Olivicoltura: i fattori di rischio per necrosi e stress termico

La situazione climatica in molti oliveti del territorio sta diventando delicata: ecco come reagisce la pianta dell'olivo alle ondate di calore
Attualità
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Siamo ormai oltre la metà di giugno e la situazione climatica in molti oliveti del territorio sta diventando delicata. Le temperature hanno superato più volte i 34–35°C e, come già osservato negli ultimi anni, non è solo il valore termico a determinare il rischio, ma la combinazione con altri parametri atmosferici che amplificano lo stress sulle piante.

Tra il 12 e il 16 giugno si sono registrati picchi di 34–35°C, con valori costantemente sopra i 30°C nelle ore centrali. Quando la superficie delle olive supera i 35–40°C, aumenta in modo significativo il rischio di necrosi dei tessuti, soprattutto nelle drupe più esposte alla radiazione diretta. L’umidità relativa, tra il 38 e il 52% nelle ore più calde, non è sufficiente a sostenere una traspirazione efficace: in queste condizioni la pianta fatica a rinfrescarsi e la temperatura fogliare può superare quella dell’aria anche di 4–6°C.

Un ruolo chiave è svolto dalla radiazione globale, cioè la quantità totale di energia solare che raggiunge la superficie, somma della radiazione diretta e di quella diffusa. Negli ultimi giorni gli oliveti del territorio hanno ricevuto valori superiori ai 26–28 megajoule per metro quadrato al giorno, livelli elevati per metà giugno. Questa energia è essenziale per la fotosintesi, ma diventa un fattore di rischio quando la pianta non riesce a dissiparla attraverso la traspirazione, la combinazione di forte irraggiamento, umidità moderata e vento caldo porta infatti a un rapido surriscaldamento dei tessuti.

Il vento, che nei giorni scorsi ha raggiunto raffiche di 10–12 m/s, svolge un ruolo ambivalente. Da un lato favorisce la ventilazione e può ridurre la temperatura fogliare, dall’altro, in presenza di umidità bassa, accelera la perdita d’acqua e aggrava lo stress idrico, soprattutto nei terreni superficiali o poveri di sostanza organica.

Le brevi piogge di giugno hanno fornito un sollievo parziale, utile solo nei suoli capaci di trattenere l’umidità. Dove il terreno è rimasto asciutto, le giovani olive esposte al sole risultano più vulnerabili a scottature e necrosi, con possibili cadute anticipate delle drupe.
In questo quadro, la radiazione globale diventa un indicatore fondamentale per comprendere il rischio reale di stress termico e per programmare gli interventi di protezione della chioma.

È proprio in condizioni come queste che le polveri minerali assumono un ruolo strategico, non solo come schermanti, ma come veri stabilizzatori microclimatici capaci di ridurre la temperatura fogliare e di proteggere le drupe nelle fasi più sensibili.

Simulazione Radiazione globale a partire da una stazione reale
del Nord Italia e da fattori di correzione per latitudine


In questi giorni la quantità di energia solare che gli oliveti stanno ricevendo non è solo un dato meteorologico: è un elemento che incide direttamente sul funzionamento della pianta. Quando la radiazione giornaliera supera i 26–28 MJ/m², come sta accadendo in questa fase di giugno, l’olivo accumula più energia di quanta riesca a dissipare.

Questo porta la chioma a scaldarsi più rapidamente, accelera i processi interni e rende la pianta più sensibile alla mancanza d’acqua. In pratica, il nocciolo tende a lignificare prima, la traspirazione aumenta e l’olivo entra più facilmente in una condizione di stress idrico “silenzioso”, cioè non ancora visibile ma già attivo. Se poi la superficie delle drupe supera i 35–40°C, la combinazione tra forte sole e acqua non sempre disponibile può favorire la cascola fisiologica, perché i frutti più esposti diventano vulnerabili e la pianta fatica a raffreddarsi attraverso la traspirazione.

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Tags: in evidenza, Olive, oliveto, olivicoltura

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