Potatura dell’olivo 2026 nei sistemi tradizionali, intensivi e superintensivi

Settorialità, equilibrio tra chioma e radici e necessità di luce ed aria sono i tre principi della potatura: ecco utili suggerimenti per ciascuna tipologia di impianto
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La potatura dell’olivo deve rispettare tre principi: la settorialità, l’equilibrio tra chioma e radici e la necessità di luce e aria all’interno della chioma.

La settorialità dell’olivo riguarda la sua organizzazione interna in veri e propri “comparti” fisiologici, che collegano porzioni specifiche della chioma alle corrispondenti porzioni dell’apparato radicale. Ogni branca ha un rapporto privilegiato con una parte delle radici, quindi, ogni taglio eseguito su quella branca si riflette direttamente sulla vitalità del settore radicale collegato.

Quando si elimina una porzione importante di chioma, la sezione di radici che la alimentava rallenta o interrompe la propria attività; allo stesso modo, una branca che perde vigore o rimane priva di vegetazione tende a non ricevere più linfa, indebolendosi progressivamente e diventando più vulnerabile ai patogeni del legno.

In questo quadro fisiologico, un’asportazione eccessiva di rami può facilmente generare squilibri vegetativi, mentre l’assenza di potatura porta a un progressivo infittimento della chioma, alla formazione di microclimi umidi e stagnanti e a una riduzione dell’efficienza fotosintetica, con ripercussioni sulla produzione e sulla sanità della pianta.

L’olivo fruttifica sui rami di un anno, purché non troppo vigorosi né troppo deboli, eliminare le parti esaurite significa quindi stimolare l’emissione di nuovi germogli e mantenere attivo il ciclo produttivo.

La potatura nei sistemi olivetati tradizionali

Negli impianti tradizionali, caratterizzati da sesti ampi, piante di grande volume e raccolta con scuotitori tronco-branca, la potatura conserva un ruolo strutturale. L’intervento, generalmente annuale o biennale, deve evitare sia gli eccessi di asportazione, che stimolano rigoglio improduttivo, sia la trascuratezza, che porta a un progressivo declino produttivo.

Dove la pianta mantiene una struttura ampia e pluribranca, la potatura richiede un intervento selettivo sulle singole porzioni della chioma, vanno eliminati i rami concorrenti alla cima di prolungamento, scegliendo sempre il germoglio meglio orientato, più equilibrato e con vigore medio.  Il taglio va eseguito “a raso”, senza lasciare monconi. S’asportano i rami che superano i due terzi del diametro della branca portante, perché entrerebbero in competizione nutrizionale e luminosa con la struttura principale.

Si rimuovono le branchette esaurite, riconoscibili per la scarsa ramificazione laterale e per la posizione troppo periferica rispetto alla chioma. Il taglio deve essere netto alla base, per stimolare l’emissione di nuovi germogli. Si accorciano i rami penduli e deboli, che tendono a portare la produzione troppo lontano dal centro della pianta.
L’accorciamento deve riportare la vegetazione verso l’interno, favorendo la ricostruzione della fruttificazione. Si gestiscono i rami assurgenti, eliminando il germoglio centrale più vigoroso per ottenere un portamento più aperto e meno verticale.

Si eliminano succhioni e polloni, preferibilmente in estate, quando la loro rimozione riduce la probabilità di ricaccio.
Si conservano i machioncelli, quando inseriti su porzioni di branca spoglie: questi giovani germogli rappresentano il futuro rinnovo produttivo e non vanno confusi con i succhioni.

ll principio guida è mantenere una chioma “trasparente”, con luce che penetra fino alle parti interne, evitando sia l’eccesso di vegetazione sia l’asportazione troppo severa che stimolerebbe un rigoglio improduttivo.

La potatura nei sistemi intensivi

Gli impianti intensivi hanno densità comprese tra 250 e 400 piante per ettaro e forme di allevamento come il vaso policonico semplificato o il vaso libero controllato. La potatura deve essere annuale e leggera, i tagli principali riguardano il controllo dell’altezza, eliminando ogni anno il prolungamento apicale delle branche che superano la quota operativa degli scuotitori.

Ogni 3–4 anni è necessario un rinnovamento programmato delle branche secondarie, per evitare l’invecchiamento della struttura produttiva e mantenere attiva la formazione di rami fruttiferi.

Va attuato il diradamento selettivo dei rami interni e che s’incrociano, per evitare ombreggiamenti e mantenere un flusso d’aria costante; vanno eliminati i rami penduli e deboli.

La chioma deve mantenere un profilo compatto, facilmente penetrabile dalla luce e coerente con le esigenze della raccolta meccanica.
Va attuata la rimozione precoce dei succhioni, che in questi sistemi sono più frequenti.
Va eseguito un accorciamento dei rami troppo lunghi, che tendono a portare la produzione fuori dalla zona di raccolta.
L’accorciamento deve riportare la fruttificazione in prossimità della struttura portante.
La regola operativa è: tagliare poco, ma ogni anno.

La potatura nei sistemi superintensivi

Nel modello superintensivo, con densità uguali o superiori a 1.100 piante per ettaro e allevamento a parete continua, la potatura meccanica costituisce la base dell’intervento, integrata da rifiniture manuali mirate.

La frequenza è elevata, uno o due interventi all’anno, ma l’intensità è minima; l’obiettivo è mantenere costanti spessore, altezza e larghezza della parete, evitando eccessi di vegetazione che ostacolerebbero la raccolta.

I rami produttivi hanno un ciclo breve, generalmente di due o tre anni, e il rinnovamento deve essere continuo per evitare l’invecchiamento della parete, che comporterebbe un rapido calo produttivo.

La gestione del vigore è un elemento critico, un eccesso di vegetazione compromette la penetrazione della luce e riduce l’efficienza della raccolta, mentre, una potatura troppo severa, può indebolire la parete e aumentare la suscettibilità ai patogeni del legno.
I tagli meccanici di contenimento vanno eseguiti con barre laterali e superiori, che definiscono il profilo della parete, devono mantenere l’altezza costante, lo spessore uniforme, la larghezza compatibile con la scavallatrice.
Eliminando ogni anno una quota di rami di due o tre anni, ormai esauriti, si garantisce un rinnovo continuo, rimuovendo pure ì rami assurgenti, che tendono a rompere la linearità della parete e a sottrarre energia alla produzione.
La regola operativa è: tagliare spesso, ma pochissimo, mantenendo la parete giovane e produttiva.

DIFFERENZE OPERATIVE TRA SISTEMI: UNA VISIONE COMPARATA

Aspetto

Tradizionale

Intensivo

Superintensivo

Frequenza

Annuale o biennale

Annuale

1–2 volte/anno

Intensità

Media

Leggera e continua

Molto leggera

Obiettivo

Equilibrio e luce

Regolarità produttiva

Parete efficiente

Strumenti

Manuali/meccanici

Manuali + meccanici

Prevalentemente meccanici

Rinnovamento

Ogni 4–6 anni

Ogni 3–4 anni

Continuo

Questa comparazione evidenzia come la potatura, pur basandosi sugli stessi principi fisiologici, assuma funzioni e modalità operative profondamente diverse a seconda del sistema colturale.

Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli

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Tags: branche dell'olivo, in evidenza, oliveto, polloni, potatura olivo, succhioni

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