La partita per il controllo di Deoleo, il colosso spagnolo dell’olio alimentare proprietario di marchi come Bertolli, Carapelli, Carbonell e Koipe, assume sempre più i contorni di una sfida tra Italia e Spagna. Al centro dell’operazione c’è il gruppo italiano Coricelli, che avrebbe messo sul piatto 500 milioni di euro, superando le offerte della cooperativa andalusa Dcoop e di Acesur, proprietaria dei marchi Coosur e La Española.
Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo elEconomista e rilanciato in Italia da Il Sole 24 Ore, l’ipotesi di un passaggio di Deoleo sotto controllo italiano avrebbe suscitato preoccupazione nel governo di Madrid. L’olio d’oliva è infatti considerato dalla Spagna una filiera agroalimentare strategica e Deoleo rappresenta uno dei principali operatori internazionali del comparto, con una presenza particolarmente rilevante anche sul mercato statunitense.
A preoccupare le autorità spagnole è soprattutto il possibile trasferimento fuori dal Paese del centro decisionale di un gruppo ritenuto strategico. Per ridurre questo rischio, Coricelli avrebbe strutturato l’offerta attraverso Farmers Elite Global, holding domiciliata da anni a Siviglia e proprietaria, tra le altre società, di Aceites Abasa.

La struttura dell’operazione riflette una strategia che il gruppo guidato da Lorenzo Coricelli avrebbe avviato da tempo, spostando progressivamente verso la Spagna parte significativa delle proprie attività. In caso di acquisizione di Deoleo, Coricelli avrebbe inoltre assicurato la permanenza della gestione nel Paese e il mantenimento degli attuali livelli occupazionali.
Nel frattempo, all’interno del settore spagnolo dell’olio cresce il dibattito sull’opportunità di tutelare l’azienda attraverso il cosiddetto scudo anti-Opa. Introdotto nel 2020 durante la pandemia, il meccanismo prevede l’autorizzazione preventiva per determinati investimenti esteri che comportino l’acquisizione di partecipazioni rilevanti o del controllo di imprese considerate strategiche o sensibili.
L’offerta di Coricelli, secondo elEconomista, sarebbe salita a 500 milioni di euro, contro i 460 milioni messi sul tavolo da Dcoop, oltre alla proposta di Acesur. La valutazione rappresenta anche un elemento significativo alla luce dell’andamento borsistico di Deoleo, il cui titolo ha registrato dall’inizio dell’anno un incremento nell’ordine del 160%.

Deoleo, per il momento, mantiene una posizione prudente. In una comunicazione alla Comisión Nacional del Mercado de Valores (Cnmv), la società ha confermato che CVC e Alchemy, che detengono rispettivamente il 50,9% e il 40,3% del capitale, stanno valutando diverse alternative strategiche relative ai propri investimenti. Tra queste, la società non esclude la vendita totale o parziale di asset e attività del gruppo.
La comunicazione non fa riferimento ai potenziali acquirenti. Tuttavia, fonti vicine all’operazione citate da elEconomista sostengono che, in attesa di eventuali rilanci o nuovi sviluppi, Coricelli potrebbe essere vicino alla firma di un accordo di esclusività, primo passo verso la definizione dell’operazione.
La possibile acquisizione riporterebbe così al centro del confronto europeo una questione che va oltre il semplice controllo societario: la gestione di alcuni dei marchi più conosciuti dell’olio d’oliva e il peso strategico delle grandi imprese della filiera nei mercati internazionali.

















