L’influenza della posizione della chioma sulla qualità dei fiori

Misurato l'ombreggiamento in tre cloni della varietà Leccino
Tecnica e Ricerca
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La qualità degli organi riproduttivi è un requisito determinante per garantire la buona capacità produttiva dell’olivo. Una elevata presenza di fiori morfologicamente perfetti non è sufficiente per garantire una fecondazione di successo in quanto entrambi i gametofiti devono essere funzionali. Precedenti studi hanno evidenziato come la qualità dell’ovulo e del polline sia influenzata da numerosi fattori come quelli genetici, abiotici e biotici. Meno studiato è stato l’effetto dell’intercettazione della radiazione fotosinteticamente attiva (PAR) in corrispondenza dei diversi settori della chioma esposti ad una maggiore o minore intensità luminosa. L’obiettivo di questo studio è stato quello di valutare i caratteri morfologici delle infiorescenze ed i parametri di qualità dei fiori in tre promettenti cloni della cultivar Leccino selezionati presso le due istituzioni pisane. La valutazione di questi caratteri è stata condotta con particolare attenzione all’effetto dell’esposizione luminosa, analizzando infiorescenze sviluppate in settori diversi della chioma.
L’attività sperimentale è stata condotta per due anni consecutivi su piante adulte dei cloni (denominati L 1.3, L 1.4 e L 1.9) presenti presso i campi sperimentali del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali dell’Università di Pisa. I prelievi delle infiorescenze sono stati effettuati da due distinte zone della chioma: esterna (ZE) ed interna (ZI) in cui, in quest’ultimo caso, i valori medi della PAR erano inferiori al 30% rispetto alla ZE.
Le analisi hanno riguardato: le caratteristiche delle infiorescenze (lunghezza, numero di fiori per infiorescenza) e dei fiori (perfetti, fiori aperti e chiusi); la struttura dell’ovario e il grado di sviluppo degli ovuli mediante analisi istologiche; la vitalità e la germinazione dei granuli pollinici mediante test in vitro.
I risultati ottenuti nei due anni di indagine hanno evidenziato alcune differenze tra i cloni. Uno di essi (clone L 1.9) non ha risentito della minore disponibilità di luce della ZI della chioma. In particolare, i caratteri morfologici delle infiorescenze non hanno mostrato differenze nelle due zone della chioma e gli ovari contenevano almeno tre ovuli sviluppati con formazione delle sacche embrionali, dimostrando un’elevata fertilità femminile. Il clone denominato L 1.4, indipendentemente dalla posizione della chioma, ha mostrato la più elevata vitalità del polline, suggerendo un suo possibile utilizzo come impollinatore.
Sebbene i risultati ottenuti richiedano ulteriori approfondimenti, la minore sensibilità degli organi fiorali ad un parziale ombreggiamento osservata nei cloni L 1.9 e L 1.4 suggerisce una loro potenziale idoneità ad essere impiegati in nuovi impianti ad alta densità.

BIBLIOGRAFIA: Susanna Bartolini, Centro di Ricerca Produzioni Vegetali (CRPV), Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa
Giovanni Caruso e Giacomo Palai, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali (DiSAAA-a), Università di Pisa
V Convegno Nazionale dell’Olivo e dell’Olio

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