Caroli: “In frantoio l’aumento dei costi raggiungerà il 40%”

Energia e non solo. Ma a rischio è la figura professionale
Economia
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“Ad essere ottimisti, vi sarà un aumento dei costi di produzione del 40%, tra energia e spese accessorie”. Stefano Caroli (nella foto), presidente dell’Associazione frantoiani della Puglia, che pure ottimista lo è per natura, appare davvero preoccupato per la prossima campagna.
Presidente Caroli, che scenario hanno di fronte oggi gli oltre mille frantoi della Puglia?
“Non bello, come del resto in ogni parte d’Italia. In questa regione abbiamo tre grandi categorie di frantoiani: chi produce per sé e fa anche conto terzi, chi fa solo conto terzi, chi fa solo sfuso per autobotte. E nessuna delle tre categorie è al riparo dai rincari che stiamo registrando. Che, se guardiamo solo all’energia, sono più alti rispetto a quelli di tutti gli altri paesi europei, Spagna compresa che è il nostro principale competitor nel settore”.
Chi sta peggio?
“Al netto del costo dell’energia che, come detto, cresce per tutti con percentuali davvero esagerate, a cui vanno aggiunti gli aumenti di manutenzione e ricambi, chi imbottiglia con marchio proprio deve considerare che i prezzi di bottiglie di vetro, banda stagnante, tappi ed etichette sono raddoppiati”.
L’aumento del prezzo dell’olio è la naturale conseguenza?
“Inevitabilmente, non è più possibile produrre agli attuali prezzi. L’aumento sarà giocoforza anche per chi porta a molire le olive. Da noi c’era una forchetta variabile dai 12 ai 18 euro a quintale di olive, sicuramente da rivedere al rialzo. Ma potrebbe non bastare”.
In che senso?
“Ormai i frantoiani sono come pesci fuor d’acqua nella filiera. Con l’Ocm olio che impedisce alla categoria di partecipare ad eventuali agevolazioni non vedo grandi margini per il futuro. Serve una rivoluzione a 360 gradi che permetta al frantoiano di vedersi riconosciuto il proprio ruolo di produttore di olio e di creatore di valore, altrimenti continueremo una agonia che rischierà di far scomparire questa figura”.

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