“Normale 6,50 €/kg per un olio bio Igp?” “No, ma ecco perché succede!”

La domanda di una produttrice sulla differenza tra i listini e quanto offre un grossista e la possibile spiegazione
Economia
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“Salve! Sono un produttore calabrese, le vorrei chiedere perché le quotazioni dell’olio non corrispondono mai a quello che ti offre il grossista. Io produco olio bio extravergine IGP e oggi in Calabria viene pagato a 6,50. Com’è possibile?”
Firmato: Rosamaria Lacquaniti

Questa la mail giunta in redazione da un frantoio, con l’aggiunta che il problema sollevato è quello un po’ di tutti i produttori. “Tanto lavoro e poi quando arriviamo alla vendita il prodotto viene salutato”.

Abbiamo girato la domanda all’Ufficio economico di Aipo (Francesca Gambin e Roberta Ruggeri) che così ha risposto:

“La non piena allineatura dei prezzi riportati nei bollettini e le offerte effettivamente ricevute dai produttori continua a generare interrogativi, soprattutto in un’annata caratterizzata da forte volatilità e da una percezione diffusa di scollamento tra mercato “ufficiale” e mercato reale.

La domanda posta dal produttore della Calabria, che oggi vede riconosciuti 6,50 €/kg per un olio biologico, extra vergine e IGP, rappresenta un caso indicativo di una dinamica più ampia che coinvolge l’intera filiera.

Per comprendere questa differenza occorre innanzitutto chiarire la natura dei bollettini. Le quotazioni riportate da AIPO, così come da altre fonti istituzionali, non costituiscono un listino vincolante, ma una rilevazione statistica, basata su scambi effettivi, dichiarazioni di operatori qualificati e lotti con caratteristiche tecniche omogenee.

Questi valori di riferimento sono utili per leggere l’andamento del mercato, ma non applicabili in modo diretto a ogni singola transazione locale.

Il prezzo riconosciuto dal grossista risponde, invece, a logiche diverse. Chi acquista opera in un mercato in cui deve gestire lotti eterogenei, sostenere costi di selezione e garantire una successiva collocazione del prodotto, talvolta anche per conto terzi. È naturale, quindi, che il prezzo offerto rifletta non solo la qualità del lotto ma, anche, i margini necessari alla rivendita e i rischi commerciali assunti.

La presenza di certificazioni come il biologico o l’IGP rappresenta un valore aggiunto, ma non sostituisce la valutazione commerciale del lotto.

I bollettini, in tutto questo, fotografano scambi avvenuti in un determinato periodo, mentre il mercato locale può reagire rapidamente a variazioni dell’offerta, a pressioni provenienti da altri Paesi produttori o a esigenze immediate degli operatori.

Ne deriva che il prezzo “di piazza” può risultare più basso rispetto al valore medio rilevato su scala nazionale.
La Calabria, in questo quadro, presenta dinamiche specifiche, come la distanza dai principali poli di confezionamento, che determinano per il produttore di olio un potere contrattuale ridotto. Il risultato è un mercato prudente, soprattutto quando i lotti sono piccoli o non perfettamente omogenei.

Alla luce di questi fattori, però, un’offerta di 6,50 €/kg per un olio biologico IGP rappresenta un valore che, pur spiegabile nel contesto, rimane distante dal potenziale economico che un prodotto certificato e ben caratterizzato potrebbe esprimere.

Va sottolineato che negli ultimi anni, anche nelle aree più frammentate, si osservano segnali di crescita legati a una maggiore attenzione alla qualità e alla valorizzazione delle certificazioni, un percorso non immediato, ma necessario per garantire il futuro delle aziende olivicole”.

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Tags: grossita olio, in evidenza, mercato dell'olio, olio biologico, prezzo dell'olio

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