Cresce l’export di olio di oliva ed emergono nuovi mercati

Mentre si conferma l'aumento della produzione mondiale di olio, è dall'estremo Oriente più che dagli Stati Uniti che giungono segnali importanti per l'extravergine europeo
Economia
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La Commissione europea mantiene una linea di cauto ottimismo sul comparto olivicolo globale, nonostante le avverse condizioni meteorologiche che negli ultimi mesi hanno interessato il bacino del Mediterraneo. Secondo le stime per la campagna 2025/2026, la produzione mondiale di olio d’oliva dovrebbe attestarsi a 3,48 milioni di tonnellate: un dato in calo del 3% rispetto alla stagione precedente, ma comunque superiore del 13% alla media degli ultimi cinque anni.

È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’esecutivo comunitario, che attribuisce 2,09 milioni di tonnellate alla produzione dell’Unione Europea e 1,38 milioni ai Paesi extra UE, con flessioni rispettivamente dell’1% e del 5,3%.

Nel dettaglio nazionale, la Spagna si conferma primo produttore, pur con una contrazione prevista del 3% che porterebbe il totale a 1,37 milioni di tonnellate. In Portogallo e Grecia i cali stimati risultano più marcati, rispettivamente del 15% e del 6%, con volumi pari a 150.000 e 235.000 tonnellate. In controtendenza l’Italia, che dovrebbe raggiungere le 325.000 tonnellate, segnando un recupero del 31% dopo la pesante flessione registrata nella campagna precedente.

Al di fuori dell’Unione, il quadro appare più critico: i principali Paesi produttori evidenziano una contrazione media del 5%. Tra questi spicca la Turchia, dove la produzione potrebbe crollare fino al 43%. Segnali opposti arrivano invece da Marocco e Tunisia, per i quali si prevedono incrementi significativi, rispettivamente del 78% e del 32%.

Sul fronte commerciale, si registra una crescita delle esportazioni verso Paesi terzi: tra ottobre e gennaio i volumi sono aumentati dell’11,6%, raggiungendo le 224.000 tonnellate. A trainare la domanda è soprattutto la Cina, che ha incrementato gli acquisti di oltre il 159%, superando ampiamente la propria media quinquennale e sfiorando le 12 mila tonnellate. In aumento anche le esportazioni verso Giappone e Brasile, rispettivamente del 29,2% (oltre 25 mila tonnellate) e del 48,2% (quasi 22 mila), pur restando sotto i livelli storici.

In controtendenza, le spedizioni verso gli Stati Uniti segnano una flessione del 6,3%, pari a 69.000 tonnellate in meno, una dinamica che potrebbe essere legata alle politiche tariffarie introdotte durante la presidenza di Donald Trump. Calano anche le esportazioni verso Canada (-11,2%) e Australia (-1,6%).

Parallelamente, aumentano le importazioni di olio d’oliva nell’UE, cresciute del 15% fino a 65.000 tonnellate. A sostenere questo incremento è soprattutto la Tunisia, che consolida il proprio ruolo di partner strategico con un aumento del 33,8% delle forniture, pari a circa 53.000 tonnellate. Seguono il Marocco, con esportazioni in forte espansione (+271%) fino a circa 4.000 tonnellate, mentre la Turchia registra un drastico ridimensionamento, con un calo del 95% e appena 467 tonnellate immesse sul mercato europeo.

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Tags: esportazioni olio di oliva, export olio, in evidenza

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