L’oleoturismo in Italia cresce con decisione e si conferma tra i segmenti più dinamici del turismo enogastronomico. Tra il 2021 e il 2024 la partecipazione alle esperienze legate all’olio extravergine di oliva è aumentata del 37,1% e 7 italiani su 10 lo considerano un simbolo del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale. Il trend si inserisce nell’espansione globale del turismo del gusto, con interesse oltre il 55% tra tedeschi, francesi, americani inglesi ed austriaci che vorrebbero venire in Italia a fare un viaggio in cui vivere esperienze enogastronomiche nei prossimi anni. È quanto emerge dal Secondo Rapporto sul Turismo dell’Olio promosso da Associazione Nazionale Città dell’Olio, Coldiretti e Unaprol, curato da Roberta Garibaldi, che evidenzia la crescente strutturazione dell’oleoturismo come esperienza culturale, educativa e immersiva.

L’interesse cresce sia sul mercato interno – dove il 70% degli italiani vorrebbe fare degustazioni con abbinamenti gastronomici – sia nei principali mercati esteri, in particolare Germania, Francia, Austria, Svizzera e Stati Uniti. Accanto a degustazioni, visite ai frantoi e acquisti in azienda, aumenta la richiesta di esperienze immersive come itinerari tra ulivi secolari, cene in oliveto (scelte dal 71%), percorsi culturali e visite a frantoi storici. Toscana (29%) e Puglia (28%) guidano le preferenze, seguite da Sicilia (20%), Umbria (18%) e Liguria (15%), mentre cresce l’interesse per territori meno noti, ma di alta qualità produttiva.
Sul fronte della spesa emergono differenze tra mercati: in Europa prevale una fascia tra 20 e 40 euro, mentre i turisti statunitensi mostrano maggiore propensione al segmento premium, con un 30% disposto a spendere tra 60 e 100 euro. Gli italiani manifestano forte interesse per aspetti salutistici (65%), varietali (60%) e culturali (60%) dell’olio, ma resta un gap di conoscenza con il 43% conosce concretamente la produzione del proprio territorio o ha visitato oliveti e frantoi e meno della metà sa indicare almeno una cultivar.
“Il turismo dell’olio si conferma uno strumento formidabile anche per contrastare lo spopolamento delle aree interne e per promuovere un turismo di prossimità, sostenibile e destagionalizzato – ha dichiarato il presidente di Unaprol e vicepresidente Coldiretti David Granieri – e la nostra Fondazione Evooschool è impegnata a supportare gli operatori della filiera, con iniziative di formazione mirate alla crescita professionale necessaria per offrire servizi oleoturistici di elevato standing”.
“L’oleoturismo non è una moda passeggera, ma una leva strategica per lo sviluppo sostenibile e la valorizzazione delle aree rurali” ha confermato Michele Sonnessa, presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio: “L’olio Evo è più di un prodotto: è paesaggio, biodiversità, cultura viva e racconto delle comunità. Per trasformare l’interesse dei turisti in valore reale, serve un’offerta strutturata e di qualità. Per questo, insieme ad Unaprol, stiamo costituendo il primo Club di Prodotto sul Turismo dell’Olio, per mettere in rete aziende, frantoi, ristoratori, oleoteche e operatori del turismo esperienziale. Il Club favorirà promozione integrata, commercializzazione, formazione, servizi digitali e supporto alle imprese”.

















