Non si perde occasione in Italia per sottolineare come la Spagna, leader incontrastata al mondo nella produzione di olio di oliva, sia la patria dei superintensivi che garantiscono quantità ma non certo in qualità.
Eppure, nel paese iberico, la gran parte della produzione è garantita dagli impianti tradizionali, rispetto ai quali l’attenzione delle istituzioni non manca davvero. Ne è testimonianza la mozione approvata dalla Commissione Agricoltura del Senato spagnolo che ha voluto porre gli oliveti tradizionali al centro della propria politica agricola. E non è un caso che la mozione sia stata approvata all’unanimità, impegnando il governo ad attuare un pacchetto completo di misure per garantire la sostenibilità del settore.
Tra le misure approvate, come ricorda Olimerca, il Senato sollecita la promozione di iniziative volte a compensare i maggiori costi di produzione e la scarsa meccanizzazione degli oliveti tradizionali , nonché a rafforzare il loro trattamento specifico nell’ambito della PAC. Sono inoltre proposti strumenti di agevolazione fiscale per i produttori, unitamente ad aiuti diretti specificamente destinati alle aree a rischio di abbandono.
In particolare, la mozione approvata non si limita a dichiarazioni generiche., ma prevede le seguenti richieste specifiche:
- aiuti differenziati nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC), che riconoscono il valore economico, sociale e ambientale degli oliveti tradizionali;
- riduzione del carico fiscale, compresi adeguamenti ai moduli dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per compensare l’aumento dei costi di produzione;
- programmi di aiuto diretto per gli oliveti tradizionali, in particolare per le aziende agricole situate in zone con difficoltà naturali o a rischio di abbandono;
- investimenti nelle infrastrutture idrauliche e nell’efficienza dell’uso dell’acqua in risposta alla siccità;
- rafforzare i meccanismi di regolamentazione e trasparenza del mercato dell’olio d’oliva, evitando situazioni di volatilità dei prezzi che danneggino i produttori;
- valorizzazione dell’olio extravergine di oliva proveniente da oliveti tradizionali attraverso campagne promozionali che ne evidenzino la qualità, la sostenibilità e il contributo all’ambiente rurale;
- sostenere la modernizzazione senza perdere l’identità produttiva e facilitando l’adattamento tecnologico;
- controllo efficace delle importazioni di olio d’oliva da paesi terzi, garantendo il rispetto degli standard di qualità e prevenendo situazioni di concorrenza sleale.
Nel corso del dibattito, è stato sottolineato il “carattere specifico” degli oliveti tradizionali e il loro “problema strutturale” rispetto ai modelli più meccanizzati.


















