Gli effetti della crisi dell’olio sulla nuova campagna olearia

Tra record di giacenze, crollo dei prezzi e scarsa liquidità non solo i frantoi ma l'intera filiera olivicolo olearia è a rischio
Economia
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di Veronica Bertoldo e Enzo Gambin

Tra poche settimane inizieranno le raccolte e arriveranno gli oli nuovi, ma le giacenze della scorsa stagione restano elevate e pesano come un macigno sull’avvio della campagna.

È un quadro che non nasce da un singolo fattore, ma dall’incrocio di dinamiche economiche, normative e operative che stanno mettendo sotto pressione frantoi e produttori.

Sul piano economico, i prezzi dell’extra vergine sono scesi su livelli che non coprono i costi di produzione, mentre le giacenze rimangono elevate e immobilizzano capitale nei depositi.
Sul piano normativo, l’applicazione delle recenti indicazioni ministeriali in materia di miscelazione e gestione dei lotti richiede una puntuale attività di aggiornamento dei registri e di riclassificazione del prodotto in cisterna. Un adempimento fondamentale per la garanzia della trasparenza e della qualità, che comporta tuttavia un impegno gestionale rigoroso per le strutture di stoccaggio alla vigilia della nuova campagna.
Sul piano operativo, i frantoi devono affrontare costi crescenti di logistica, energia e movimentazione, mentre la nuova campagna si avvicina e settembre sarà decisivo per capire quantità e qualità della produzione.

La combinazione di questi tre livelli, economico, normativo e gestionale, crea una pressione simultanea che nessun anello della filiera può assorbire da solo.

Le quotazioni all’ingrosso dell’extra vergine si muovono tra 4 e 6 euro al chilo nei principali areali italiani, mentre in Spagna l’EVOO viaggia intorno ai 3,48 euro.

È un livello che non copre i costi di produzione e che non favorisce lo smaltimento delle scorte.
Le giacenze registrate nei 19.500 registri telematici dell’ICQRF restano consistenti, al 31 luglio 2026 l’extra vergine detenuto in Italia ammonta a 185.373 tonnellate, di cui 108.299 tonnellate di prodotto nazionale.

A complicare il quadro è la forte polarizzazione geografica delle scorte, oltre l’80% dell’extra vergine italiano stoccato sfuso si concentra tra Puglia e Calabria (circa 80.000 tonnellate).

La lentezza dei flussi commerciali nelle aree a maggiore vocazione produttiva crea un effetto imbuto sull’intera filiera nazionale, rendendo urgente un coordinamento straordinario tra livello centrale e territori per monitorare l’evoluzione del mercato prima dell’avvio delle raccolte.

Nonostante un calo del 10% rispetto a giugno, la quantità di olio italiano in deposito è superiore del 46% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il prodotto estero, invece, si muove più rapidamente. Le giacenze comunitarie e non comunitarie risultano più leggere e sono assorbite dal mercato con maggiore facilità rispetto al prodotto italiano.
È qui che si vede la vera asimmetria della crisi: l’olio estero si muove mentre l’olio italiano fatica.

In questo contesto, con una campagna 2026/27 ancora tutta da definire e un mese di settembre che sarà decisivo per capire quantità e qualità della produzione, molti produttori stanno comunque alleggerendo le giacenze per ridurre l’esposizione economica. L’industria, dal canto suo, approfitta dei prezzi bassi per rifornire le cisterne, ma gli scambi restano lenti.

La saturazione dei depositi e la mancanza di liquidità impediscono ai frantoi di programmare con serenità l’imminente ritiro delle olive.

È il nodo più critico della filiera: senza capitale circolante, la trasformazione rischia di rallentare proprio nel momento in cui la nuova produzione sta per arrivare.

Sul fronte regolatorio, la circolare MASAF del 23 luglio ha aggiunto un ulteriore elemento operativo: il prodotto già confezionato può essere venduto fino a esaurimento scorte, ma tutto ciò che è in cisterna deve essere riclassificato come “olio di oliva vergine” prima di qualsiasi movimentazione. È una prescrizione che impone alle aziende una gestione rigorosa dei lotti, un aggiornamento tempestivo del registro telematico e una separazione netta delle categorie commerciali. Non è un dettaglio, in una fase di mercato già complessa, la conformità normativa diventa un ulteriore fattore di pressione.

Intanto, il Piano olivicolo nazionale attende ancora il finanziamento da 300 milioni previsto dal disegno di legge Coltiva Italia, fermo in Parlamento.

È in questo scenario che le associazioni dei frantoi hanno chiesto misure urgenti, non come semplice elenco di interventi, ma come condizioni per evitare un blocco operativo; tra le misure più urgenti vi è la moratoria bancaria. Non si tratta di una sospensione generica delle rate, ma della misura definita nel Tavolo Olio del 14 luglio, una garanzia pubblica per dilazionare le esposizioni bancarie legate agli anticipi riconosciuti ai produttori e agli acquisti di olio italiano, affiancata da un sostegno temporaneo ai costi di stoccaggio degli oli tracciati.

Senza questo ombrello finanziario, gli istituti di credito non avrebbero margini per concedere la dilazione, mentre i frantoi non avrebbero liquidità sufficiente per ritirare le olive della nuova campagna. È la condizione minima per evitare un blocco dei ritiri e garantire la continuità operativa della filiera.

In parallelo, la bolla elettronica per lo sfuso, richiesta da tempo, rappresenta la svolta più significativa: tracciabilità immediata, incrocio automatico con i registri telematici e maggiore trasparenza nei flussi di olio.

Infine, un sistema di stoccaggio doganale dedicato per l’olio importato consentirebbe verifiche più accurate sulla qualità e sull’origine, evitando che il prodotto estero entri nel mercato italiano senza un controllo adeguato.

Sono misure che non puntano a sostenere il reddito, ma a garantire la continuità operativa della filiera, senza liquidità e senza strumenti di controllo adeguati, la campagna rischia di aprirsi con frantoi in difficoltà nel ritiro delle olive e olivicoltori privi di sbocco commerciale.

Le prossime settimane diranno se la campagna 2026/27 sarà ricordata come una delle più complesse degli ultimi anni. Proprio al riguardo, nella seduta della Commissione Politiche Agricole (CPA) dello scorso 18 luglio, l’Assessore della Regione Puglia -Vicecoordinatore della citata Commissione– ha richiamato la situazione di crisi del settore oleicolo, già evidenziata nella seduta del 4 giugno, proponendo di predisporre un documento che evidenzi le possibili azioni e soluzioni nell’imminenza della campagna di raccolta da condividere nella seduta della CPA del prossimo 26 settembre che si terrà a Bari, in occasione della Fiera del Levante.

 

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Tags: giacenze olio, in evidenza, olio di oliva, Olive, prezzi dell'olio

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