L’allarme sull’olio italiano: “Conviene di più produrre lampante”

Paolo Mariani, presidente di Assofrantoi, denuncia: prezzi crollati, alte giacenze, costi insostenibili e zero risposte: "Così si sta affossando il nostro extravergine"
Economia
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“Stanno facendo di tutto per affossare l’olio extravergine di oliva italiano. Oggi è molto più conveniente produrre lampante. E vi spiego il perché”.

Paolo Mariani

Il presidente di Assofrantoi, Paolo Mariani, guarda sgomento l’assenza di iniziative per sostenere il settore in questo momento di fortissima crisi. Ed in particolare si fa interprete delle grandi preoccupazioni dei frantoiani, stretti tra mancanza di liquidità se non vere e proprie esposizioni bancarie, un mercato fermo con alte giacenze e prezzi precipitati a tal punto da non coprire minimamente i costi di produzione sostenuti nella precedente campagna.

Presidente Mariani, ma davvero crede che un frantoiano guadagni più a produrre lampante che olio extravergine?
“Non lo credo io, lo dicono i numeri. E i numeri non mentono. Oggi l’extravergine viene venduto a 5 euro, il lampante è salito a 2,50. E chi produce lampante praticamente non ha spese: niente trattamenti fitosanitari perché anche le olive con la mosca vanno bene, niente squadre per la raccolta perché si lasciano le reti con le olive che cadono da sole, niente tempi di consegna perché si può aspettare tranquillamente gennaio o febbraio. E poi spese ridotte all’osso anche in frantoio con temperature sparate a 40 gradi per avere maggiore estrazione (a cui si aggiunge tranquillamente anche la seconda con la sansa), nessun pensiero per la conservazione e dunque niente costi per azoto o climatizzatori nello stoccaggio…”.

Ed il mercato?
“Paradossalmente ha più mercato il lampante che l’extravergine. Una volta rettificato in raffineria e miscelato con un po’ di olio vergine, diventa olio di oliva che trova collocazione nel settore alimentare e nella panificazione, ma anche nell’industria conserviera per i sott’olio, nella ristorazione per le fritture, nell’industria cosmetica. Le opportunità non mancano di certo”.

Eppure ci hanno insegnato a difendere la qualità dell’extravergine nazionale, ci hanno detto che il made in Italy è un valore aggiunto…
“A parole siamo tutti bravi, poi occorrono i fatti. E ad oggi non si sta facendo nulla. Non si prende consapevolezza della spaventosa crisi in atto, come non si era presa consapevolezza della pericolosa impennata dei prezzi nei due anni in cui la Spagna aveva avuto un crollo produttivo. Un rincaro che aveva avuto come conseguenza un calo dei consumi, con le famiglie indirizzate verso altre tipologie di olio, specie di semi. Assofrantoi aveva avvertito di quel rischio: perdere clienti è purtroppo facile, riconquistarli è difficilissimo. Anche oggi che i prezzi sono crollati in Spagna e Tunisia, tirando giù anche quelli del nostro paese, chi sceglie l’olio extravergine di oliva al supermercato prende quello che costa meno, senza andare a guardare la provenienza. Il made in Italy può forse tirare fuori dai confini nazionali, ma qui da noi, senza decisioni forti, continuerà a tribolare”.

Esiste una soluzione?
“Si è persa l’occasione di intervenire quando era ora. Hanno provato a mascherare l’immobilismo promettendo un Piano Olivicolo nazionale con 300 milioni di euro per aumentare la produzione, ma con il ColtivaItalia che è ancora inchiodato in Parlamento. E non si sono voluti accorgere che il settore oleario si trovava alle prese con una crisi profondissima. Neanche uno straccio di lettera all’Abi (Associazione bancaria italiana, ndr) per chiedere di sostenere i frantoiani in questa difficile fase con una moratoria sui debiti e sui tassi di interesse. Niente di niente, se non quello di giocare allo scaricabarile, con il Ministero dell’Agricoltura che ha chiesto a quello delle Imprese e del Made in Italy di occuparsene lui dei frantoi, perché sono azienda artigianali e non agricole. Davvero una presa in giro”.

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Tags: Assofrantoi, in evidenza, olio extravergine, olio lampante, prezzi olio

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