Meno cascola e stress idrico, più produzione con il caolino

Indagine Clay & Clay evidenzia: fatturato in crescita fino al 34%
Tecnica e Ricerca
Views: 2K

di

Nel vissuto collettivo di chi si occupa di olivicoltura, il caolino è stato sempre associato alla sua efficacia contro la mosca. I risultati, d’altra parte, confermano tale tesi, specialmente laddove si è in presenza di roccia in purezza, vale a dire con la maggiore percentuale del minerale di riferimento, cioè la caolinite, ed un gradazione del colore bianco più alta possibile.
Negli ultimi tempi, però, si sta facendo sempre più strada la consapevolezza che questo materiale risulti particolarmente efficace anche nella protezione della pianta contro calore e siccità, contribuendo a garantire maggiori performance produttive.
In realtà vi era già una ricerca dell’Università di Damasco (Siria) che ormai venti anni fa aveva certificato, dati alla mano, tale efficacia. Lo studio, pubblicato su una rivista scientifica, aveva infatti messo in evidenza che l’applicazione del film di particelle di caolino sull’oliveto aveva portato ad un aumento significativo del 17,6% della resa dei frutti. In che modo? Aumentando peso, lunghezza e diametro delle drupe. In particolare, si era constatato che negli alberi spruzzarti con caolino, tali valori erano aumentati rispettivamente del 14,55% (peso), del 6,15% (lunghezza) e del 5,92% (diametro). La produzione calcolata di olio per albero, tenendo conto della resa e del contenuto di olio, era stata di 7,90 kg rispetto a 6,03 kg di alberi non spruzzati con caolino. La stessa ricerca aveva anche evidenziato, sotto il profilo chimico ed organolettico, una maggiore presenza di polifenoli (la cui concentrazione è fortemente correlata dall’attività di fotosintesi delle piante, al clima, al caldo, allo stress da siccità) ed un minor numero di perossidi.
Proprio l’interesse verso questo studio è stato alla base di una indagine condotta dalla società Clay & Clay, proprietaria del marchio AgriBioClay, tra i propri clienti, che ha fornito risultati estremamente interessanti e nuove chiavi di lettura.
Domenico Bucca, tecnico commerciale di Clay & Clay (nella foto) ce li analizza nel dettaglio. “Dall’indagine che abbiamo condotto, è emerso che nella maggior parte dei casi si effettuano al massimo tre trattamenti di caolino l’anno. Questo significa che c’è chi arriva anche a cinque e chi si limita ad uno solo. In quest’ultimo caso, è del tutto evidente che il caolino viene utilizzato contro la mosca non focalizzando l’attenzione sulle proprietà di questo tipo di argilla anche sotto altri profili. Del resto, alla domanda su quali fossero gli obiettivi che si volevano raggiungere proteggendo le proprie piante con caolino, domanda a cui era possibile fornire risposte multiple, l’86,5% ha dichiarato che puntava a proteggere l’olivo dalla mosca, ma anche alleviare la sofferenza idrica (75,7%) ed evitare scottature (64,9%). Percentuali minori hanno ottenuto le finalità legate a diminuire la cascola (23%), aumentare la dimensione delle olive (10,8%), migliorare la qualità dell’olio (24,3%). Le risposte – rileva Bucca – indicano che la maggior parte degli olivicoltori vede il caolino come prodotto per la difesa dalla mosca olearia, che si sta comunque alzando la percezione dell’utilizzo del prodotto per difendersi dalla radiazione solare, ma che è ancora scarsa la comprensione e la percezione di quali siano i vantaggi pratici per la coltivazione dell’olivo e la produzione di olio.
Eppure – aggiunge il tecnico di Clay & Clay – chiedendo se fosse riuscito a proteggere le piante dallo stress idrico, solo l’8,3% ha risposto negativamente, a fronte di un 63,9% che ha fornito una risposta positiva (la parte restante aveva un impianto irriguo oppure ha risposto che le piante non hanno sofferto).
Inoltre, tra quel 23% che ha dichiarato di aver usato il caolino per contenere la cascola, alla domanda se fosse riuscito ad ottenere questo obiettivo, il 90% ha risposto di sì. Un 10%, infine, ha osservato che la dimensione delle proprie olive era cresciuta di almeno il 20%”.
Quale risultato trarre da questa indagine? “Crediamo – ammette Bucca – che si debba migliorare la comunicazione perché il rischio è che gli olivicoltori perdano la visione di insieme. Nel conto economico di una azienda olivicola, infatti, l’investimento nel caolino incide circa sul 5% dei costi totali di gestione per la produzione dell’olio al netto dei costi di conservazione, imballaggio e commercializzazione, ma l’effetto della maggiore resa in termini produttivi può garantire un aumento del fatturato anche del 34%. Valore che aumenta drasticamente se consideriamo poi la differenza del prezzo di vendita al pubblico di olei extravergini biologici privi di difetti”.

 

Tags: , ,

Potrebbe piacerti anche

Marasciulo: “Annata critica. Occhio alla spirale dei prezzi”
Con le basse temperature torna il rischio rogna dell’olivo

Potresti leggere