Tensione tra produttori e confezionatori di olio in Spagna a causa della proposta dei primi (a partire dalle cooperative) di procedere ad un ritiro obbligatorio dell’olio d’oliva per far fronte a una presunta sovrapproduzione.
Un’iniziativa respinta con decisione dall’Associazione Nazionale Confezionatori (Anierac) e dall’Associazione Esportatori (Asoliva), che la definiscono sproporzionata e rischiosa per la competitività internazionale. Secondo le associazioni, infatti, la misura creerebbe costi finanziari e logistici straordinari, oltre al pericolo di deteriorare la qualità del prodotto e lasciare spazio ai concorrenti esteri.
Sulla stessa linea d’onda si inserisce il giudizio della Commissione Antitrust spagnola (CNMC), che ha avvertito come il blocco dell’offerta rischi di innescare aumenti di prezzo e danni a lungo termine per i consumatori. Dal canto loro, i rappresentanti delle categorie produttive e industriali mettono in guardia da diagnosi affrettate: «intervenire su un mercato non è come premere un pulsante: se la diagnosi è incompleta, la cura può essere peggiore del male», ha sottolineato Primitivo Fernández, direttore di Anierac. Gli fa eco Rafael Pico, direttore di Asoliva, evidenziando che «se il ritiro riduce la nostra disponibilità o competitività sui mercati internazionali, altri Paesi possono colmare quel vuoto, e recuperare clienti può essere molto difficile».
Nonostante la chiusura netta nei confronti della misura emergenziale, le organizzazioni confermano la propria disponibilità a dialogare con il Ministero dell’Agricoltura per puntare invece su una strategia a lungo termine basata sull‘aumento dei consumi e sulla promozione della domanda.


















