L’olio di oliva come fonte di vitamina K

Un interessante approfondimento scientifico su una proprietà forse meno nota dell'extravergine, eppure capace di garantire benefici effetti nella salute umana
Salute
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La vitamina K è stata scoperta nel 1929 dal chimico e fisiologo danese Henrik Carl Peter Dam (premio Nobel per la Medicina nel 1943) durante uno studio sui polli alimentati con una dieta priva di grassi, costatando che questi sviluppavano gravi emorragie correggibili aggiungendo le verdure, alla loro dieta. Nel 1935, Dam comprese che mancava un fattore nutritivo essenziale per la coagulazione del sangue, e lo chiamò “Vitamina K“, dall’iniziale della parola danese Koagulation.

La vitamina K si trova principalmente in due fonti alimentari: quelle vegetali e quelle animali.

Nei vegetali la troviamo sotto forma di fillochinone (chimicamente 2-metil-3-fitil-1,4-naftochinone), denominata vitamina K1, presente negli ortaggi a foglia verde, come gli spinaci, i broccoli, i cavoli, le bietole, la lattuga, la rucola, le cime di rapi, i cavolini di Bruxelles, nel prezzemolo e basilico, ma anche nei piselli, ceci, olive, in alcuni oli come quello di oliva, di soia e di colza ed infine anche in alcuni frutti come i kiwi, i mirtilli e l’avocado.

La vitamina K2, o menachinoni (acronimo MK; queste sono una famiglia che comprende molecole differenti, tutte con l’anello metilnaftochinone, responsabile dell’attività biologica della vitamina, differenziandosi per il numero di unità isopreniche presenti nella catena laterale come ad esempio 6 o 7 o 8, rispettivamente nelle MK-6, MK-7, MK-8). Quindi la sigla numerica indica il numero di unità isopreniche che sono presenti legati alla catena fitile.

Gli MK si trovano in cibi di origine animale come il fegato bovino, suino e di pollo, nelle uova, nei formaggi fermentati e nel burro, nel pesce grasso come il salmone, le sardine e le aringhe ed infine nelle carni stagionate e fermentate.

La vitamina K3, o menadione, a differenza delle altre è una molecola idrosolubile, ed è l’analogo sintetico, privo di catena laterale, inserita nei farmaci alla quale è affidato il compito di regolare i processi di coagulazione del sangue (azione antiemorragica).

La vitamina K1 e K2 sono liposolubili mentre la K3 è idrosolubile; le prime differiscono per sede di assorbimento: cioè l’ileo per la vitamina K1 ed il grosso intestino per la K2, mentre la K3 viene assorbita rapidamente a livello dell’intestino tenue (nella parte iniziale del duodeno e del digiuno).

Poiché la vitamina K è liposolubile, i grassi monoinsaturi presenti nell’olio d’oliva aiutano l’organismo a veicolarla e ad assorbirla, così come avviene per altre vitamine liposolubili, come la vitamina E (presente nell’olio EVO) e la vitamina A (ricordo che nell’olio EVO non è presente ma il suo precursore: il betacarotene che poi verrà trasformato a livello epatico in vitamina A).

Dopo l’assorbimento, la vitamina K agisce nella cellula, a livello del reticolo endoplasmatico, come coenzima di un enzima deputato alla carbossilazione dell’amminoacido glutammato, processo implicato nell’attivazione di una serie di proteine, denominate Fattori-vitamina K-dipendenti. Tra queste, i più noti fattori della coagulazione sono: il F VII (proconvertina), il F IX (Fattore antiemofilico B) ed il F X (Fattore di Stuart-Prower).

Quindi la vitamina K è fondamentale per il corretto funzionamento di un enzima essenziale per la sintesi di queste proteine, sintetizzate dal fegato, coinvolte nella coagulazione del sangue. Una carenza di vitamina K, sebbene rara, può verificarsi a causa di malattie che impediscono l’assorbimento intestinale oppure a causa di trattamenti prolungati con antibiotici: ciò può portare ad un rischio emorragico.

Inoltre, la vitamina K è fondamentale per la salute del sistema cardiovascolare, poiché aiuta a prevenire la formazione di calcificazioni nelle arterie e la placca aterosclerotica. Inoltre, sostenendo il trasferimento del calcio dai vasi sanguigni e dai tessuti molli alle ossa, contribuisce anche a mantenere la loro salute.

Difatti la vitamina K sembra avere proprietà osteoinduttive al pari della vitamina D, anche se quest’ultima è senza dubbio, quella maggiormente coinvolta nel metabolismo osseo. Alcuni studi hanno confermato gli effetti positivi di una supplementazione dietetica con vitamina K, sul rischio di fratture ossee, soprattutto nella fascia di popolazione femminile in età post menopausa.

Riguardo il fabbisogno giornaliero, la dose raccomandata (RDA) per gli adulti, varia da 60 a 140 µg, a seconda dell’età e del sesso. I LARN consigliano 1 µg/kg di peso corporeo ed il fabbisogno aumenta con l’età.

La flora batterica intestinale, il microbiota, è in grado di sintetizzare naturalmente la vitamina K2, il menachinone, coprendo gran parte del fabbisogno endogeno.

Molto rari sono i casi di eccesso, come altrettanto rari sono i suoi effetti negativi da sovradosaggio: vomito, anemia, trombosi, sudorazione eccessiva, vampate di calore, senso di oppressione al petto.

Tra gli alimenti anche le olive contengono vitamina K, ma in quantità modeste. Una porzione di olive da 100 grammi apporta circa 1,4 µg di vitamina K, circa il 2% del fabbisogno minimo giornaliero raccomandato.

L’olio extravergine d’oliva è molto più concentrato e rappresenta una fonte eccellente, apportando circa 60 µg di vitamina K per 100 grammi.

L’olio extravergine di oliva è una fonte naturale di vitamina K1, un cucchiaio contiene circa 8-10 µg, che fornisce circa il 10% della dose giornaliera raccomandata, ma non contiene quantità significative di vitamina K2.

Riguardo alla stabilità della vitamina K1 contenuta nell’olio EVO, i principali fattori di degradazione sono la luce, l’ossigeno e le alte temperature. Fino a 180°C, temperatura consigliata per la frittura, si ha una perdita del principio attivo di circa il 15% solo dopo 40 minuti, mentre per fritture prolungate oppure a temperature superiori a 190°C la degradazione è accelerata.

La vitamina K costituisce anche l’antidoto di alcuni farmaci, in particolare quelli utilizzati nei pz. con rischio trombotico, come i derivati cumarinici e viene pertanto utilizzata in caso di emergenze emorragiche susseguenti ad un sovradosaggio.

Deve essere sottolineato che l’uso di prodotti ricchi di vitamina K deve essere tenuto sotto controllo medico, da chi ha bisogno di una terapia anticoagulante.

Va evidenziato che l’olio EVO non ha controindicazioni per chi segue una terapia anticoagulante, l’importante è che nel complesso la sua dieta sia equilibrata.

La presenza di vitamina K nell’olio di oliva è importante anche al fine di prevenire infarto ed ictus, in particolare nelle persone già a rischio, infatti, migliora la flessibilità delle pareti vascolari.

Infine va evidenziato che l’olio di oliva mediterraneo, è impiegato come supporto lipidico, con un rilascio che ne migliora la biodisponibilità, per la somministrazione della vitamina K2, nella forma MK-7, sotto forma di prodotto farmaceutico, la quale favorisce la carbossilazione dell’osteocalcina, essenziale per la salute delle ossa e del sistema cardiovascolare.

Difatti l’osteocalcina carbossilata facilita il legame del calcio alla matrice ossea, promuovendo la mineralizzazione di questo elemento chimico essenziale. In merito all’azione sulla salute cardiovascolare, la vitamina K2 carbossilata, promuove l’elasticità arteriosa, impedire al calcio di accumularsi nelle arterie e quindi favorisce la flessibilità vascolare.

Quindi l’olio di oliva EVO, sia come fonte naturale di vitamina K1, sia come base per farmaci, veicolando la forma K2, il menachinone 7, quest’ultima è essenziale per la salute delle ossa e del sistema cardiovascolare in quanto aiuta a indirizzare il calcio dove serve (nelle ossa e nei denti) ma anche ad impedirne l’accumulo nei vasi sanguigni.

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