I massicci acquisti di olio comunitario e tunisino incrementano le scorte olearie presenti in Italia sulla base dell’ultimo report (28 febbraio) pubblicato dall’Ufficio Repressione Frodi. Un report che indica in oltre 300 mila (309.244 per l’esattezza) le tonnellate in giacenza nei silos nazionali, rispetto alle 299 mila del mese prima. Di queste, poco più della metà (164.076 tonnellate) è dichiarato olio extravergine di oliva italiano, a fronte di 82 mila tonnellate proveniente da fuori confine con una crescita di circa il 20% rispetto allo stesso periodo del 2025, e questo malgrado le scorte dell’Evo nazionale siano quasi raddoppiate.
L’obbligo di dichiarare entro pochi giorni la classificazione di olio presente nei serbatoi ha concorso ad aumentare significativamente anche le altre tipologie minori di olio: circa 55 mila tonnellate vengono dichiarate tra olio lampante, olio di oliva e raffinato o olio di sansa di olive.
Con il mercato dell’extravergine nazionale che non decolla appieno, è chiaro che le piazze di Bari e di Barletta-Andria-Trani siano quelle dove sono concentrate maggiormente le giacenze (57.896 tonnellate nella prima, 31.152 nella seconda), seguite dalle province dove domina l’industria olearia (Perugia, Siena, Fierenze e Lucca). Ne detiene un buon quantitativo la Calabria nel suo complesso (36 mila tonnellate), mentre ha già preso destinazione buona parte dell’olio della Sicilia che mantiene ancora 22 mila tonnellate (metà delle quali in provincia di Agrigento).
Pari a poco meno di 50 mila tonnellate l’olio biologico, di cui quasi 20 mila tonnellate sono in Puglia e 10 mila in Calabria.
Tra gli oli certificati, tolto Terre di Bari Dop che fa storia a sé con 12 milioni di litri già certificati, è l’Igp Sicilia che tiene banco, con i produttori che hanno in giacenza 3,7 milioni di litri, distanziando nettamente sia l’Igp Toscano che la Dop Val di Mazara, entrambi fermi a 2,1 milioni di litri in giacenza.
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