Negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato che le piante non sono organismi silenziosi, comunicano tra loro attraverso molecole che rilasciano nell’aria, i cosiddetti composti organici volatili (VOC).
Uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Botany mostra come questi segnali chimici, emessi anche da piante sane, possano ridefinire le strategie di difesa fitosanitaria anche dell’olivo, aprendo una prospettiva completamente nuova sulla protezione colturale. Questa scoperta offre basi scientifiche all’impiego di distillati di legno e polveri di roccia, strumenti che fino a pochi anni fa venivano considerati semplici corroboranti agronomici.

La difesa del futuro non si limiterà a colpire i parassiti, ma imparerà a governare i messaggi che le piante si scambiano tra loro, modulando i segnali chimici che circolano nell’oliveto per avvisare le piante del pericolo o per renderle meno riconoscibili agli insetti dannosi come la mosca dell’olivo.
Il gruppo di ricerca guidato da Velemir Ninkovic della Sveriges lantbruksuniversitet ha pubblicato uno studio pionieristico, dal titolo “I composti volatili emessi da piante non danneggiate modulano le strategie di crescita delle piante vicine”, che dimostra come le piante sane comunichino tra loro attraverso molecole rilasciate nell’aria, capaci di influenzare il comportamento di piante della stessa specie.
A differenza delle ricerche passate, focalizzate sui segnali emessi dalle piante solo dopo un attacco, lo studio di Ninkovic mostra che anche le piante non danneggiate emettono segnali chimici, che permettono alle piante vicine della stessa specie di adattare preventivamente il proprio metabolismo. La comunicazione tra individui della stessa specie è importante, perché i pericoli che colpiscono una singola pianta ad esempio d’olivo, come un’infestazione di mosca o un’infezione da occhio di pavone, sono gli stessi che minacciano il suo vicino.
“Ascoltando” i messaggi chimici dei propri simili, la pianta vicina può attivare le proprie difese prima che il parassita arrivi.
La somma di queste risposte individuali crea un vero e proprio sistema di allarme collettivo, capace di anticipare la minaccia.
Per l’olivicoltore, comprendere e intercettare questi segnali significa poter intervenire in modo più tempestivo e mirato. Le prove condotte su diverse cultivar di orzo mostrano che alcune varietà sono più “comunicative”, altre più “sensibili”.
È ragionevole ipotizzare che anche tra le cultivar di olivo, come Frantoio, Coratina o Leccino, esistano differenze nella capacità di emettere e percepire questi segnali, influenzando la loro resilienza naturale alle malattie.
Capire, conoscere e interpretare i segnali dei composti organici volatili sarà una delle chiavi della difesa fitosanitaria del futuro.
Nel frattempo, questa ricerca ci permette di comprendere meglio perché prodotti naturali come i distillati di legno e le polveri di roccia non siano semplici coadiuvanti, ma strumenti capaci di interagire con la rete invisibile di messaggi chimici che attraversa l’oliveto.
Il distillato di legno, con il suo profilo aromatico affumicato, introduce un rumore di fondo che interferisce con i segnali che partono dalle olive e guidano insetti come la mosca dell’olivo.
Le polveri di roccia, invece, schermano e attenuano questi segnali, rendendo la pianta meno riconoscibile ai parassiti, che si orientano sul riconoscimento degli odori per individuare l’ospite.
In questa prospettiva, la difesa dell’olivo si avvia verso un modello di precisione integrata. Il tradizionale monitoraggio visivo in campo e i modelli previsionali climatici saranno affiancati da una nuova frontiera tecnologica: la sensoristica ambientale biosensibile. Lo sviluppo di dispositivi capaci di captare e decodificare i composti organici volatili in tempo reale permetterà di “ascoltare” lo stato fisiologico dell’oliveto prima ancora che i danni diventino visibili.
La difesa fitosanitaria non sarà quindi più soltanto un insieme di interventi reattivi, ma una gestione predittiva dei flussi informativi che attraversano l’oliveto, in cui tecnologia digitale e biologia vegetale collaborano per una protezione più sostenibile, tempestiva e intelligente.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli






