di Enzo Gambin, Gabriele Rossi e Cecilia Adami
Tra i numerosi fitofagi che possono comparire sull’olivo, le specie del genere Pandemis (Tortricidae) rappresentano un gruppo minore e spesso trascurato. La loro presenza, tuttavia, merita attenzione per comprendere il comportamento di questi piccoli lepidotteri e distinguere correttamente i loro danni da quelli di fitofagi più rilevanti come Prays oleae o Palpita unionalis.
Una recente osservazione in Valpolicella, conferma come questi tortricidi possano comparire anche nei nostri oliveti collinari, pur senza costituire un reale problema fitosanitario.

Le due specie più comuni, Pandemis heparana e Pandemis cerasana, sono tortricidi polifagi diffusi negli ambienti agricoli e periurbani, capaci di colonizzare l’olivo soprattutto in primavera, quando i tessuti vegetali sono più teneri e appetibili. Le larve neonate si insediano preferenzialmente sulle foglie giovani, dove il tessuto ricco di acqua offre una superficie facilmente masticabile. L’alimentazione provoca piccole erosioni superficiali del mesofillo, sottili scalfiture traslucide, fori irregolari e talvolta un consumo più evidente dei margini fogliari (di qui il nome “ricamatrice” delle foglie di olivo).
Su piante adulte questi sintomi rimangono modesti e transitori, mentre risultano più visibili su giovani olivi o in vivaio, dove la superficie fogliare disponibile è limitata e ogni perdita di tessuto può incidere maggiormente sulla crescita.

Con l’avanzare dello sviluppo, le larve possono talvolta arrotolare leggermente le foglie, tirando due lembi e unendoli con sottili fili di seta per creare una piccola “tenda” fogliare in cui rifugiarsi.
Sull’olivo questo comportamento è meno marcato rispetto a quanto avviene su fruttiferi, ornamentali o siepi, ma può comparire in presenza di germogli particolarmente teneri.
Durante la primavera, quando l’olivo emette germogli freschi e foglie nuove ricche di acqua, le larve di Pandemis si spostano rapidamente verso questi tessuti meristematici, sfruttandoli come fonte di cibo ideale. È proprio in questo periodo, tra fine marzo e aprile, che le infestazioni diventano più visibili, coincidenti con la schiusa delle uova svernanti.
Un segno caratteristico dell’attività larvale è la presenza di piccoli granuli neri – il frass – depositati vicino alle erosioni fogliari: escrementi fini e friabili che indicano un danno recente e aiutano a distinguere l’attività di Pandemis da quella di altri fitofagi.
È importante sottolineare che Pandemis non è un fitofago primario dell’olivo. La sua presenza è legata alla polifagia, alla vicinanza di siepi, fruttiferi e ornamentali e alla disponibilità di tessuti teneri in primavera.
La colonizzazione dell’olivo è quindi opportunistica e non specifica, e le popolazioni risultano generalmente basse e non strutturate.

Il danno su olivi adulti è praticamente irrilevante: la pianta compensa facilmente le erosioni fogliari e non si osservano ripercussioni produttive.
Su giovani piante o in vivaio, solo in caso di popolazioni elevate, evento raro, le larve possono rallentare la crescita, danneggiare le foglie apicali o causare leggere deformazioni dei germogli. Anche in questi casi, tuttavia, l’impatto rimane limitato e raramente richiede interventi specifici.
La comparsa primaverile è strettamente legata al ciclo biologico del lepidottero, le uova svernanti schiudono tra marzo e aprile, le giovani larve cercano immediatamente tessuti teneri e l’olivo, in questa fase fenologica, offre condizioni ottimali.
Si tratta quindi di un fenomeno stagionale e fisiologico, non di un segnale di squilibrio fitosanitario.
In conclusione, Pandemis spp. rappresenta un lepidottero minore dell’olivo, presente soprattutto in primavera e responsabile di danni fogliari superficiali. La sua attività rientra nella normale dinamica ecologica degli agroecosistemi mediterranei e, nella maggior parte dei casi, non costituisce un problema agronomico.
Riconoscere correttamente i sintomi e monitorare la presenza delle larve permette di evitare confusioni con fitofagi più importanti e di mantenere una gestione razionale, proporzionata e rispettosa dell’equilibrio dell’oliveto.



















