Ci ha lasciato Pasquale La Notte, una vita dedicata alla Coratina, la varietà dell’olivo che colora la terra che lui ammirava dalla sua Bisceglie e per la quale ha scrutato archivi ovunque, alla ricerca di tracce documentali utili a raccontarne la storia, a dare forza alle origini di una pianta che oggi sta ottenendo un rinnovata valorizzazione nella sua terra e nel mondo. Pasquale migrava da un tavolo all’altro, alla ricerca di chi a quella sua passione avrebbe potuto dare sintesi in un volume, non perdeva un attimo per dare valore a un incontro, a uno scambio di idee, proiettato alla costruzione di argini utili a snellire e dare forma al suo lavoro.

Carte che si ereditano, ma la passione di Pasquale non è ereditabile, anche se resta come una scintilla sotto la cenere. C’è il rischio che tutto il suo lavoro sia sopraffatto da una olivicoltura ancora oggi legata all’olio. Sempre gli stessi movimenti. Sempre le stesse azioni. Sempre lo stesso olio.
Ma qualcosa si muove in quella terra. Qualcuno che ascoltava Pasquale c’è lì tra Bisceglie e Corato. Persone che amano quegli olivi, li abbracciano fino a condividerne il respiro, ne accarezzano i rami, come Pasquale invitava a fare ai giovani che radunava al cospetto della pianta Madre della sua Coratina.
E poi l’olio. Ma Pasquale sapeva prima e meglio di tutti che un conto è amare l’olivo, un altro ottenere l’olio dai suoi frutti. L’olio per lui era una conseguenza naturale che, quale forma di rispetto del lavoro delle sue piante, doveva essere perfetto. Da uomo saggio, sapeva bene che i suoi amati olivi Coratini non producevano olio e per questo ne affidò i frutti ai tempi di Alfredo, alle macchine di Donato, alle mani di Emanuele. Lo ricordo a Verona, vincitore del Sol d’Oro, ritirare il premio e dedicare le prime parole a ringraziare chi dalle olive delle sue piante aveva saputo estrarre l’olio premiato.
Con la perdita di Pasquale La Notte, l’olivicoltura pugliese, ma azzarderei quella italiana, perde una mente viva. Così, a memoria, non ne vedo un altro carico della sua passione, della tenacia e della voglia di documentare i fatti per non rifugiarsi solo nelle parole, spesso abusate da chi fa il mio mestiere. Ricordo le sue telefonate – a tratti, lo ammetto, interminabili – piene della passione e della gentilezza che caratterizzavano Pasquale prima che della tenacia del Generale. Un uomo capace di unire il ricordo alla memoria, il desiderio di trasferire entrambi con le parole al pubblico. Un desiderio grande lo sosteneva e lo inseguiva da sempre, trasferire il valore della sua ricerca, la ricchezza del suo archivio, in un’opera da mettere a disposizione di chi ha cuore. Perché di cuore si tratta, non cercava una libreria da arricchire, ma una testa che traesse dalle sue ricerche la forza di rendere la Coratina protagonista del proprio futuro e per questo serve cuore, anche se i limiti li segnerà il denaro.
Ciao Generale, ti ricorderò all’ombra di quell’olivo.
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