E siamo a tre! Tre i mesi di silenzio del Ministero dell’Agricoltura di fronte alla richiesta dello stato di crisi del settore olivicolo-oleario, con convocazione di un tavolo urgente, richiesto da Puglia e Calabria e condiviso da tutti gli altri Enti regionali nella Commissione Politiche Agricole. Per certi versi un imbarazzante “sgarbo” istituzionale che ha contraddistinto una estate dove pure la richiesta delle Regioni è stata rilanciata un po’ da tutte le associazioni di categoria dei produttori olivicoli e soprattutto dei frantoiani.
Ed invece dal Masaf, al di là del ripetere che vi sono 300 milioni per il rilancio del settore con il ColtivaItalia – fermo in Parlamento e che comunque non affronta la crisi attuale – neanche la comunicazione della presa in carico della richiesta. Piuttosto azioni stravaganti come il “pasticcio” con il decreto sul divieto di miscelazione di oli vergini ed extravergini ed una campagna di promozione televisiva proprio nei mesi in cui la gente la sera esce di casa e non sta alla tv.
Con tanto olio in giacenza (solo l’extravergine italiano al 31 luglio superava le 100 mila tonnellate, quasi il doppio rispetto allo scorso anno e l’80% del quale proprio in Puglia e Calabria), un mercato praticamente fermo e prezzi in discesa libera, la nuova campagna alle porte rappresenta per certi versi un incubo con i frantoiani che da un lato denunciano la mancanza di liquidità per acquistare le olive e dall’altro hanno problemi per stoccare il nuovo olio con le cisterne già piene.
Eppure l’invito di Puglia e Calabria si basava su pochi ma concreti atti per sostenere imprese e produttori in una fase di forte difficoltà economica e di mercato.
“Il riconoscimento dello stato di crisi del comparto – aveva sottolineato l’assessore all’agricoltura della Puglia Francesco Paolicelli – consentirebbe alle aziende di poter rinegoziare le esposizioni bancarie, alleggerendo la pressione finanziaria che oggi grava su molte realtà produttive”.

Tra le proposte avanzate anche l’attivazione delle misure sullo stoccaggio previste dal regolamento UE, considerate uno strumento utile a contribuire alla stabilizzazione del mercato e al ripristino di condizioni di equilibrio dei prezzi in vista della prossima campagna di raccolta e misure concrete sul fronte dei controlli per l’olio sfuso con la bolla elettronica e un sistema di stoccaggio doganale dedicato per l’olio importato.
Proposte che restano lì ferme, in attesa di essere prese in considerazione. Ferme come la richiesta di modificare l’altra discussa norma che entrerà in vigore quest’anno, vale a dire l’obbligo della consegna delle olive al trasformatore entro 6 ore. Per carità, già sembrerebbe che buona parte dei commercianti si è organizzata, classificandosi come intermediatori tra frantoi della Puglia o della Calabria e quelli del centro-nord Italia e superando così il limite orario imposto dalla norma (limite che non vige tra frantoi). Ma la sensazione – e ci auguriamo di essere smentiti! – è che si navighi a vista, ignorando le aspettative di produttori e frantoiani. Che, viceversa, guardano ad ottobre con grandissima preoccupazione.

















