In abbandono quasi la metà degli oliveti della Liguria

Oltre 13 mila ettari non più produttivi: dalla mappatura satellitare una fotografia dell’olivicoltura regionale per un progetto della DOP Riviera Ligure volto a rafforzare il potenziale olivicolo-oleario
Economia
Views: 37

La Liguria ha un patrimonio olivicolo molto più esteso di quanto raccontino oggi i numeri della produzione. Una mappatura satellitare integrata con l’Intelligenza Artificiale – realizzata su un progetto regionale – stima in 29.272 ettari il potenziale produttivo storico dell’olivicoltura regionale, pari a circa 8,78 milioni di piante. Un patrimonio costruito soprattutto sui versanti collinari terrazzati, dove l’olivo non rappresenta soltanto una coltura, ma anche un presidio fondamentale del territorio.

I terrazzamenti contribuiscono infatti alla stabilità dei versanti, alla conservazione del paesaggio e alla fornitura di importanti servizi ecosistemici. Ma oggi una parte consistente di questo patrimonio non è più coltivata. Le difficoltà economiche e gestionali, la conformazione del territorio e gli effetti del cambiamento climatico hanno portato a un tasso di abbandono vicino al 45%: oltre 13.000 ettari risultano ormai non più attivi.

Restano così 16.245 ettari di oliveti coltivati, concentrati soprattutto nel Ponente. Il cuore produttivo è la provincia di Imperia e, in particolare, la Valle Impero, dove l’olivicoltura conserva un peso decisivo nell’economia agricola e nell’identità del territorio.

Il dato diventa ancora più significativo quando si guarda alla DOP Olio Extravergine di Oliva Riviera Ligure, che rappresenta una fotografia particolarmente precisa dello stato dell’arte della filiera organizzata e certificata. Degli ettari complessivamente attivi, infatti, appena 2.427 sono iscritti al sistema di controllo della DOP, quasi il 90% dei quali in provincia di Imperia.

La distanza tra il potenziale storico, la superficie oggi coltivata e quella effettivamente destinata alla produzione certificata racconta una delle principali sfide dell’olivicoltura ligure: non soltanto difendere ciò che è rimasto, ma creare le condizioni per mantenere produttivi gli oliveti esistenti e, dove possibile, recuperare quelli abbandonati.

La mappatura assume per questo un valore che va oltre la semplice fotografia statistica. Sapere dove si trovano gli oliveti, quali sono attivi e quali sono stati abbandonati significa fornire ai decisori pubblici uno strumento per orientare le politiche di sostegno e ai tecnici una base concreta per programmare interventi di recupero. Significa inoltre poter indirizzare le pratiche agronomiche verso una maggiore capacità di adattamento dell’agroecosistema ligure.

La DOP come fotografia della filiera

I 2.427 ettari della DOP Riviera Ligure rappresentano una parte relativamente piccola dell’intero patrimonio regionale, ma costituiscono un nucleo strategico per la tutela dell’olivicoltura di qualità. La certificazione dell’origine e il sistema di controllo consentono di legare il prodotto al territorio e di valorizzare un modello agricolo che, in Liguria, svolge anche una funzione ambientale e paesaggistica.

Lo stesso vale per le Olive Taggiasche Liguri IGP: un’altra produzione a indicazione geografica che può contribuire a sostenere il valore economico degli oliveti e favorire, attraverso la domanda dei consumatori, la permanenza della coltivazione.

In questa prospettiva, scegliere un prodotto certificato non significa soltanto acquistare un olio o un’oliva di origine garantita. Significa contribuire alla conservazione di una parte del paesaggio ligure e alla permanenza di un’attività agricola che, soprattutto nelle aree terrazzate, richiede lavoro, manutenzione e continuità.

Il progetto contro la cascola precoce

È proprio la necessità di rendere più resiliente ciò che resta dell’olivicoltura ligure a essere al centro del progetto avviato dal Consorzio di Tutela dell’Olio Extra Vergine di Oliva DOP Riviera Ligure, con il supporto scientifico del CeRSAA – Centro di Sperimentazione e Assistenza Agricola.

Il progetto nasce da una delle problematiche che negli ultimi anni hanno inciso maggiormente sulla produttività: la cascola precoce delle olive, fenomeno che in diverse aree della regione ha provocato perdite significative. Siccità, temperature elevate e condizioni climatiche anomale stanno modificando gli equilibri della coltivazione, insieme a fattori agronomici e fitosanitari.

L’obiettivo è quindi raccogliere dati, monitorare il fenomeno, analizzarne le cause e trasformare i risultati della ricerca in indicazioni pratiche per gli olivicoltori. Il lavoro riguarderà, tra gli altri aspetti, la gestione dell’irrigazione e della nutrizione, le tecniche di potatura, il monitoraggio degli stress della pianta e la gestione integrata di parassiti e malattie.

I risultati confluiranno in un’area tecnica destinata alla filiera, con informazioni, consigli operativi ed eventi. La finalità è rafforzare la capacità dell’olivicoltura ligure di adattarsi ai cambiamenti in corso e mantenere produttiva, competitiva e sostenibile la produzione dell’Olio Riviera Ligure DOP.

Difendere ciò che resta, recuperare dove possibile

I numeri della mappatura rendono evidente la dimensione della sfida. Se quasi la metà del potenziale olivicolo storico è oggi abbandonata, la priorità non può essere soltanto aumentare la produzione: occorre soprattutto impedire che gli oliveti ancora attivi seguano la stessa strada.

I 16.245 ettari coltivati rappresentano il patrimonio da difendere. I 2.427 ettari inseriti nel sistema DOP costituiscono, a loro volta, un segmento particolarmente prezioso perché legano produzione, qualità certificata e territorio.

Recuperare gli oliveti abbandonati non sarà sempre possibile né economicamente conveniente. Ma disporre di una fotografia precisa della loro distribuzione permette di individuare le aree nelle quali il recupero può avere maggiore valore produttivo, ambientale e paesaggistico.

La sfida è dunque tenere insieme produzione agricola, tutela del territorio e valorizzazione delle produzioni certificate. La DOP Riviera Ligure fotografa oggi una parte qualificata, ma ancora limitata, di un patrimonio molto più ampio. La mappatura mostra quanto di quel patrimonio sia andato perduto e quanto, invece, sia ancora possibile difendere.

Perché mantenere in vita gli oliveti liguri significa produrre olio e olive, ma anche conservare terrazzamenti, paesaggio e presidio del territorio. E sostenere la DOP e le produzioni IG può contribuire a fare in modo che gli oliveti ancora coltivati non siano semplicemente ciò che resta del passato, ma la base dell’olivicoltura ligure del futuro.

Per rimanere sempre aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter qui!

Imposta OlivoNews come fonte di notizie principale su Google News cliccando qui!

Tags: consorzio ligure dop, in evidenza, Liguria, Taggiasca

Potrebbe piacerti anche

Bollettino olivicolo: da nord a sud ecco il rischio mosca

Author

Potresti leggere