La comparsa di foglie con puntinature chiare, opacità e decolorazioni irregolari è un fenomeno sempre più osservato negli oliveti e può rendere complessa la diagnosi, soprattutto quando si tratta di distinguere tra danni da tripidi e da acari. Una corretta identificazione è essenziale, poiché i due fitofagi producono sintomi molto diversi.
Quando il responsabile è il tripide dell’olivo

Il fitofago che più frequentemente provoca punture irregolari sulla lamina fogliare è il tripide dell’olivo (Liothrips oleae). Il suo apparato boccale perforante e succhiante genera macchie chiare distribuite in modo casuale, senza un ordine preciso. Le aree colpite appaiono opache, decolorate, talvolta ispessite, perché il tripide altera la distensione cellulare e la fisiologia del tessuto fogliare.
Nelle foglie mature le deformazioni più evidenti possono non comparire, ma rimangono le macchie trofiche caratteristiche, ben visibili in controluce.
Negli ultimi anni il tripide, tradizionalmente considerato un fitofago secondario, ha mostrato una maggiore incidenza in alcune aree mediterranee, con danni più marcati negli oliveti condotti in biologico o in condizioni di stress idrico e vento.
I sintomi che fanno la differenza

Gli acari che possono comparire sull’olivo sono pochi e, proprio per questo, risultano relativamente facili da distinguere dai tripidi, i loro sintomi sono infatti diversi.
L’eriofide Oxycenus maxwelli provoca nelle foglie curvature marcate, deformazione dei germogli e ingiallimenti uniformi, senza generare punture irregolari sulla lamina.
I tetranichidi, come il ragnetto rosso (Tetranychus urticae), producono, invece, una punteggiatura fine e fitta lungo le nervature, che conferisce alla foglia un aspetto polveroso e ingiallito, talvolta accompagnato da sottili ragnatele.
Altri acari fitofagi possono determinare bronzature diffuse, ispessimenti anomali o deformazioni dei germogli, ma anche in questi casi il quadro rimane molto diverso dalle macchie irregolari e disomogenee tipiche dei tripidi.
In definitiva, mentre gli acari tendono a produrre alterazioni uniformi e deformazioni strutturali, i tripidi lasciano tracce irregolari e opacità disomogenee, facilmente riconoscibili sulla lamina fogliare.
Riconoscere il fitofago responsabile consente di impostare una gestione mirata dell’oliveto; monitorare le popolazioni di tripidi con campionamento diretto, ad esempio tramite frappage; intervenire solo quando si osservano condizioni favorevoli allo sviluppo del fitofago; e prevenire danni su germogli e giovani frutti nelle annate più sensibili.
Una diagnosi errata può portare a trattamenti inefficaci, spreco di risorse e squilibri nell’entomofauna utile.
Saper distinguere i sintomi causati dai tripidi da quelli provocati dagli acari è essenziale per impostare una difesa dell’olivo realmente efficace.
Le puntinature irregolari e le opacità della lamina fogliare rappresentano un segnale tipico dell’attività trofica del tripide dell’olivo, mentre gli acari generano quadri più uniformi e spesso associati a deformazioni dei tessuti.
Al momento non sono disponibili prodotti fitosanitari specificamente registrati per il controllo del tripide dell’olivo o degli acari, anche se alcuni trattamenti eseguiti per altre avversità dell’olivo possono ridurre incidentalmente le loro popolazioni.
Anche alcuni corroboranti, come caolini, bentoniti o zeoliti, possono esercitare un effetto fisico di disturbo nei loro confronti, riducendone il movimento, l’alimentazione o la permanenza sulla vegetazione.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli
















