Per l’olivicoltura italiana la primavera 2026 si presenta complessa, i costi di produzione restano elevati e l’aumento dei prezzi di carburanti e concimi continua a incidere sulle lavorazioni stagionali. In questo contesto, il Governo è intervenuto con due provvedimenti distinti ma complementari. Da un lato il Decreto Legge n. 33/2026, che introduce un nuovo sistema di controllo dei prezzi dei carburanti e un taglio temporaneo delle accise; dall’altro un pacchetto da cento milioni di euro destinato alle imprese agricole, articolato in due crediti d’imposta pensati per sostenere le spese di fertilizzazione e gasolio agricolo nei mesi di marzo, aprile e maggio.
Il DL 33/2026 nasce per contrastare l’aumento eccezionale dei prezzi dei carburanti e prevenire manovre speculative.
Le società petrolifere devono ora comunicare quotidianamente agli esercenti i prezzi consigliati, pubblicandoli con evidenza sui propri siti e trasmettendoli alle autorità di controllo.
Il documento tecnico allegato al decreto lo chiarisce quando afferma che tali soggetti devono “comunicare giornalmente agli esercenti i prezzi consigliati di vendita ai clienti finali […] curandone la pubblicazione con adeguata evidenza sui propri siti internet”, e che i prezzi “non possono essere variati in aumento nell’arco della giornata”.
Accanto al monitoraggio, il decreto introduce un taglio temporaneo delle accise su benzina, gasolio e GPL.
Una misura che alleggerisce i costi dei carburanti civili, ma che ha effetti minimi sul gasolio agricolo, già soggetto a un’accisa agevolata pari al 22%.
L’aumento dei costi sostenuto dalle aziende agricole negli ultimi mesi, superiore al 30%, resta quindi sostanzialmente scoperto. Per questo motivo, in sede di conversione del decreto, sarà necessario valutare misure specifiche per il settore primario, analoghe a quelle già previste per autotrasporto e pesca.
È proprio per colmare questo vuoto che il Governo ha varato un intervento dedicato all’agricoltura, con uno stanziamento complessivo di cento milioni di euro.
Per le imprese olivicole, significa poter recuperare parte delle spese sostenute nel trimestre più importante della stagione, quello in cui mignolatura e allegagione richiedono nutrizione mirata, gestione del suolo e trattamenti fitosanitari.
Il primo strumento è il credito d’imposta del 30% sui fertilizzanti acquistati tra marzo e maggio.
Rientrano concimi minerali, organici e organo‑minerali, compresi gli azotati a lenta cessione distribuiti a marzo e i formulati fogliari o idrosolubili utilizzati ad aprile e maggio per sostenere la fioritura.
Il secondo è il credito d’imposta del 20% sul gasolio agricolo acquistato nei mesi di aprile e maggio, in continuità con lo stanziamento già attivo per marzo. Copre le ore motore dedicate alla trinciatura dei residui di potatura, alle erpicature superficiali, ai trattamenti contro occhio di pavone e tignola e alle lavorazioni ordinarie del fondo.
L’accesso ai benefici non richiede domande preventive, ma impone rigore documentale.
Le fatture devono essere elettroniche e datate nel periodo 1° marzo – 31 maggio, i pagamenti devono essere tracciabili e i prelievi UMA devono risultare correttamente registrati.
Una volta calcolato, il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite modello F24, senza incidere sul reddito imponibile né sulla base IRAP. Può essere impiegato per contributi previdenziali, IVA, ritenute e imposte dirette, con scadenza fissata al 31 dicembre 2026.
Per le imprese olivicole, questo pacchetto rappresenta una boccata d’ossigeno in un momento in cui ogni intervento agronomico pesa sul bilancio aziendale.
La fertilizzazione di marzo, i trattamenti di aprile, la gestione del suolo di maggio, tutto ciò che è stato fatto in queste settimane può ora essere valorizzato attraverso un recupero fiscale immediato, purché documentato con precisione e trasmesso tempestivamente al proprio consulente o CAA.
In un anno segnato da incertezze climatiche e tensioni sui mercati energetici, questi strumenti non risolvono ogni criticità, ma offrono un sostegno concreto alla continuità produttiva degli oliveti e alla crisi dei prezzi dell’olio.
È un’occasione da cogliere con attenzione, trasformando la complessità normativa in un vantaggio operativo per le aziende del settore.

















