La Margaronia, o Palpita unionalis, continua a confermarsi come uno dei fitofagi emergenti, dove la vegetazione tenera offre un substrato ideale per lo sviluppo larvale. Il 2026 non introduce novità specifiche nei protocolli di difesa, ma consolida un quadro climatico e fenologico che sta modificando profondamente la dinamica del lepidottero. Primavere anticipate, estati più lunghe e autunni miti stanno ampliando la finestra di attività del fitofago, anticipando le prime generazioni e prolungando l’ultima fino a ottobre inoltrato.
I danni provocati dalla Margaronia

I danni osservati in campo confermano quanto già noto: le larve continuano a nutrirsi delle foglie più giovani e dei germogli apicali, costruendo piccoli rifugi sericei che rendono più difficile l’azione dei trattamenti. La terza generazione, in settembre, può attaccare anche le olive in accrescimento, penetrando nella polpa fino al nocciolo e provocando lesioni profonde che accelerano l’ossidazione, aumentano i perossidi e peggiorano l’acidità libera dell’olio.
Il ciclo biologico

Il ciclo biologico della Margaronia compie tre o quattro generazioni all’anno e, in questo 2026, si osserva un anticipo medio di una settimana rispetto alla media storica. Le prime larve sono comparse già tra fine marzo e inizio aprile, con temperature minime di 12-14°C.
La fase di ovideposizione e schiusa si concentra tra fine aprile e maggio, mentre lo sviluppo larvale più intenso si registra da giugno ad agosto. Gli attacchi tardivi possono protrarsi fino a ottobre.
La durata del ciclo varia sensibilmente con la temperatura: si allunga a 17°C, si accorcia a 30°C. Le larve tollerano male gli estremi termici, mentre gli adulti risultano sorprendentemente più longevi alle alte temperature. La massima fecondità si registra intorno ai 20°C, condizione che favorisce la produzione di un numero elevato di uova.
Controllo e strategie di difesa
Il controllo costante rimane fondamentale nella difesa, utilizzando trappole da monitoraggio, ad esempio, la Biogard produce l’erogatore del feromone Palpita unionalis con trappola BDT Orange, da installare dalla primavera inoltrata con una densità di 2–3 trappole per ettaro.
Le soglie operative non sono ancora codificate, ma l’esperienza degli ultimi anni suggerisce di intervenire quando si superano dieci adulti per trappola alla settimana.
I controlli visivi, invece, dovrebbero essere effettuati ogni 10 – 12 giorni, con particolare attenzione alle vegetazioni apicali e alle foglie accoppiate da fili sericei; si interviene quando si rilevano più di cinque larve giovani per pianta su un campione rappresentativo.
Il cardine della difesa rimane il Bacillus thuringiensis sottospecie var. kurstaki, che possiede un profilo tossinico specifico per le larve di lepidotteri defogliatori ed è particolarmente attivo sulle larve giovani di prima e seconda età, quando il parassita è più esposto e più vorace.
In commercio sono disponibili formulati a base di Bacillus thuringiensis kurstaki con ceppi SA-12, ad esempio Costar WG, ed EG 2348, ad esempio Rapax AS, particolarmente efficaci, perché producono una combinazione di proteine cristalline, Cry, tossiche per le larve dei lepidotteri, capaci di colpire gli stadi giovanili della Margaronia.
Per massimizzare l’efficacia del Bacillus thuringiensis è necessario acidificare leggermente la soluzione, un pH superiore a 7 può degradare rapidamente le tossine Cry, riducendo drasticamente l’efficacia del trattamento.
È indispensabile una bagnatura uniforme della chioma: la Margaronia, infatti, si nutre spesso sulla pagina inferiore delle foglie o all’interno di piccoli nidi sericei, per cui si deve raggiungere bene foglie e germogli apicali.
È preferibile effettuare il trattamento di sera, perché le larve sono più attive e le tossine del Btk sono fotosensibili, degradandosi rapidamente alla luce diretta.
Quando la larva cresce e inizia a proteggersi con fili serici o a penetrare nei germogli, l’efficacia del trattamento diminuisce sensibilmente.
Il primo trattamento può essere programmato tra la seconda metà di aprile e i primi giorni di maggio, in corrispondenza della schiusa delle prime larve.
Un secondo intervento può rendersi necessario tra fine giugno e la prima metà di luglio, quando la seconda generazione manifesta la massima attività larvale.
Nelle annate più calde, un terzo trattamento può essere valutato tra fine agosto e i primi di settembre, soprattutto negli impianti giovani o nelle cultivar più sensibili.
L’ultima generazione, attiva tra settembre e ottobre, raramente richiede interventi specifici, ma va monitorata con attenzione per evitare danni tardivi alle drupe.
È da considerare inoltre che i trattamenti contro la tignola e la mosca dell’olivo esercitano un effetto collaterale molto utile anche sulla Margaronia, riducendo la pressione del fitofago senza aumentare il numero di interventi.
Sostanze quali spinosad o acetamiprid possono contribuire indirettamente al contenimento delle popolazioni di Margaronia, soprattutto quando le generazioni dei due insetti si sovrappongono. Programmi di difesa ben coordinati si traducono così in una minore incidenza dei danni vegetativi e produttivi.
Direttore Aipo
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli



















