La gestione della sansa resta sempre un tema di grande attualità, specialmente dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito il principio del “first food”, ovvero che la sansa venga indirizzata prioritariamente ai sansifici piuttosto che ai biodigestori, come sta in larga parte avvenendo laddove gli stessi frantoi non sviluppino.
Tema di grande rilevanza, tenuto conto che la sansa è il principale sottoprodotto generato dall’estrazione dell’olio ed ogni anno ne vengono prodotte un gran numero di tonnellate.
In attesa che la questione venga affrontata sui tavoli istituzionali, come le associazioni dei frantoiani hanno richiesto, così da trovare un giusto compromesso che tuteli i propri associati, merita di essere ripresa la notizia che giunge dalla Spagna. Qui un recente studio dell’Università di Cordoba ha preso in esame le tre principali alternative per la valorizzazione della sansa: l’estrazione di olio di sansa, l’utilizzo in biodigestori per la produzione di biometano, lo spandimento nei terreni come digestato. Obiettivo dello studio era quello di valutare quale delle tre opzioni potesse considerarsi più sostenibile non solo sotto il profilo ambientale, ma anche sotto quello degli indicatori sociali ed economici.
Lo studio, pubblicato su Business Strategy and the Environment, offre così un quadro completo, con un approccio multidimensionale. “La metodologia che abbiamo sviluppato – ha spiega David Polonio, ricercatore del gruppo – comprende l’analisi del ciclo di vita per valutare gli impatti ambientali, indicatori economici come investimenti, redditività e rischio, e aspetti sociali associati all’occupazione, alla sua qualità e alla stagionalità”,
“Lo studio – ha aggiunto Anastasio Villanueva, coautore del lavoro – introduce anche l’incertezza statistica per riflettere le variazioni nei mercati energetici o altri fattori esterni che possono influenzare la redditività di ciascuna alternativa”.
E tenendo conto della sostenibilità globale, è emerso che l’estrazione dell’olio di sansa di oliva è, alle condizioni attuali, la più vantaggiosa.
Questa alternativa è anche la più implementata nei frantoi spagnoli, poiché offre evidenti vantaggi economici, richiede investimenti ridotti e comporta un rischio operativo inferiore.
Secondo lo studio, anche le altre opzioni offrono punti di forza specifici: l’invio della sansa al biodigestore offre vantaggi ambientali e sociali, come la riduzione delle emissioni e la creazione di posti di lavoro di qualità superiore, posizionandosi molto vicina all’estrazione nella valutazione complessiva. Il compostaggio, viceversa, si distingue per i suoi benefici per il suolo agricolo e l’occupazione rurale, sebbene la sua redditività economica sia attualmente più limitata.
Lo studio mostra dunque che le differenze complessive tra le alternative non sono molto ampie. Il che significa che piccole variazioni nei prezzi dell’energia, nella domanda di fertilizzanti o nelle politiche pubbliche possono alterare la scelta più adatta. Inoltre, la situazione specifica di ciascun frantoio è cruciale: quelli situati lontano dagli impianti di estrazione della sansa potrebbero trovare l’invio al biodigestore più redditizia grazie ai risparmi sui trasporti.
Di fondo, però, i ricercatori chiariscono che le opzioni più vantaggiose dal punto di vista ambientale e sociale non sempre coincidono con quelle più redditizie per le aziende. Pertanto, suggeriscono l’opportunità di interventi pubblici che incentivino la valorizzazione sostenibile della sansa di oliva attraverso aiuti agli investimenti, strumenti finanziari e meccanismi che riconoscano il valore sociale e ambientale generato.


















