Cassese: “Il mio biodigestore. Energia dagli scarti di olive”

Un vero business in economia circolare
Economia
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Dopo circa 50.000 ore di esercizio dei miei digestori ho ben capito e dimostrato ampiamente che i sottoprodotti dell’industria olearia sono una risorsa tale da rendere obbligatorio la gestione degli stessi in un impianto di digestione anaerobica. La bestemmia più grande è che c’è ancora gente che considera questi prodotti rifiuti.
Oggi con la crisi energetica causata della guerra, si è reso finalmente necessario pensare seriamente ad un piano di approvvigionamento energetico che comprenda questo tipo di tecnologie. Finalmente qualcuno ai piani alti si è reso conto che la completa dipendenza da combustibili fossili, per giunta importati da paesi terzi, non è più una strada percorribile. Al momento, tra il costo dell’energia elettrica e il carburante acquistato a peso d’oro, fare impresa è diventato veramente difficile.
Ormai da qualche mese il resto del nostro bel paese iniziato a parlare di transizione ecologica ed di economia circolare. Per noi nulla di nuovo. Nella nostra azienda (MioOlio Frantoio Oleario Cassese Domenico di Villa Castelli in provincia di Brindisi, nelle foto), abbiamo iniziato a percorrere questa strada nel 2013 con l’avvento delle Leopard (due Leopard 5 ed una Leopard 8) in frantoio e l’abbiamo terminato nel 2016 con l’istallazione dei biodigestori. Ospiti costosi ma graditi, che occupano i 200 mq meglio utilizzati di sempre. Nonostante le tabelle che, considerando i kw per metro quadro, sentenziano che gli impianti di digestione anaerobica siano anti-economici paragonati al nucleare, per noi sono diventati una risorsa indispensabile all’economia del nostro frantoio. Molto probabilmente ancora ad oggi siamo gli unici ad alimentare il nostro impianto a biogas con il 100% di patè di oliva derivante dal ciclo DMF (decanter multi funzione).
I miei batteri – allegre famigliole residenti nei biodigestori – si comportano egregiamente, mangiando costantemente il patè derivante dal ciclo DMF che giornalmente alimenta il ciclo produttivo del biogas. I numeri sono gli stessi da 5 anni: 100kw/ora per circa 8.500 ore annue. In soldoni un bel po’ di energia, una parte della stessa – circa 250.000 kwh viene riacquistata da noi ed utilizzata dal frantoio – mentre la restante parte – circa 500.000 kwh – viene ceduta alla rete (energia al netto degli autoconsumi dell’impianto). Nei mesi invernali tutta l’energia termica preveniente dalla combustione del biogas che alimenta un normalissimo motore endotermico in cogenerazione, viene utilizzata in frantoio per il riscaldamento delle intercapedini delle gramole, il riscaldamento dei locali del frantoio e dell’abitazione.
Tutto ha una fine o, nel nostro caso, un riutilizzo. Infatti il digestato proveniente dalla digestione del patè viene utilizzato con ottimi risultati negli uliveti aziendali. Il digestato è un concime composto da un buon 80% di sostanza organica mentre la restante parte del mix è composto da azoto, fosforo e potassio: un ottimo ternario sbilanciato verso il potassio (circa il 10%), come ben sapete indispensabile nutriente utile a favorire l’inoleazione.
Il nostro piccolo circolo virtuoso ha radicalmente cambiato il nostro modo di vedere ed interpretare una trasformazione agricola. Fino a qualche hanno fa la molitura delle olive era considerata una pratica che impiegava innumerevoli risorse. Fieri di aver finalmente interrotto questo metodo di trasformazione sbilanciata verso il consumo, abbiamo deciso di iniziare ad utilizzare questa nostra piccola innovazione nel settore, mettendo in secondo piano in nostro vecchio marchio che rappresenta solo e unicamente il nostro nome, più o meno inteso come nome commerciale e dando vita ad un nuovo marchio. Qualcosa che ci avrebbe contraddistinto, qualcosa di evocativo e che avrebbe, dopo una piccola riflessione mostrato la nostra “mission”. Dopo attento studio abbiamo deciso di inglobare il simbolo dell’infinto all’interno della parola MIOOLIO. Infinito, appunto come il nostro ciclo produttivo.
Sono fiero di iniziare le visite guidate presso il nostro frantoio, da parte di svariate scolaresche, avvicinandomi ad un ulivo, prendendo un’oliva da esso e dire: questa è un’oliva, io la prendo, ci estraggo l’olio, rubo il nocciolo, dalla polpa produco l‘energia che mi serve a soddisfare lo stesso ciclo produttivo e restituisco alla pianta tutto quello che a me non serve, sotto forma di concime organico. Nulla di più semplice per spiegare quello che è un ottimo esempio di economia circolare ridotta ai minimi termini, per farlo c’è stato bisogno di tante macchine, tanti investimenti ma un solo ideale quello di conservare e rispettare il più possibile quello che la terra ci offre. Mettendo in circolo sempre le stesse risorse.
Dico sempre a tutti i coloro che si avvicinano per un motivo o per l’altro alla mia piccola realtà di provare ad immaginare se tutte le aziende fossero organizzate come noi nella gestione di quelli che loro considerano scarti e noi risorse.
Come mio solito ho detto troppo portando, per un attimo, in secondo piano la produzione dei nostri extravergini. Produzione valorizzata da un processo più che green, apprezzata sui mercati soprattutto per essere degli ottimi prodotti. Solo dopo, i clienti attratti dal marchio si rendono conto che il prodotto che hanno tra le mani oltre che a essere buono, rispetta il più possibile quella transizione ecologica che è sulla bocca di tutti ma che noi abbiamo già attuato da tempo.
Colgo l’occasione per omaggiare la memoria di una persona ormai scomparsa da oltre un anno. L’ingegnere, non c’era bisogno di altre parole per indicare con un solo sostantivo la persona di Gennaro Pieralisi. Grande innovatore che ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo dell’industria olearia. Papà di macchine spesso capricciose, ma comunque uniche per standard qualitativi e continua innovazione. È anche grazie a quelle bozze, spesso disegnate a tavola sui tovaglioli che i suoi ingegneri hanno trasformato una sua idea in un disegno, qualcosa di nuovo, come le mie Leopard che oggi mi permettono di non buttare via nulla. Grazie a quella persona, affezionatissimo alle sue bretelle e alle sue mille sciarpe, sempre disponibile ad ascoltare le problematiche di piccoli frantoi. Quando toccava con il pollice tutte le dita della mano bisognava stargli lontano perché arrabbiato. Grazie delle poche volte in cui mi ha chiamato dicendo “Giovannino, sono l’Ingegnere”, anche quando mi ha spedito in Australia. Di quella persona mi resterà il ricordo di quando è entrato nel mio frantoio e omaggiando il mio operato ha esclamato “Bello!”. Di quel momento ho una foto venuta male datata 2013. Molto probabilmente questo mio piccolo omaggio è condiviso da chiunque l’abbia conosciuto.
Sicuramente dovunque egli sia adesso continuerà a fare quello che ha sempre fatto: cavar fuori olio dalle olive con le sue macchine. Che siano SC, FP, SUPER1, MAJOR, JUMBO, SPI, VANGURD, LEOPARD E SCORPION, continueranno a portare una realtà tutta Italiana con su il nome Pieralisi nel mondo.

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