cecidomia dell’olivo, Dasineura oleae, pur non essendo un lepidottero, è forse la più insidiosa da distinguere: le sue larve aranciate, molto piccole, vivono anch’esse nelle mignole, ma non possiedono la capsula cefalica scura tipica della tignola.

Riconoscere con certezza la tignola in questa fase precoce significa quindi affidarsi a pochi ma decisivi dettagli: la capsula cefalica scura, il corpo chiaro tendente al verdino, la mobilità elevata e, soprattutto, la presenza sulle foglie nelle settimane in cui le infiorescenze non sono ancora sviluppate. Sono elementi sottili, ma fondamentali per impostare correttamente il monitoraggio primaverile e distinguere la tignola dai suoi numerosi sosia, evitando errori di valutazione che potrebbero compromettere la gestione della generazione carpofaga, la più dannosa dell’intero ciclo annuale.

Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli

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Tags: in evidenza, oliveto, olivicoltura, Tignola dell'olivo

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