L’avanzata della Xylella fastidiosa (sottospecie pauca) non accenna a fermarsi, segnando un nuovo e preoccupante capitolo nella provincia di Foggia. Gli ultimi dati derivanti dalle attività di monitoraggio regionale hanno evidenziato un incremento significativo della presenza del batterio, con un fulcro critico individuato nel territorio comunale di Cagnano Varano.
I numeri del contagio
Secondo quanto riportato ufficialmente sul portale emergenzaxylella.it, l’ultimo aggiornamento ha confermato la positività di ben 177 piante di olivo. Questo dato è il risultato di una serrata attività diagnostica che ha portato all’emissione di sette nuovi certificati di analisi, i quali non lasciano spazio a dubbi sulla vitalità e sulla diffusione del ceppo nel nord della Puglia.
I campionamenti sono stati effettuati tra dicembre e gennaio, ma nel sito ufficiale emergenzaxylella.it sono apparsi solo in questi giorni. Ora sarà fatta la relativa determina di abbattimento delle piante infette e di quelle di olivo suscettibili nel raggio di 50 metri.
Il Gargano sotto osservazione
L’individuazione di un numero così elevato di esemplari infetti concentrati in un’unica area rappresenta un segnale d’allarme rosso per la Capitanata. La scoperta indica un allargamento del focolaio verso il promontorio del Gargano, un’area finora considerata meno esposta rispetto al Salento, ma oggi seriamente minacciata.
L’estensione del contagio verso nord suggerisce che il batterio stia trovando nuovi corridoi di diffusione, mettendo a rischio non solo il patrimonio paesaggistico, ma l’intera economia olearia della zona.
Strategie di contenimento e protocolli
La situazione attuale conferma la pericolosa persistenza del batterio sul territorio. Per contrastare il fenomeno del complesso del disseccamento rapido dell’olivo, le autorità fitosanitarie hanno ribadito la necessità di:
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Intensificare la sorveglianza: monitoraggio capillare per individuare tempestivamente eventuali nuovi “salti” del batterio.
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Applicazione rigida dei protocolli: proseguire con le eradicazioni selettive e le buone pratiche agricole (come le arature per eliminare i vettori, come la “sputacchina”) previste dalla normativa vigente.
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Protezione dei confini: impedire che il focolaio di Cagnano Varano diventi la porta d’ingresso per un’infestazione massiva del resto della provincia.
Nota: La tempestività degli interventi rimane l’unica arma efficace per rallentare un’epidemia che ha già trasformato radicalmente il volto agricolo della Puglia meridionale.


















