L’obiettivo di aumentare nell’arco di 7 anni la produzione di olio nazionale del 25% è un punto centrale del nuovo Piano olivicolo nazionale la cui bozza è stata presentata ai rappresentanti della filiera nel tavolo convocato martedì scorso al Ministero dell’Agricoltura.
Come anticipato da Olivonews, si tratta di un obiettivo che nelle intenzioni del Piano sarà raggiungibile attraverso 45.000 ettari di nuovi impianti nelle aree vocate, la sostituzione di 15.000 ettari di oliveti vetusti e le opere di infittimento per avere densità minime di 300 piante ad ettaro. Il tutto per circa 70 mila ettari da realizzarsi in aree vocate all’olivicoltura, libere o attualmente destinate ad altre colture. Per il raggiungimento di tali obiettivi il Piano evidenzia la necessità di individuare:
a) le aree maggiormente vocate, sulla base delle carte dei suoli esistenti;
b) le varietà tolleranti o resistenti nei confronti della Xylella fastidiosa, nell’ambito del germoplasma italiano esistente o di nuove varietà ottenute da incrocio, ampliandone il numero;
c) i metodi di lotta alla Xylella fastidiosa nella zona infetta, ecosostenibili, che permettano alle piante infette sopravvissute di ritornare a produrre
d) le varietà italiane che più si adattano ad un’intensificazione colturale e ai cambiamenti climatici, e meno suscettibili alle principali avversità dell’olivo;
e) le forme di allevamento e i sesti di impianto (sistemi colturali) più adatti, in relazione all’esigenza di meccanizzare la potatura e la raccolta;
f) le tecniche di irrigazione che consentano il più razionale utilizzo delle limitate risorse idriche disponibili.
Il problema che si pone, a questo punto, è dove trovare le decine di milioni di piante di olivo certe sotto il profilo varietale e garantite sotto quello fitosanitario da poter impiantare su una così vasta superficie. Nell’ultima campagna vivaistica, infatti, come ricorda il Piano, “le produzioni QVI (Qualità Vivaistica Italia) certificate hanno riguardato 600 mila piante, fornite da una ventina di vivai. Le aziende attive nella propagazione dell’olivo sono all’incirca 100, con maggior concentrazione in Toscana, Calabria e Sicilia. Solo poche di esse, rileva il Piano, sono in grado di superare la soglia di 500 mila piante anno secondo metodi di moltiplicazione classici, innesto o taleaggio. Ad esse si aggiungono 2 imprese che producono principalmente attraverso la micropropagazione in vitro”. Tra le varietà più propagate, viene ricordato, ci sono Coratina, Leccino, Frantoio, Moraiolo, Nocellara del Belice, Maurino.
Dunque, il Piano prospetta un incentivo economico per la moltiplicazione e commercializzazione delle varietà italiane selezionate per impianti intensivi e superintensivi. L’incentivo, viene suggerito, “potrebbe essere erogato per l’acquisto di attrezzature specifiche per la propagazione e la micropropagazione di piante di olivo”. Per incoraggiare i vivaisti a produrre per il mercato si prevedono incentivi in investimenti materiali per circa 30 vivai, con una spesa media di 500 mila euro pro capite, un importo totale di investimento pari a 15 milioni di euro, finanziati con un contributo del 50% .



















