Dai controlli eseguiti negli oliveti in questa seconda settimana di settembre, le olive risultano più verdi rispetto alle precedenti annate; eppure la materia grassa presente è mediamente simile agli anni scorsi. È un dato che colpisce a prima vista, un’oliva che appare più “indietro” nel colore, ma che internamente mostra una maturazione fisiologica già ben avviata.
La sviluppo delle olive a metà settembre 2026 presenta infatti un quadro equilibrato, nonostante l’estate sia stata una delle più calde degli ultimi anni. L’invaiatura è in atto, ma il viraggio procede con lentezza: le drupe mostrano ancora un verde pieno, compatto, con solo qualche sfumatura giallastro-rosata nelle cultivar più precoci.
Le prime analisi confermano valori molto simili a quelli dell’anno scorso, con un’umidità media attorno al 60% e un contenuto in grassi superiore al 10%, segno che la fase di accumulo oleoso è pienamente avviata.
Ciò che cambia, rispetto alle annate precedenti, è l’aspetto esteriore del frutto, più verde e più “chiuso”, quasi trattenuto nella sua fase vegetativa. Questo comportamento, apparentemente anomalo, è in realtà una risposta fisiologica del tutto coerente con il clima del 2026.

L’indurimento del nocciolo, avviato a fine giugno e concluso entro la seconda quindicina di luglio, è stato leggermente anticipato rispetto alla media degli anni scorsi. L’olivo ha completato presto la fase di lignificazione e ha potuto dedicare più energia alla sintesi dei lipidi.
L’accumulo oleoso procede regolarmente; ciò che non avanza con la stessa velocità è la degradazione della clorofilla, che richiede condizioni termiche più miti, notti fresche e un’umidità moderata.
Le alte temperature di agosto e la rapida evaporazione delle piogge convettive hanno mantenuto la drupa in uno stato di leggera disidratazione funzionale, sufficiente a rallentare la trasformazione dei pigmenti e a posticipare la comparsa delle tonalità rosate e porpora.
Dentro l’oliva, dunque, sta accadendo qualcosa di molto preciso: la pianta sta accumulando olio con regolarità, ma conserva ancora una forte impronta vegetativa.
La clorofilla non è stata completamente degradata, gli antociani non hanno ancora iniziato a emergere e i carotenoidi restano in una fase di sintesi lenta. È una maturazione che procede “in profondità” più che in superficie, con un frutto che si arricchisce di grassi e si struttura, ma che non mostra ancora i segni cromatici della piena invaiatura.
In altre parole, il 2026, ma lo vedremo con chiarezza nelle prossime settimane, sembra consegnarci olive più verdi, probabilmente non meno mature: una maturazione fisiologicamente regolare, solo posticipata nel colore, e perfettamente coerente con un’annata calda, asciutta e caratterizzata da una fenologia anticipata nelle prime fasi e rallentata nelle ultime. Resta da capire se questo ritardo nel riassorbimento della clorofilla potrà incidere sulla qualità degli oli.
È possibile che una maggiore persistenza della componente verde si traduca in profili più erbacei, più freschi e più intensi; ma è altrettanto possibile che la maturazione interna, già ben avviata, porti a oli equilibrati e puliti, come nelle migliori annate collinari.
La risposta definitiva arriverà solo al frantoio: quando le olive saranno molite e gli oli si mostreranno per ciò che sono, rivelando se questa maturazione avrà lasciato un’impronta sensoriale riconoscibile oppure no.
Direttore AIPO
Associazione Interregionale
Produttori Olivicoli


















