Negli oliveti italiani, la difesa fitosanitaria si concentra spesso sui parassiti più visibili: mosca, tignola, cocciniglie, cimice asiatica.
Molto meno evidente, ma altrettanto insidiosa, è invece l’attività dei fitofagi sotterranei, un gruppo di insetti che agisce nel terreno, lontano dagli occhi del tecnico, dove può compromettere la vitalità dell’apparato radicale e la resilienza della pianta.
Tra questi, la cicala (Cicadidae) sta tornando a rappresentare un problema reale, spesso sottovalutato, ma capace di indebolire l’olivo in modo cronico e persistente. Le cicale non sono un’emergenza recente, studi condotti avevano già evidenziato come le forme giovanili, che vivono nel terreno per anni, possano sottrarre linfa alle radici, rallentare la crescita dei germogli e predisporre la pianta a stress successivi. A differenza dei coleotteri terricoli, le cicale non recidono le radici, si nutrono della linfa, indebolendo progressivamente l’apparato radicale.

Negli oliveti monitorati nel 2025 e nel 2026, soprattutto in terreni sciolti o sabbiosi, si osservano piante con crescita stentata, germogli corti, ridotta emissione di radici fini e maggiore sensibilità allo stress idrico estivo.
La cicala non uccide la pianta, ma la consuma lentamente, rendendola più vulnerabile al caldo, alla siccità, ai patogeni fogliari e alla cascola frutticola.
Accanto alle cicale agiscono altri fitofagi sotterranei, l’Oziorrinco, Otiorhynchus spp., con larve piccole e biancastre che erodono i peli radicali, e i Maggiolini, Melolontha, Amphimallon, Phyllopertha, con larve di grandi dimensioni capaci di recidere radici fini e, nelle specie maggiori, anche radici primarie.
La presenza contemporanea di questi insetti crea un quadro complesso, con radici meno efficienti, un suolo meno ossigenato, gli olivi più deboli e più sensibili agli stress estivi.
Il ritorno del problema nel 2026 è legato a tre fattori: inverni più miti, che favoriscono la sopravvivenza delle larve; primavere piovose, che indeboliscono le radici e creano ristagni; estati calde e siccitose, che amplificano gli effetti della sottrazione di linfa. L’olivo entra così nell’estate con un apparato radicale meno efficiente e una chioma più fragile, predisposta alla cascola fogliare e frutticola.
In questo contesto, la ripuntatura invernale torna a essere una tecnica strategica. A differenza della fresa, il ripuntatore agisce in profondità senza compromettere la struttura del suolo. Il passaggio delle ancore rompe le gallerie delle cicale e le celle di svernamento dei coleotteri, portando le larve in superficie, dove risultano più esposte al gelo e ai predatori naturali.
La ripuntatura aumenta inoltre l’ossigenazione del terreno, creando condizioni favorevoli allo sviluppo dei funghi entomopatogeni naturali – Metarhizium anisopliae e Beauveria bassiana – che possono vivere come saprofiti o come endofiti e che, a contatto con la cuticola delle larve, germinano e penetrano all’interno dell’ospite, portandolo alla morte. Questi funghi entrano in dormienza sotto i 10 °C, per cui la ripuntatura agisce in due tempi: nell’immediato espone le larve al freddo, mentre nel medio periodo prepara il terreno affinché l’attività dei funghi possa riprendere con l’aumento delle temperature primaverili. Negli olivi adulti si lavora nell’interfila mantenendo una distanza di 1–1,5 metri dal tronco; negli olivi giovani la distanza va aumentata per proteggere le radici superficiali. La profondità ideale è di 30–40 cm, sufficiente per intercettare la maggior parte delle larve e arieggiare la rizosfera.
La gestione invernale del suolo rappresenta dunque un intervento tecnico strategico: un apparato radicale sano, sostenuto da un terreno ben arieggiato e con bassa presenza di larve dannose, costituisce la prima linea di difesa dell’olivo.
Nei contesti in cui le infestazioni sono state rilevanti negli anni precedenti, può risultare utile integrare la popolazione naturale dei funghi entomopatogeni al risveglio vegetativo, mediante applicazioni mirate di formulati a base di Metarhizium e Beauveria.
Radici sane significano piante più forti e la difesa dell’olivo, oggi più che mai, inizia dal suolo.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli















