Nonostante l’irregolarità, i dati indicano che, nella maggior parte dell’Italia, la “fame di freddo” è stata soddisfatta.
Le ore passate tra 0°C e 11°C sono state sufficienti a completare i processi biochimici necessari per rompere la dormienza, quantificata in 200-250 ore alla media di 7 – 10°C. Il soddisfacimento precoce del fabbisogno in freddo, però, unito a un possibile febbraio mite, potrebbe esporre l’olivo a un rischio di risveglio scoordinato.
Se la pianta percepisce l’accumulo termico troppo presto, avvia la sintesi di gibberelline e citochinine, i due dei principali fitormoni che regolano il risveglio vegetativo dell’olivo, e si mobiliterebbero gli zuccheri verso le gemme, prima che il rischio di gelate tardive sia passato.
Cosa accade dentro la gemma
La dormienza non è un semplice “riposo” dell’olivo, ma un equilibrio ormonale che protegge la gemma durante l’inverno. Con l’accorciarsi delle giornate e il calo delle temperature, aumenta l’azione dell’acido abscissico, il fitormone che induce la pianta all’inattività, rallenta la respirazione cellulare, incrementa le sostanze di difesa e mantiene la gemma in uno stato di vita latente.
Il freddo invernale, soprattutto tra 0°C e 11°C, non serve solo a “raffreddare” la pianta, è il segnale biochimico che permette di degradare progressivamente l’acido abscissico e attivare gli enzimi idrolitici, come l’amilasi, fondamentali per trasformare gli amidi in zuccheri semplici pronti all’uso.
Quando il fabbisogno in freddo è soddisfatto, entrano in gioco le gibberelline, ormone che riattiva il metabolismo, e le citochinine, altro ormone che stimola la divisione cellulare e l’allungamento dei germogli.
È proprio questo passaggio che nel 2026 diventa delicato: un inverno instabile, con freddo soddisfatto troppo presto e giornate miti intermittenti, può anticipare la riattivazione ormonale, consumando riserve preziose e rendendo le gemme vulnerabili a eventuali ritorni di gelo.
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Evento climatico 2026 |
Impatto sulla Fisiologia dell’Olivo |
Azione Agronomica Consigliata |
Obiettivo |
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Vento forte |
Disidratazione fogliare e micro-lesioni ai rami sottili. |
Monitoraggio idrico e potatura di rimozione delle parti danneggiate. |
Ripristinare il turgore cellulare e prevenire infezioni da ferita. |
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Sbalzi termici |
Consumo anomalo di riserve (amido) e stress ossidativo |
Intervento fogliare con aminoacidi e carboidrati (tra 20-30 giorni). |
Fornire energia pronta per il risveglio senza intaccare le riserve interne. |
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Acquazzoni brevi |
Lisciviazione nutrienti e saturazione temporanea dei pori. |
Controllo del drenaggio e successiva integrazione di Boro e Zinco. |
Garantire la disponibilità di precursori ormonali (Auxine). |
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Soddisfacimento |
Superamento della dormienza; pianta pronta alla ripresa. |
Ritardare la potatura per evitare stimoli vegetativi precoci. |
Sincronizzare il risveglio con le condizioni climatiche stabili di marzo. |
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Umidità |
Riattivazione di patogeni latenti (Occhio di pavone). |
Trattamento con rameici o biocompetitori (es. Bacillus subtilis). |
Mantenere l’apparato fogliare sano e fotosinteticamente attivo. |
La potatura strategica nell’inverno 2026
In un contesto d’instabilità termica e possibile risveglio precoce, la parola d’ordine per il 2026 è “prudenza”.
Ritardare l’inizio della potatura, specialmente nelle zone di bassa collina o in pianura, permette di mantenere la pianta in uno stato di relativa quiete, evitando di stimolare il flusso ormonale verso le gemme apicali troppo in anticipo.
Le ferite da taglio sono “porte aperte” che segnalano alla pianta la necessità di reagire.
In questo 2026, caratterizzato da acquazzoni improvvisi e umidità persistente, è fondamentale disinfettare i tagli di grosso diametro e intervenire con prodotti rameici subito dopo la potatura, per prevenire l’ingresso di funghi e batteri, come la Rogna dell’olivo, favoriti dal clima umido.
A causa degli stress meccanici subiti dalle chiome per i venti forti (raffiche fino a 50 – 60 km/h), la potatura dovrà dare priorità alla rimozione dei rami che presentano micro-fessurazioni o decorticazioni. Questi tessuti danneggiati sono i primi a cedere sotto il peso della futura produzione o a seccare durante i primi caldi primaverili.
Si consiglia una potatura meno drastica e più agevolatrice, volta a sfoltire l’interno della chioma per favorire il passaggio dell’aria e della luce ridurrà il ristagno di umidità post-acquazzone, contrastando la riattivazione di patogeni latenti e migliorando l’efficacia dei trattamenti nutrizionali fogliari previsti tra 40-60 giorni.
Nelle zone dove la “fame di freddo” è stata soddisfatta, ma si temono gelate tardive, è consigliabile una potatura a marzo avanzato così, se il gelo dovesse colpire le gemme già gonfie, avremo ancora margine di manovra per intervenire e ricalibrare lo scheletro produttivo dellolivo, senza aver già asportato troppe riserve.
Verso un risveglio coerente
Per far sì che il risveglio vegetativo sia coerente con le necessità ormonali della pianta, l’olivicoltore deve agire strategicamente nelle prossime 3-4 settimane. L’obiettivo è supportare il passaggio naturale dalla dormienza al risveglio vegetativo senza forzarla eccessivamente.
Poiché gli sbalzi termici del 2026 potrebbero aver limitato le riserve di amido, è utile intervenire con biostimolanti fogliari a base di aminoacidi e polisaccaridi. Questi nutrienti “pronti all’uso” permettono alla pianta di riattivare la respirazione cellulare senza stress, meglio se uniti a micronutrienti, come Boro e Zinco.
L’importanza dello Zinco in questo particolare 2026 risiede nella sua capacità di agire come catalizzatore per la sintesi del triptofano, un amminoacido essenziale che funge da precursore biochimico delle auxine.
In una stagione segnata da forti raffiche di vento che hanno causato micro-lesioni e stress meccanici alle chiome, le auxine prodotte grazie allo Zinco diventano fondamentali per stimolare la divisione cellulare e riparare i tessuti danneggiati prima che l’aumento delle temperature primaverili ne provochi il disseccamento definitivo.
Insieme al Boro, questo intervento garantisce che la pianta non debba attingere alle scarse riserve di amido, già intaccate dagli sbalzi termici invernali, favorendo invece una cicatrizzazione rapida e una ripartenza vegetativa bilanciata.
La scelta del formulato e del momento esatto va, comunque, adattata alla varietà e allo stato nutrizionale dell’oliveto.
Intervenire tra circa un mese con una nutrizione mirata non significa solo “fertilizzare”, ma inviare i giusti segnali biochimici affinché l’olivo si prepari a una fioritura uniforme e produttiva.
Il 2026 non sarà un anno semplice ma, con scelte ponderate, l’olivo può trasformare un inverno instabile in una ripartenza equilibrata.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli


















