di Veronica Bertoldo ed Enzo Gambin
La tracciabilità della materia prima, la trasparenza della filiera e la tutela della qualità degli oli vergini di oliva sono i pilastri dell’articolo 9 della legge 27 dicembre 2023, n. 206 (la cosiddetta legge sul Made in Italy). Questa norma ha introdotto una specifica disciplina per la consegna delle olive dai commercianti ai frantoi, vincolando la movimentazione del prodotto alla contestuale registrazione nel SIAN (Sistema informativo agricolo nazionale).
Il decreto attuativo (D.M. 18 settembre 2024) ha fissato il termine perentorio entro cui il primo acquirente deve consegnare le olive al frantoio e registrarle nel registro telematico: sei ore.
Il nodo del “primo acquisto” e la gestione dei massali

Uno degli aspetti più delicati della normativa riguarda il decorso del termine temporale. Le sei ore non ricominciano a decorrere a ogni successivo passaggio commerciale, il conto alla rovescia parte tassativamente dall’acquisizione effettuata dal primo acquirente.
Questo principio di continuità temporale evita che i passaggi intermedi azzerino il termine, ma apre a non poche complessità quando si parla di massali. Se più partite di olive provenienti da acquisti diversi vengono riunite in un unico carico, il termine delle sei ore non si rinnova, esso decorre, inderogabilmente, dall’acquisizione avvenuta per prima tra quelle che compongono il massale. Di conseguenza, la tracciabilità delle singole componenti deve essere preservata anche all’interno della massa aggregata.
Non è solo un problema di trasporto

Spesso si tende a ridurre la questione a un mero calcolo chilometrico: “Sei ore bastano per arrivare al frantoio?”. In realtà, l’impatto organizzativo è ben più ampio. Il commerciante che acquista da più produttori deve coordinare una serie complessa di operazioni:
• raccolta progressiva e gestione di carichi successivi;
• aggregazione delle partite (massali);
• scelta e utilizzo dei mezzi di trasporto;
• arrivo al frantoio ed effettiva disponibilità dell’impianto di molitura;
• compilazione e invio della registrazione telematica sul SIAN.
Maggiore è il numero di acquisizioni che confluiscono in un’unica organizzazione commerciale, più critica diventa la gestione dell’orario. La filiera italiana, inoltre, presenta profonde differenze strutturali: vi sono aree in cui oliveti e frantoi sono contigui e zone in cui la commercializzazione impone logiche di movimentazione e distanze ben differenti. Un termine rigido e uniforme rischia di scontrarsi con queste difformità territoriali.
Le criticità e le proroghe: verso luglio 2027
La complessità applicativa non è passata inosservata alle istituzioni. Lo stesso MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste), con un comunicato del 3 ottobre 2025, aveva evidenziato come un’applicazione immediata della norma avrebbe generato forti criticità nel sistema logistico, aprendo a un primo differimento. Questo percorso di revisione è culminato nel D.M. 16 settembre 2026, che ha ulteriormente prorogato l’applicazione delle disposizioni a luglio 2027, alla vigilia di una nuova campagna olearia. Questa proroga non svuota di significato gli obiettivi di trasparenza della legge, ma riconosce la necessità di concedere alla filiera un tempo adeguato per sincronizzare gli adempimenti burocratici con la realtà operativa dei campi e dei frantoi.
Conclusioni
Il nuovo rinvio al 2027 rappresenta un’opportunità preziosa. Il tempo a disposizione deve servire a verificare la tenuta pratica della disciplina, focalizzandosi su alcuni aspetti chiave:
1. il sincronismo operativo: armonizzare il momento dell’acquisto, la movimentazione fisica e la registrazione informatica sul sian.
2. la gestione dei massali: assicurare una tracciabilità puntuale senza bloccare le dinamiche commerciali e di conferimento.
3. la flessibilità territoriale: costruire un sistema che garantisca il rigore dei controlli ma che sia, al contempo, coerente con le reali condizioni in cui si svolge la raccolta e la molitura delle olive.
Qualità e tracciabilità non si tutelano solo per via normativa, ma creando le condizioni affinché le regole possano essere applicate efficacemente senza penalizzare l’intera filiera agroalimentare.


















