Non esiste ancora una cura capace di eliminare definitivamente Xylella fastidiosa dalle piante infette. È questo il punto fermo da cui parte la nuova consultazione pubblica promossa dall’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che ha invitato comunità scientifica, istituzioni e portatori di interesse a esprimersi su due bozze di pareri dedicati alle strategie di controllo del batterio.
La consultazione rappresenta un passaggio chiave nell’aggiornamento delle misure europee di contrasto a una delle fitopatie più devastanti degli ultimi decenni.
Un batterio che minaccia l’olivo e non solo

Xylella fastidiosa è un batterio che colonizza lo xilema delle piante, compromettendo il trasporto di acqua e nutrienti. Viene trasmesso da insetti vettori che si nutrono della linfa grezza, come le sputacchine, e può colpire numerose specie vegetali: dagli olivi alle viti, dai mandorli agli agrumi.
In Europa l’emergenza è esplosa nel 2013 in Puglia, dove, come noto, il batterio ha causato il disseccamento rapido degli olivi, trasformando radicalmente il paesaggio e mettendo in ginocchio l’economia delle zone colpite.
L’assenza di una cura: cosa dice la scienza
Uno degli elementi centrali delle bozze di parere è la conferma di quanto già emerso negli anni: non esiste, allo stato attuale, un trattamento in grado di eradicare il batterio da una pianta infetta in condizioni di campo.
Sono stati testati approcci chimici, biologici e pratiche agronomiche innovative. Alcuni interventi possono attenuare i sintomi o ridurre temporaneamente la carica batterica, ma nessuno ha dimostrato di eliminare stabilmente l’infezione. Questo limite scientifico orienta inevitabilmente le politiche europee verso strategie di contenimento piuttosto che di guarigione.
Le nuove strategie di contenimento
Le bozze sottoposte a consultazione si concentrano su due direttrici principali.
1. Controllo degli insetti vettori
Ridurre le popolazioni di insetti che trasmettono il batterio è considerato uno degli strumenti più efficaci per limitare nuovi contagi. Le sostanze attive autorizzate nell’UE mostrano risultati significativi nel contenere i vettori, ma la ricerca sta valutando anche soluzioni complementari: gestione del cotico erboso, lavorazioni superficiali del terreno, controllo biologico e pratiche agronomiche mirate.
2. Gestione integrata delle piante e del territorio
L’altro filone riguarda l’insieme di misure applicabili direttamente alle coltivazioni: monitoraggio precoce, eradicazione tempestiva delle piante infette, zone cuscinetto, utilizzo di varietà più tolleranti e miglioramento delle tecniche di sorveglianza.
Le analisi evidenziano però lacune nei dati disponibili: molti studi sono condotti in condizioni sperimentali non sempre replicabili su larga scala, e mancano evidenze consolidate sugli effetti a lungo termine.
Una consultazione per rafforzare le politiche europee
La consultazione pubblica consentirà di raccogliere osservazioni tecniche e scientifiche prima della pubblicazione definitiva dei pareri. L’obiettivo è fornire basi solide per eventuali aggiornamenti delle misure fitosanitarie europee, rendendole più efficaci e proporzionate al rischio. In parallelo, l’Autorità sta lavorando a un aggiornamento del proprio parere scientifico del 2019, che sarà anch’esso oggetto di confronto pubblico nei prossimi mesi.














