Quando, ormai due anni fa, avevamo dato notizia di un frantoio che produceva olio extravergine di oliva vegano, sui social i cosiddetti “leoni da tastiera” si sono subito scatenati, alcuni gridando allo scandalo, altri irridendo, fino alla scontata battuta alla Checco Zalone: “Ma sono del mestiere queste?”
Oggi, che la loro produzione di olio vegano è cresciuta – venduta non a 7,70 euro al litro come indicano i prezzi delle borse merci sparse per l’Italia, ma ad oltre 30 euro al litro e solo se in lattina da almeno 3 litri (perché toccano i 44 euro due confezioni da mezzo litro) – probabilmente qualcuno si ricrederà.

Loro sono Alessandra ed Emanuela Buraschi, due brillanti sorelle di Montepulciano, in Toscana, ideatrici dell’unico olio vegano certificato presente sul mercato mondiale, titolari del frantoio che proprio quest’anno celebra il suo 60° anniversario.
L’olio vegano è uno delle sette tipologie di extravergine che produce il frantoio Buraschi, appena rinnovato nel segno della continuità con i moderni impianti Pieralisi. Ed è sicuramente l’olio che incuriosisce maggiormente per l’originalità.
Via tutti i prodotti di origine animale

“Quello che ci ha spinte ad avventurarci nel mondo vegano – ricordano le due sorelle – è stato il desiderio di voler rispettare la vita, di escludere tutte le forme di sfruttamento e crudeltà verso gli animali. Nei vari passaggi che vanno dall’oliveto al confezionamento finale non ci sono prodotti che, in tutto o in parte, possono avere origine animale. Ad esempio, molti concimi vengono preparati anche con scarti di carne da macelleria, oppure i concimi fogliari hanno sangue di animali. Ma anche il filtraggio dell’olio, che noi per altro ripetiamo due volte, è generalmente composto da filtri realizzati spesso con parti di stomaco di animale. Ecco, tutte queste componenti le abbiamo messi da parte, privilegiando solo ed esclusivamente materiali naturali non di origine animale”.
La produzione di questo olio extravergine di oliva vegano ha comportato una lavorazione più complessa in ragione di una qualità molto elevata delle cultivar e una resa inferiore in termini di estrazione di olio. “Il risultato? Un olio ricchissimo di polifenoli, di vitamine e di antiossidanti. Insomma, un elisir per la salute ed il benessere”.
La certificazione di “olio vegano”
A certificarlo 100% vegano è Icea – l’Istituto di Certificazione Etica e Ambientale, primario organismo per il rilascio di certificazioni biologiche. Con tale istituto è stato predisposto un protocollo di controllo seguito scrupolosamente che permette di classificare vegano l’olio che rispetta determinate caratteristiche produttive.
La risposta del mercato

E la risposta del mercato va a gonfie vele. “La vendita è prevalentemente in frantoio – ci spiegano – perché qui svolgiamo anche attività esperenziali, come degustazioni di oli, corsi di assaggio, percorsi gustativi, corsi di cucina toscana. E tra chi ci viene a trovare, compresi turisti stranieri ed italiani, vi sono vegetariani e vegani che hanno dimostrato di apprezzare questo prodotto e la filosofia che lo racchiude. Ma non sono i soli. Ci sono vegani che giungono appositamente in frantoio per acquistarlo. Parliamo certamente di una nicchia. Ma è una nicchia che ci dà orgoglio”.
Le altre produzioni di qualità
Oltre all’extravergine vegano, la produzone del frantoio Buraschi, come detto, ricomprende altre tipologie: tre Igp – che sono l’Igp Toscano tradizionale e le menzioni speciali riconosciute di Igp Toscano Montepulciano (Crepaldo e Corinna), una Dop Terre di Siena, un biologico, un blend italiano.
Una sfida al femminile
Curioso il fatto che in frantoio vi sia solo la componente femminile. Perché ancge l’aiutante stagionale è donna e tutte insieme portano avanti senza difficoltà il lavoro, scaricando cassoni, seguendo l’intero processo di trasformazione fino al confezionamento finale. “C’è da lavorare, è sì faticoso – confidano – ma alla fine sono belle soddisfazioni.”


















