Ha destato scalpore e soprattutto tanta rabbia da parte dei frantoiani siciliani apprendere che il nuovo bando regionale sugli “Investimenti per la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e agroalimentari” esclude proprio questa categoria tra i beneficiari. Un bando con una ricca dotazione – ben 70 milioni di euro – ed un sostegno pubblico pari al 50%, destinato a finanziare gli investimenti dei prossimi tre o quattro anni. Investimenti che possono sviluppare tutte le imprese agricole e agroalimentari, ad eccezione dei frantoi (oltre che delle cantine vinicole).
Una scelta considerata assurda, quella dell’assessorato all’agricoltura della Regione Siciliana, perché va a colpire direttamente al cuore uno dei pochissimi settori agroalimentari che nell’isola resistono alla crisi. Un settore che dimostra di voler crescere, che ha assoluta necessità di introdurre innovazione tecnologica per migliorare la qualità della produzione e per dare giusto reddito all’intera filiera, a partire dagli olivicoltori. Insomma, escludere i frantoi dalle agevolazioni nella terza regione produttrice di olio d’Italia è considerato un insulto allo spirito dei finanziamenti europei. E qualcuno con malizia osserva pure che il sostegno pubblico per questo bando richiede un investimento minimo di 1,5 milioni, quasi a voler tagliar fuori tutte le piccole e medie aziende agricole e agroalimentari.
Se ne fanno interpreti Pietro Pipitone, presidente dell’Associazione siciliana frantoiani oleari (Asfo) e consigliere nazionale di Assofrantoi ed Elio Menta, vicepresidente dell’Associazione frantoiani oleari di Sicilia (Afo) e delegato regionale di Foa Italia.


“Siamo rimasti sbigottiti da questa decisione – sottolineano Pipitone e Menta – che taglia le gambe in maniera clamorosa al settore olivicolo-oleario. Hanno giustificato la decisione con il fatto che gli oleifici avevano già beneficiato del bando Pnrr sull’ammodernamento dei frantoi oleari. Ma si sono dimenticati di dire che con quel bando sono state finanziate appena una quarantina di domande, neanche il 10% dei 560 frantoi presenti, con oltre sessanta richieste rimaste fuori perché la dotazione era esaurita. E questo significa che in Sicilia i frantoiani sono disposti ad investire per creare lavoro, sviluppo, valorizzazione di una produzione che è vanto in Italia e nel mondo.
Scriveremo direttamente all’assessore Luca Sammartino – aggiungono i due rappresentanti dei frantoiani – chiedendo di rivedere una posizione che non trova alcuna logica giustificazione. Serve un riesame, con una modifica che includa i frantoi in continuità con la precedente programmazione e renda altresì compatibile il livello di investimento minimo. Gli oli Igp e Dop della Sicilia stanno ottenendo straordinari risultati in Italia e nel mondo. Ma per aumentare la produzione, per arricchire l’offerta, occorre che tutti i frantoi che lo desiderano possano essere messi nelle condizioni di lavorare le olive con le migliori tecnologie oggi presenti sul mercato. Ed è grave che sia proprio la Regione Siciliana ad impedire loro di poter competere, rischiando di restare schiacciati da una concorrenza ben agguerrita di altre regioni e di altri paesi dove le istituzioni dimostrano viceversa di essere al fianco dei frantoiani”.



















