Monovarietale fa rima con terroir

Barbara Alfei: "Un modello di olivicoltura duraturo"
Mercato alimentare in Italia
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La piena riscoperta dei monovarietali rappresenta una delle strade maestre per dare maggiore competitività all’extravergine di oliva italiano. Del resto, si ripete spesso che, con oltre 500 differenti varietà, il patrimonio olivicolo della penisola è unico nel suo genere nel panorama internazionale e necessariamente resta questa una delle principali leve di sviluppo su cui investire in promozione.
Merita in questo senso lo sforzo portato avanti dalla Rassegna Nazionale degli Oli Monovarietali che nel 2022 raggiunge i suoi 19 anni di vita. Barbara Alfei – che insieme a Giorgio Pannelli e al compianto Antonio Ricci ha dato vita all’iniziativa con il cappello istituzionale dell’Assam Marche e il supporto  statistico del Cnr di Bologna, tramite Massimiliano Magli – ne spiega le finalità: “Quello a cui la Rassegna mira, insieme al Campionato Nazionale di Potatura, è un modello di coltivazione valido e proponibile in ogni parte d’Italia, che attraverso la valorizzazione di varietà autoctone, biodiversità, compatibilità, vaso policonico sia finalizzato alla sostenibilità ambientale ed economica”. Un modello di olivicoltura insomma con proposte realistiche, realizzabili e durature. E qui entra in gioco la splendida sinergia tra due termini che vanno di pari passo: monovarietale, appunto, e terroir.

“Il terroir – spiega Barbara Alfei – va al di là della banale traduzione della parola territorio, ma racchiude un concetto, molto più ampio: una combinazione, consolidatasi nel tempo, di tanti fattori che contribuiscono alla tipicità di un prodotto e lo rendono immediatamente riconoscibile. Non solo fattori fisici e chimici, ma anche antropici e storici. In olivo varietà, territorio e clima rendono l’olio monovarietale di qualità unico al mondo, impossibile da riprodurre in altre zone del pianeta, con una identità chimica e sensoriale chiara e ripetibile, delle caratteristiche organolettiche distintive molto precise, facilmente riconoscibili non solo da assaggiatori esperti e addestrati, ma anche da consumatori attenti e sensibili, arricchito di un contesto paesaggistico, storico, culturale e dal fattore umano rappresentato da conoscenza, professionalità e tradizione”.

In un momento di ripresa del turismo dopo la pandemia e di promozione dell’oleoturismo, su monovarietali e terroir si gioca una importante sfida del settore per il futuro.

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