In tutta Italia, dal Nord alle isole, gli ultimi tre giorni di gennaio, i cosiddetti “Giorni della Merla”, da secoli rappresentano il simbolo del culmine del freddo invernale. È una tradizione che affonda nelle leggende dei merli rifugiati nei comignoli e nei racconti epici del duello tra gennaio e febbraio, ma che oggi offre anche un utile punto di osservazione agronomica per valutare la resilienza dell’olivo di fronte agli stress climatici.
Un mite ma critico gennaio 2026
L’analisi climatica nazionale mostra un quadro complessivamente meno rigido rispetto alla tradizione.
Nel Nord Italia le minime negli oliveti sono scese, in alcuni areali, anche a –10°C e massime durante la giornata vicine ai 10°C. Nel Centro Italia le minime si sono attestate tra 0°C e 3°C, con massime tra 8°C e 12°C; mentre nel Sud e nelle Isole le temperature hanno oscillato tra 4°C e 7°C nelle minime e tra 12°C e 16°C nelle massime.
La temperatura del suolo a –30 cm, indicatore fondamentale per la fisiologia dell’olivo, è rimasta stabile: 5–7°C al Nord, 7–9°C al Centro, 9–12°C al Sud e nelle Isole. Un “periodo della merla”, pertanto, poco penetrante, che ha ridotto il rischio di danni agli olivi ma non ha eliminato altre criticità.
Le precipitazioni hanno mostrato una distribuzione irregolare: scarse nella prima parte del mese e più intense nella seconda. Al Nord si sono registrati eventi significativi tra il 23 e il 30 gennaio, con picchi oltre i 30 mm; nel Centro gli accumuli sono stati moderati ma frequenti; nel Sud e nelle Isole si sono alternati episodi di pioggia intensa e brevi fasi ventose, tipiche delle perturbazioni mediterranee.
Il gelicidio
La combinazione di aria fredda al suolo, strati più caldi in quota e precipitazioni liquide ha favorito, in alcune aree del Paese, soprattutto al Nord, condizioni idonee al gelicidio. Un fenomeno sempre più frequente, che può provocare la formazione di ghiaccio su foglie e rametti, generando shock termici improvvisi, ustioni da gelo, necrosi fogliari e spaccature sui rami dell’anno.
Danni spesso subdoli, che diventano visibili solo dopo lo scioglimento del ghiaccio e che possono compromettere la produzione futura, poiché colpiscono i tessuti più giovani e fruttiferi.
Vento e vulnerabilità fitosanitaria
La fase perturbata di fine mese è stata accompagnata da raffiche di vento che, in diverse regioni, hanno causato abrasioni fogliari e micro-lesioni corticali.
Queste ferite rappresentano un punto di ingresso privilegiato per patogeni opportunisti, in particolare Pseudomonas savastanoi, agente della rogna dell’olivo. Non esistono interventi diretti per “disinfettare” le ferite da vento: la prevenzione resta la strategia più efficace, attraverso una gestione equilibrata della chioma, una nutrizione che favorisca la lignificazione e un monitoraggio attento dopo gli eventi estremi.
Tra tradizione e agronomia
I Giorni della Merla, pur non essendo più i giorni più freddi in senso scientifico, mantengono un valore operativo, rappresentano uno spartiacque stagionale, un momento in cui l’olivicoltore può valutare l’andamento dell’inverno e stimare il rischio di ritorni di freddo.
Un proverbio recita: “Gennaio ingenera, febbraio intenera”, ricordando che, dopo il culmine del freddo, la pianta inizia lentamente a riattivarsi, diventando più sensibile agli stress termici e meccanici.
Conclusioni
Il gennaio 2026 conferma un trend ormai consolidato, inverni meno rigidi ma più instabili, caratterizzati da alternanza di fasi miti, precipitazioni intense e fenomeni estremi come gelicidio e vento forte.
Per l’olivicoltura italiana, dal Nord alle isole, ciò significa adottare strategie agronomiche adattive, monitorare attentamente le chiome dopo gli eventi climatici e considerare la tradizione non come un dato assoluto, ma come un utile riferimento culturale da integrare con l’analisi tecnica dei dati.


















