In Basilicata risultano ancora stoccate oltre 1.500 tonnellate di olio sfuso, circa 1.200 tonnellate in provincia di Potenza e oltre 300 in quella di Matera. È uno degli elementi emersi nel corso del Consiglio di amministrazione di Oprol Basilicata, che ha dedicato una parte significativa dei lavori all’analisi della situazione del comparto olivicolo e alla programmazione delle prossime attività della cooperativa.
Il quadro delineato è particolarmente preoccupante. Le giacenze stanno immobilizzando risorse finanziarie e mettono sotto pressione i frantoi proprio alla vigilia della nuova raccolta. Il rischio è che le imprese di trasformazione arrivino alla prossima campagna senza la liquidità necessaria per acquistare e pagare le olive, trasferendo così la crisi dall’anello della trasformazione direttamente agli olivicoltori.

«Siamo stretti in una morsa dalla quale, allo stato attuale, è difficile vedere spazi di manovra – afferma Paolo Colonna, presidente di Oprol Basilicata –. Da una parte abbiamo ancora importanti giacenze di prodotto italiano, dall’altra una produzione della precedente campagna che nelle prossime settimane rischia di vedere un ulteriore crollo del proprio valore. Tutto questo pesa come un macigno sulla nuova campagna olearia e sulle quotazioni delle olive e dell’olio».
A preoccupare sono soprattutto i costi di produzione. «Solo la raccolta – spiega il presidente di Oprol Basilicata – comporta ormai un costo di circa 35 euro a quintale di manodopera, al quale bisogna aggiungere i costi di trasformazione. Già oggi questi numeri rendono evidente quanto sia difficile immaginare quotazioni capaci di garantire una remunerazione adeguata agli agricoltori».

La precedente campagna ha già prodotto perdite pesanti per gli operatori. «Per il prodotto trasformato – sottolinea Colonna – in queste settimane si è consolidata una perdita che arriva a circa 3.000 euro per tonnellata. E le previsioni per la prossima campagna non sembrano indicare un’inversione di tendenza».
A pesare sono anche le prospettive produttive dei principali Paesi concorrenti e l’evoluzione del mercato internazionale, in una fase caratterizzata da domanda debole, forte pressione sui prezzi e crescente competizione.
«Non possiamo ignorare quello che sta accadendo sui mercati internazionali – continua Colonna –. Le stime sulla prossima campagna dei nostri diretti competitor e le strategie messe in campo dai Paesi produttori impongono all’Italia una riflessione seria sulla propria capacità di difendere e valorizzare la produzione nazionale».
Costi in aumento e siccità

Alla crisi di mercato si somma quella dei costi. Carburante agricolo, concimi, prodotti fitosanitari, canoni irrigui e manodopera rappresentano voci sempre più pesanti nei bilanci delle aziende.
«I costi di produzione sono sotto gli occhi di tutti e soprattutto nei portafogli degli agricoltori – evidenzia il presidente di Oprol –. A questo si aggiunge una disponibilità di manodopera sempre più insufficiente».
Non meno preoccupante è il fattore climatico. Il prolungato periodo di siccità, soprattutto nelle aree interne della Basilicata, rischia di compromettere una parte della produzione presente sulle piante.
«La mancanza di precipitazioni sta creando ulteriori difficoltà – dice Colonna –. Il cambiamento climatico non è più una variabile occasionale, ma un elemento con il quale l’agricoltura deve ormai fare i conti ogni anno».
Una situazione che non riguarda soltanto l’olivicoltura. «Le stesse difficoltà – rileva Colonna – si stanno manifestando anche nel comparto vitivinicolo e in quello cerealicolo. È l’intero sistema agricolo che sta affrontando una fase di forte vulnerabilità».
Un rischio per l’intera filiera
Il problema delle giacenze non riguarda soltanto i frantoi. Se le imprese di trasformazione non riescono a liberare i magazzini e recuperare liquidità, possono trovarsi nella condizione di non poter acquistare la nuova produzione.
«Se i frantoi non avranno la capacità finanziaria di acquistare e pagare le olive, sarà l’intera filiera a pagarne il prezzo – avverte Colonna –. Non possiamo permettere che la crisi di mercato si trasformi in una crisi di liquidità che blocchi la nuova campagna».
La questione diventa particolarmente delicata in Basilicata, dove le giacenze regionali rappresentano una quantità significativa di prodotto ancora da collocare.
La mobilitazione nazionale
Sul fronte nazionale, Italia Olivicola e Orgoglio Olivicolo, organizzazioni che rappresentano oltre 300 mila aziende produttrici, si preparano a una serie di incontri istituzionali con il sottosegretario Luigi D’Eramo e con il ministro dell’Agricoltura, per chiedere il riconoscimento dello stato di crisi del comparto.
«Siamo davanti a una situazione che non si era mai verificata con questa intensità – sottolinea Colonna –. Per questo chiediamo che il Governo riconosca formalmente la gravità della crisi e intervenga con strumenti straordinari».
Tra le misure ritenute prioritarie da Oprol figurano un intervento sul costo del carburante agricolo, almeno per un periodo medio di un anno, misure sugli oneri previdenziali e strumenti di sostegno alla domanda.
«Occorre anche favorire il consumo di prodotto italiano – aggiunge Colonna – attraverso agevolazioni rivolte alle famiglie e agli operatori commerciali e della ristorazione che scelgono olio italiano. Dobbiamo sostenere contemporaneamente chi produce e chi consuma».
Per il presidente di Oprol, tuttavia, l’emergenza non può far dimenticare le debolezze strutturali della filiera.
«La crisi che stiamo vivendo non nasce oggi e non dipende soltanto dall’andamento dei prezzi. Dobbiamo rafforzare l’organizzazione della filiera, migliorare la programmazione commerciale e valorizzare maggiormente la qualità dell’olio lucano. La Basilicata possiede un patrimonio olivicolo di enorme valore, ma la qualità da sola non basta. Produzione, trasformazione e commercializzazione devono lavorare insieme per creare maggiore valore aggiunto. Servono aggregazione dell’offerta, innovazione, promozione e una maggiore capacità di stare sui mercati».
Un capitolo decisivo riguarda anche il ricambio generazionale.
«Abbiamo bisogno di giovani che tornino a vedere nell’agricoltura un’opportunità imprenditoriale. Servono bandi più accessibili, meno burocrazia e strumenti finanziari adeguati. L’olivicoltura ha bisogno della tradizione, ma anche di nuove competenze e di nuovi imprenditori».
La preoccupazione degli operatori attraversa tutti i principali areali olivicoli lucani, dalla Collina Materana al Vulture.
Il rischio, secondo Oprol, è che la combinazione tra prezzi insufficienti, costi elevati, difficoltà di accesso al credito e condizioni climatiche renda antieconomica la raccolta.
«Non possiamo arrivare al punto di lasciare le olive sugli alberi perché raccoglierle costa più di quanto il mercato è disposto a riconoscere – avverte Colonna –. Sarebbe una sconfitta economica e produttiva per tutta la Basilicata».
Per questo Oprol intende mantenere alta l’attenzione nelle prossime settimane, avviando una serie di iniziative e comunicazioni pubbliche per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica.

















