Cresciuti del 50% gli arrivi di olio straniero in Italia

La denuncia di Coldiretti: l'olio nazionale schiacciato da invasione straniera, frodi con olio di semi e clorofilla, miscelazione con olio lampante ed etichette ingannevoli
Economia
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Nel 2025 gli arrivi in Italia di olio d’oliva straniero sono aumentati del 50% in quantità, facendo crollare i prezzi di quello tricolore e favorendo inganni e traffici, spesso illegali. A denunciarlo è la Coldiretti in occasione di un evento svoltosi a Firenze, dove ha ricordato che l’olio tunisino viene acquistato dall’industria olearia a poco più di 3 euro e mezzo al chilo.

Prezzi in calo e concorrenza sleale

“L’afflusso di olio straniero sta schiacciando i prezzi verso il basso – denuncia Coldiretti – spingendo gli olivicoltori italiani a svendere il loro prodotto sotto i costi di produzione, grazie alle astuzie di trafficanti senza scrupoli”. Oltre all’olio low cost che arriva quotidianamente nei porti italiani, Coldiretti evidenzia che “proliferano frodi vere e proprie: semi colorati con clorofilla spacciati per extravergine, miscelazione non dichiarata di olio lampante (la peggiore qualità di olio di oliva) preventivamente deodorato e decolorato mediante la raffinazione. Non mancano poi etichette ingannevoli, con ‘Confezionato in Italia’ in evidenza e l’origine Ue – che svela la vera provenienza – ridotta a caratteri minuscoli e quasi invisibili”.

Nuove regole per la tracciabilità e la trasparenza

Una misura importante in tale ottica, secondo l’organizzazione, è il provvedimento scattato lo scorso 1° marzo che ha imposto l’obbligo di indicare puntualmente nel Registro Telematico della Tracciabilità la natura degli oli in regime di Tpa e le operazioni di “equivalenza”. Un passo decisivo per colmare un vuoto che rischiava di danneggiare la trasparenza del mercato a tutela del consumatore.

Come più volte denunciato da Coldiretti e Unaprol, “la norma sul traffico di perfezionamento attivo in questi anni ha favorito l’importazione di olio straniero a dazio zero per essere lavorato ma senza dare precise garanzie sulla sua destinazione finale. Ma la tutela del Made in Italy passa anche dal rafforzamento dei controlli puntuali sugli oli provenienti da Paesi extra Ue, dove spesso sono usati prodotti fitosanitari vietati in Europa, affermando il principio di reciprocità delle regole, oltre che dall’estensione del Sian, il registro telematico, a livello europeo, arma contro le manovre dei trafficanti. È necessario un giro di vite contro il sottocosto nella Gdo per difendere Dop e Igp. Occorre un monitoraggio costante del Masaf sulla conformità dell’olio proposto a scaffale. Trasparenza e controlli organolettici sono le armi giuste per valorizzare il prodotto nazionale e arginare l’import extra-Ue a basso valore aggiunto”.

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Tags: in evidenza, mercato olio, olio extravergine di oliva, olio straniero, prezzi dell'olio

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