La grandine, sempre più frequente nelle primavere mediterranee, rappresenta una delle avversità più critiche per l’olivo. L’impatto improvviso dei chicchi può compromettere in pochi minuti foglie, germogli e infiorescenze, aprendo la strada a infezioni fungine e rallentamenti fisiologici. Con la fioritura ormai conclusa nella maggior parte degli areali, è possibile intervenire con maggiore precisione, adottando strategie mirate alla protezione dei tessuti e alla ripresa vegetativa.
Il danno meccanico provoca lacerazioni fogliari, riduzione della fotosintesi, rottura dei germogli apicali e microferite diffuse, punti d’ingresso ideali per patogeni opportunisti.
L’olivo reagisce attivando i propri meccanismi di difesa, come l’aumento dei composti fenolici, chiusura degli stomi, incremento dell’acido abscissico (ABA) e rallentamento della crescita. È una risposta naturale, ma comporta un costo energetico elevato, e in questa fase la pianta rimane vulnerabile e necessita di un supporto rapido.
Le prime 36-48 ore costituiscono la finestra critica: le ferite sono ancora aperte e facilmente colonizzabili.
Intervenire in questo intervallo significa limitare le infezioni fungine, favorire la cicatrizzazione, ridurre lo stress ossidativo e mantenere attiva la fisiologia della pianta.
Tra gli strumenti più efficaci nel post-grandine, i fosfonati di potassio, come Mikonos Evo, svolgono un ruolo centrale: sono sistemici, rapidi, capaci di stimolare le difese endogene e di proteggere i tessuti lesionati. La sostanza attiva penetra velocemente nei tessuti vegetali e viene traslocata sia in senso acropeto che basipeto, raggiungendo gli apici e la vegetazione più giovane. Questa mobilità consente al prodotto di rimanere efficace anche dopo eventuali piogge e di proteggere la nuova vegetazione che si sviluppa successivamente al trattamento.
Il Bacillus subtilis, nei ceppi antifungini certificati, crea una barriera biologica sulle superfici danneggiate, competendo con i patogeni e colonizzando le ferite. È particolarmente efficace nelle prime ore dopo la grandine, quando le microlesioni sono ancora aperte e la pianta necessita di una protezione “viva”, capace di adattarsi ai tessuti irregolari e alle condizioni di elevata umidità; tra i formulati più diffusi rientra Serenade® Aso (QST 713).
Una volta superata la fase più critica e con la fioritura ormai conclusa, è possibile integrare la strategia con i rameici. Il rame non va miscelato con il Bacillus: essendo un battericida, ne comprometterebbe l’efficacia, ma può essere applicato in successione, quando le ferite iniziano a cicatrizzare. In questa fase svolge un ruolo di consolidamento, crea una pellicola protettiva stabile, riduce la carica microbica residua e limita l’ingresso di patogeni opportunisti nei tessuti ancora vulnerabili.
Lo zolfo, invece, non ha una reale funzione nel post-grandine dell’olivo e può accentuare lo stress dei tessuti già lesionati.
Anche gli interventi meccanici immediati, come potature, trinciature, passaggi di attrezzature, vanno evitati, perché aumentano lo stress e aprono nuove vie d’ingresso ai patogeni.
I biostimolanti, come gli estratti di alghe, la glicina-betaina e gli aminoacidi vegetali, sostengono la pianta nella fase immediatamente successiva alla grandine, riducendo lo stress ossidativo e favorendo la ripresa metabolica.
Accanto a questi, i corroboranti, tra cui il distillato di legno, svolgono un ruolo complementare: non agiscono direttamente sulla fisiologia, ma migliorano la protezione superficiale dei tessuti e limitano l’insediamento dei patogeni nelle microferite.
La capacità dell’oliveto di superare gli eventi estremi si costruisce nel tempo: una potatura equilibrata riduce la superficie esposta, una nutrizione mirata rafforza i tessuti e un suolo ricco di sostanza organica sostiene la pianta nei momenti critici. La differenza tra un danno recuperabile e una perdita produttiva si gioca nella tempestività e nella precisione degli interventi.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli
















